Invocare l’adempimento della promessa

 

“Poiché tu, o Signore, DIO, sei colui che ha parlato e per la tua benedizione la casa del tuo servo sarà benedetta per sempre!” (2 Samuele 7:29)

 

Questa è una promessa di cui viene invocato l’adempimento, e così rappresenta per noi una duplice istruzione.

Tutto ciò che il Signore dice dovremmo riceverlo come qualcosa di assolutamente certo, e quindi invocarne l’adempimento dinanzi al trono.

Oh, quanto è dolce menzionare ciò che ha detto il nostro Dio!

Quanto è prezioso usare un “poiché”, come suggerisce la promessa e come fa Davide in questo versetto.

Non preghiamo perché dubitiamo, ma proprio perché crediamo.

Pregare senza fede è un fatto disdicevole per dei figlioli di Dio.

No, Signore, non possiamo dubitare di Te: siamo persuasi che ogni Tua parola è un fondamento sicuro a sostegno dell’aspettazione più ardita.

Veniamo a Te e diciamo: “Fa come ha detto”.

Benedici la casa del Tuo servo.

Guarisci i nostri malati salva i nostri cari che ancora esitano; ristora quelli che si sono smarriti; fortifica coloro che vivono nel Tuo timore.

Signore dacci di che mangiare e vestire secondo la Tua Parola.

Fai prosperare le nostre imprese; soprattutto corona di successo nostri sforzi per far conoscere il Tuo Evangelo tra le persone che ci stanno attorno.

Fai dei nostri figlioli i Tuoi figlioli.

La benedizione raggiunga le generazioni future, e finché rimarrà sulla terra qualcuno della nostra progenie, fa che possa rimanere fedele.

O Signore Iddio, “piacciati benedire ora la casa del tuo servo”.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

Il diritto alle cose sante

 

“Ma una persona che il sacerdote avrà comprata coi suoi danari, ne potrà mangiare; così pure colui che gli è nato in casa: questi potranno mangiare del pane di lui” (Levitico 22:11)

 

Gli stranieri, gli ospiti di passaggio e i servitori acquistati dietro il pagamento di una somma non dovevano mangiare le cose sante.

È cosi anche per le cose spirituali.

Ma a due categorie di persone era permesso di partecipare alla tavola sacra, quelli che erano stati comprati col denaro del sacerdote e quelli che erano nati nella sua casa.

Comprati e nati, queste erano le due prerogative imprescindibili per poter accedere alle cose sante.

Comprati: Il nostro grande Sommo Sacerdote ha comprato a prezzo tutti coloro che pongono fiducia in Lui.

Essi sono una Sua proprietà esclusiva – appartengono completamente al Signore.

Vengono ammessi agli stessi Suoi privilegi e “ne potranno mangiare” non tanto per ciò che rappresentano in sé stessi, ma solo in virtù dell’opera compiuta dal loro Signore.

Egli ha un cibo che la gente del mondo non conosce.

“Perché siete di Cristo”, potete condividere il cibo col vostro Signore.

Nati: Questo è un altro requisito essenziale per godere del privilegio di cui stiamo parlando.

Se siamo nati nella casa del Sacerdote prendiamo posto con il resto della famiglia.

La rigenerazione ci fa coeredi e membra dello stesso corpo, e quindi, la pace, la gioia, la gloria che il Padre ha dato a Cristo, Cristo le ha, a Sua volta, partecipate a noi.

La redenzione e la rigenerazione ci hanno provveduto un duplice diritto a questa preziosa promessa divina.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

“Così fecero…”

 

 

GIOSUÈ 6:1-14

 

Il segreto di una vita spirituale vittoriosa risiede nella fede operante in ubbidienza alle richieste del Signore.

Il popolo d’Israele dovette sfilare attorno alla città di Gerico disponendosi secondo le direttive ricevute da Dio: prima in silenzio e poi lanciando alte grida.

Tutto si svolse nel massimo ordine e, almeno apparentemente, nella massima calma, al punto che, leggendo il nostro testo, non sembra quasi di trovarci di fronte ad un cruento fatto d’armi.

Anche noi, per quanto gli ordini ricevuti dal Signore ci possano risultare strani ed incomprensibili, vogliamo mettere da parte i nostri criteri di giudizio ed ubbidire a tutti i comandi del Signore.

