TUTTA RESPONSABILITÀ DEL SIGNORE?

Ogni vero credente concorderà sul fatto che la salvezza appartiene al Signore e che è lo Spirito Santo che attira e convince i peccatori. La Bibbia lo ribadisce chiaramente.
Ma, spesso, dietro queste osservazioni si può nascondere il pericolo di scaricare sul Signore le nostre responsabilità, cioè quello che il Signore ha delegato a noi.
Facciamo alcuni esempi basati sulla vita di Paolo, il grande evangelista e apostolo. Quando Paolo si reca ad Atene non espone l’evangelo nel “solito modo”, come faceva nelle sinagoghe ebraiche, lasciando che sia Dio a operare. Al contrario, egli osserva attentamente gli altari della città, conosce bene le filosofie del posto e adegua il suo messaggio al livello religioso e culturale dell’uditorio (Atti 17). Poi, naturalmente, Dio fa la Sua parte toccando i cuori e salvando.
Negli Atti leggiamo che l’apostolo Paolo e Barnaba quando si recarono a Iconio “…parlarono in modo tale che una gran folla di Giudei e di Greci credette” (Atti 14:1).
Quando scrive la lettera ai Romani l’apostolo rivela il principio a cui solitamente si ispira: “…con i Giudei, mi sono fatto giudeo, per guadagnare i Giudei… con quelli che sono senza legge, mi sono fatto come se fossi senza legge… Con i deboli mi sono fatto debole, per guadagnare i deboli; mi sono fatto ogni cosa a tutti, per salvarne ad ogni modo alcuni” (1 Corinzi 9:20-22).
In altre parole Paolo era determinato a fare la sua parte e cercava di farla al meglio delle sue possibilità, anche se sapeva benissimo che “Dio fa crescere!” (1 Cor. 3:7).
Nel primo secolo non esisteva la TV o Internet, ma sono convinto che se Paolo fosse vissuto oggi avrebbe utilizzato anche questi per raggiungere tutto il mondo. Al suo tempo non esistevano atei o agnostici, tutti avevano una fede; oggi sicuramente l’apostolo adatterebbe il suo messaggio anche a questo nuovo genere di uditorio.
Queste banali considerazioni dovrebbero indurre a riflettere molto seriamente tutti coloro che non desiderano essere cristiani di nome ma “sale e luce della terra”.
Poniamoci alcune domande:
- Quando parlo di Gesù lo faccio in maniera chiara, comprensibile e adeguata al linguaggio e ai concetti di chi mi ascolta?
- Quando evangelizzo mi preoccupo di ascoltare chi ho davanti e di capire come la pensa prima di rifilargli tutte le verità che conosco e sempre allo stesso modo?
- Sto usando strumenti adeguati: la lingua o il dialetto, parole adatte, concetti comprensibili, esempi pratici (come le parabole di Gesù) e opuscoli chiari e attraenti?
- Mi vesto in modo adeguato (per esempio non casual con persone anziane o incravattati con adolescenti)?
Potremmo anche allargare il discorso e chiederci:
- Il nostro locale di culto, i cantici, le sedie, le nostre preghiere e testimonianze sono adatti per attirare e far restare con piacere i visitatori?
- Ci preoccupiamo di far sedere i visitatori in posti dove non vengano distratti da bambini o dall’andirivieni dell’uscita e magari vicino a un credente gentile, pronto a porgere l’innario o la Bibbia?
- Ci ricordiamo di mantenere con discrezione i contatti, senza apparire troppo invadenti?
Insomma, sappiamo che Dio non mancherà certo di fare la Sua parte; ma c’è una parte che tu ed io dobbiamo fare, per amore del Signore e delle anime nuove. Facciamola!

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