SPERAVAMO…

“Noi speravamo che il dottore lo guarisse”.

“Speravo di superare l’esame”.

“Speravamo che l’operazione rimuovesse tutto il tumore”.

“Pensavo che il lavoro fosse sicuro”.

Parole grigie di delusione.

Ciò che volevamo non si è verificato.

Ciò che si è verificato non lo volevamo.

Il risultato?

Speranza infranta.

Il fondamento della nostra vita trema.

Arranchiamo verso Emmaus strascicando i nostri sandali nella polvere, chiedendoci che cosa abbiamo mai fatto per meritarci una simile sciagura.

“Ma che razza di Dio può farmi questo?”

Eppure i nostri occhi sono così pieni di lacrime e la nostra prospettiva così limitata che Dio potrebbe essere il nostro compagno di viaggio senza che ce ne rendiamo conto.

Vedi, il problema dei nostri due amici dal cuore gonfio non era la mancanza di fede, ma la mancanza di visione.

Le loro richieste si limitavano a ciò che riuscivano a immaginare: un regno terreno.

Se Dio avesse esaudito la loro preghiera, se avesse coronato la loro speranza, la guerra dei sette giorni sarebbe iniziata duemila anni prima e Gesù avrebbe trascorso i prossimi quarant’anni ad addestrare i suoi apostoli come membri del consiglio.

Devi chiederti se l’atto più misericordioso di Dio non sia il suo rifiuto di esaudire alcune delle nostre preghiere.

Non siamo molto diversi da quei viaggiatori oppressi, vero?

Ci voltiamo nel fango della autocommiserazione proprio all’ombra della croce.

Chiediamo pienamente la sua volontà e poi abbiamo l’audacia di fare il broncio se tutto non va come vogliamo noi.

Se soltanto ricordassimo il corpo celeste che ci attende, la smetteremmo di lamentarci perché non ha guarito il nostro corpo terreno.

Il nostro problema non è tanto che Dio non ci dà quello che speriamo, ma piuttosto che noi non sappiamo qual è la cosa giusta da sperare.

Faresti bene a rileggere questa frase.

La speranza non è ciò che ti aspetti, ma ciò che mai ti sogneresti.

È una favola eccezionale e improbabile con un finale da dammi un pizzicotto, sto sognando!

È Abraamo che regola le sue lenti bifocali in modo da vedere non suo nipote, ma suo figlio.

È Mosè nella terra promessa non con Aronne o Miriam al suo fianco, ma con Elia e il Cristo trasfigurato.

È Zaccaria ammutolito alla vista di sua moglie Elisabetta anziana e incinta.

E sono i due pellegrini diretti a Emmaus che allungano la mano per prendere un pezzo di pane e rendersi conto che le mani che offrono loro il cibo sono forate.

La speranza non è un desiderio o un favore compiuto.

No, è qualcosa di molto più grande.

È un’assurda e imprevedibile dipendenza da Dio che ama sorprenderci per vedere la nostra reazione.

A risentirci la prossima settimana.

 

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