Così facendo, sperimenteremo nella nostra vita la gioia e la vittoria, vedendo coronati i nostri desideri.

Disponendo il cuore all’obbedienza, potremo essere certi di rientrare nel numero di coloro che costituiscono la vera Chiesa di Dio.

L’ubbidienza è il solo mezzo per liberarci dal misero stato di isolamento spirituale, che, diversamente, ci condurrebbe ad assumere un atteggiamento inutilmente borioso e tracotante.

Dio ci renda immuni dai condizionamenti esterni, che il Signore ci “corazzi” contro le idee deviate e devianti che imperano nel mondo.

Cristo ci ha reso delle nuove creature e, come tali, agiamo in ubbidienza, con umiltà e Perseveranza.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

Egli mette in rotta il nostro nemico

 

 

“(Il Signore) ha cacciato via il tuo nemico” Sofonia 3:15

 

E’ stata una sconfitta rovinosa!

Satana ha perso il trono nel nostro cuore così come il suo posto nel cielo.

Il Signore Gesù ha distrutto il potere che il nemico aveva su di noi.

Il diavolo può turbarci, ma non può più rivendicare la nostra persona come sua proprietà.

I suoi legami non ci trattengono più: il Figliuolo di Dio ci ha resi liberi, e ora siamo veramente liberi.

Il nemico delle anime nostre è ancora l’accusatore dei credenti; ma il Signore ha vanificato anche questa sua funzione.

Il nostro Avvocato mette a tacere l’accusatore.

Il Signore sgrida i nemici e difende la nostra causa, così che tutte le ingiurie del diavolo non ci possono procurare alcun danno.

Come tentatore, il malvagio continua ad attaccarci e si insinua nella nostra mente; ma viene cacciato via anche da lì poiché anche in questo ambito non ha più alcun primato o supremazia.

Egli si contorce come un serpente, ma non può tiranneggiare come un sovrano.

Quando ne ha l’opportunità suggerisce pensieri blasfemi; ma che sollievo quando gli viene ordinato di tacere ed è costretto a strisciare via come un cane bastonato!

Signore, compi la tua opera nei riguardi di chiunque ora è turbato e stanco del suo abbaiare.

Caccia via il loro nemico, e glorificati ai loro occhi.

Tu lo hai deposto e fatto decadere; Signore allontanalo.

Scaccialo dal mondo!

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

“E farai all’Arca una finestra in alto”

 

GENESI 6:9-22

 

Era un quadro triste quello che si presentava davanti agli occhi di Dio: l’uomo, che Egli aveva creato, si allontanava sempre più da Lui e si accostava inevitabilmente al peccato.

Questa situazione divenne insostenibile al punto da indurre Dio a distruggere ciò che aveva creato; ma, dice la Genesi, Noè trovò grazia dinanzi a Dio e in lui, il Signore, pose la speranza di poter riavere un’umanità che Lo servisse e adorasse.

A lui ordinò di costruire l’arca, simbolo ed evidenza stessa della speranza.

Non tutto era perduto, all’umanità era concessa ancora una via di salvezza.

Quell’arca era simbolo della salvezza che Dio avrebbe provveduto per tutti, donando il Suo unigenito Figliuolo come prezzo di riscatto per il peccato.

In quell’arca Dio fece costruire un’apertura verso l’alto.

Quella finestra rappresentava la speranza di Noè: fu da quell’apertura che uscì il corvo e poi la colomba.

Nell’attesa poteva vedere la luce del sole filtrare e illuminare l’interno dell’imbarcazione.

Era la luce della speranza, e quando la colomba non tornò più, arrivò anche la certezza che la vita poteva ricominciare.

Quella finestra rappresentava la certezza della provvidenza divina: Dio, infatti, nel disporre quell’apertura, anticipava a Noè che Egli sarebbe sicuramente intervenuto per far si che la vita potesse proseguire.

Quella finestra rappresentava la possibilità della salvezza: Dio avrebbe permesso a Noè di rivedere, per mezzo d’essa, la luce del sole.

Una nuova vita stava per iniziare!

Quello che la finestra nell’arca rappresentò per Noè ora, è per noi Cristo Gesù, il Quale, morendo sulla croce, ci ha dato speranza, certezza e salvezza.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

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