QUANDO È DIO CHE SCEGLIE

Non dimenticherò mai il culto serale alla College Church di Wheaton in cui intervenni come candidato pastore.

Era il 5 agosto del 1979, una giornata calda e afosa.

Avevo predicato nei culti del mattino, che erano stati meravigliosamente tranquilli.

Tutto era andato bene.

Il culto serale, però, fu un’altra storia.

Faceva più caldo che nella mattina e c’era una cappa pesante di umidità, perché stava per scoppiare un temporale.

Seduto presso il pulpito della chiesa, in vecchio stile georgiano, sudavo abbondantemente prima ancora di aver pronunciato una sola parola…

Annunciai il testo e cominciai a predicare, quando dalle finestre aperte vidi il cielo diventare di un pericoloso verde-uragano, poi cominciò a diluviare.

Pioveva tanto forte che dovetti alzare la voce e avvicinarmi al microfono per farmi sentire.

Poi iniziò a tuonare e molti lampi illuminarono il cielo.

Sudavo sempre di più.

Proseguii con calma ad esporre il messaggio, continuando a pensare: “Non ci posso credere… Signore, aiutami!”

Poi ci furono simultaneamente un lampo e un boato, e l’allarme antincendio della chiesa cominciò a suonare.

Dovete sapere che l’allarme antincendio della chiesa non era una delicata campanella, né somigliava a un fastidioso clacson.

Si trattava di una tromba assordante che ricordava molto quella di un autotreno.

La gente rimase senza fiato.

Mia figlia maggiore Holly si alzò in piedi, certa che si fosse scatenato un tornado.

Il pastore che presiedeva si avvicinò al microfono, assicurando i fedeli che non c’era nulla di cui preoccuparsi – l’allarme a ionizzazione era tanto sensibile da suonare in caso di fulmini caduti nelle vicinanze – poi mi ridiede la parola.

Dissi ai fratelli che se avessi mai scritto un libro avrei sicuramente incluso questo episodio e continuai a predicare un sermone intervallato altre ventidue volte dalla tromba, visto che l’allarme continuava a scattare!

Per non parlare dell’arrivo del camion dei pompieri, con tanto di sirena e lampeggianti.

Terminai il messaggio con una preghiera e scesi dalla piattaforma; mi sentivo esausto!

Avevo sudato tanto che perfino le spalle della giacca erano zuppe.

Come se non bastasse, salutai i fedeli coi piedi in ammollo – l’atrio infatti, aveva subito un piccolo allagamento durante il diluvio.

Pensavo sinceramente che fosse la fine del mio rapporto tra me e quella chiesa.

Salutando i fratelli uno per uno continuavo a pensare: Piacere di conoscerti. Peccato che non ci rivedremo più!

Come spesso accade, però, mi sbagliavo.

I fratelli pensarono che, se ero sopravvissuto a quell’evento, potevo affrontare qualsiasi cosa.

“Inoltre – dissero – vogliamo un uomo capace di far scendere il fuoco dal cielo!”

Due settimane dopo mi votarono come pastore della loro chiesa.

Tratto dal libro di ADI-Media “Liberi dalla sindrome del successo”. Per chi non l’avesse letto.

 

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