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Cristo ha vinto per tutti!

 

Romani 3:9-20

 

L’epistola ai Romani, dal verso 9-20 del cap. 3, tratteggia un quadro desolante, ma veritiero della condizione umana.

E’ difficile, dopo averlo letto senza pregiudizio e con la serenità necessaria, continuare ad avere fiducia nell’uomo.

Il re della creazione di Dio viene posto sul banco degli imputati e processato senza alcun accanimento, ma con il massimo rigore e la competenza che sono proprie della Parola di Dio, che è vivente ed efficace e più affilata di qualunque spada a due tagli, per penetrare nei più intimi recessi dell’animo umano e metterne a nudo le intenzioni e le vere finalità del cuore.

Che dire?

Esclamiamo insieme all’angelo dell’Apocalisse: “Sei giusto tu che sei e che eri, tu, il Santo, per aver così giudicato” (Apocalisse 16:5).

Oh se l’umanità si riconoscesse in questo quadro impietoso ma veritiero, per realizzare quel disprezzo di sé senza il quale non vi può essere un reale pentimento.

Com’è sconfortante scoprire in qualche riposto cantuccio del nostro cuore quella “fiducia in sé” che sempre e in ogni circostanza fa “a meno di Dio” e della Sua grazia.

Non è possibile riposare completamente e fiduciosamente nelle braccia di Dio, se continuiamo ad annaffiare la pianticella dei nostri meriti e delle nostre qualità.

Il Signore ci salva attraverso la disfatta, ci santifica sul terreno della “sfiducia in sé”, e della fede illimitata nella Sua grazia.

L’uomo ha perduto e inevitabilmente perderà sempre la sua battaglia.

Nessuno fa eccezione, perché non v’è alcun giusto, neppure uno.

Solo Cristo ha vinto, per Sé e per gli tutti.

Conviene dunque puntare decisamente lo sguardo su Lui e sulla Sua giustizia per superare con l’aiuto del Figliuolo di Dio il mare delle nostre miserie.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

“…e Tu mi distruggi!”

 

Giobbe 10:1-22

 

Molto spesso, proprio perché non digeriamo la nostra condizione di sofferenza, ci facciamo un’immagine distorta di Dio.

Lo vediamo, in certi momenti, come “un Dio crudele e vendicativo” o, come avvenne per Giobbe, “un Dio ingiusto”.

Questo uomo di Dio è inacerbito dall’atteggiamento moralista dei primi due “amici”, che volevano ricercare ad ogni costo la causa di queste ripetute tragedie.

Le repliche di Giobbe provano la meschinità di ogni uomo quando si prova a gareggiare con la santità di Dio o di mettere in discussione la Sua legittima sovranità.

Giobbe dimentica che Dio è comunque fedele, e arriva a pensare che Egli lo stia portando alla morte ingiustamente.

No, non siamo come utensili da gettare una volta utilizzati!

Non siamo come uno strumento che, quando sta per essere rifinito, viene cestinato per capriccio!

Dio è fedele e l’Opera Sua continua anche nel bel mezzo del crogiolo della prova, per ricrearci “…all’immagine di Dio nella giustizia e nella santità…” (Efesini 4:24).

Fratelli, non scoraggiamoci per le sofferenze.

Se Dio le ha permesse, rimangono comunque sotto il Suo controllo ed Egli le rapporta in ogni caso alle nostre forze (cfr. 1 Corinzi 10:13), e le rende utili in funzione della nostra piena maturità spirituale (cfr. 1 Pietro 1:7).

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

“E voi padri…”

 

Efesini 6:1-9

 

L’ammaestramento cristiano è essenziale nell’educazione dei bambini.

Salomone diceva: “Inculca al fanciullo la condotta che deve tenere, anche quando sarà vecchio non se ne dipartirà”.

Ciò è possibile attraverso l’insegnamento pratico: “Siate miei imitatori, come anch’io lo sono di Cristo”.

Anche l’insegnamento verbale non deve essere trascurato: “Li inculcherai ai tuoi figliuoli, ne parlerai quando te ne starai seduto in casa tua, quando sarai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai”.

Inoltre, la disciplina va esercitata, ma non deve diventare uno sfogo dello stress accumulato durante il giorno: “Non provocate ad ira i vostri figliuoli”, “non irritate i vostri figliuoli, affinché non si scoraggino”.

Nell’educazione è quindi necessario essere determinati: “La follia è legata al cuore del fanciullo, ma la verga della correzione l’allontanerà da lui”.

Il vero amore non disdegna le punizioni: “Chi risparmia la verga odia il suo figliuolo, ma chi l’ama lo corregge per tempo”.

Quasi sempre sgridare non basta: “La verga e la riprensione danno sapienza”.

Le conseguenze di un atteggiamento responsabile da parte dei genitori potranno avere un peso eterno.

“Non risparmiare la correzione al fanciullo, se lo batti con la verga non morrà; lo batterai con la verga, ma libererai l’anima sua dal soggiorno dei morti”.

Per concludere non dovrà mancare il dialogo, bisogna essere pronti a fornire ai nostri figli quelle notizie e istruzioni che altrimenti attingeranno altrove.

Susanna Wesley dedicava una volta la settimana, un’ora ad ognuno dei suoi diciannove figli.

I risultati ce li ha tramandati la storia del Cristianesimo!

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

Un dolce conforto

 

Ebrei 7:1-10

 

In questo passo lo scrittore intende sottolineare la superiorità e l’assoluta perfezione del sacerdozio del Salvatore Gesù, mettendolo a confronto con quello di Melchisedec, re di Salem.

Melchisedec viene menzionato in due brevi passi dell’Antico Testamento: Genesi 14:18, 20; Salmo 110:4.

E’ un personaggio avvolto nel mistero che in qualche modo anticipa il ministerio sacerdotale di Cristo.

Il sacerdozio di Aronne, pur additando quello di Gesù, aveva tuttavia una durata e una funzione circoscritta, era quindi inadatto a prefigurare adeguatamente il ruolo di Cristo.

Ben più appropriata era l’immagine di Melchisedec, re di Salem e sacerdote dell’Iddio Altissimo.

Genesi, che normalmente attribuisce grande importanza alle genealogie, non menziona gli antenati di Melchisedec.

Egli è del tutto solo: non ha predecessori né chi possa proseguire nel suo sacerdozio: è assolutamente unico.

Inoltre, a differenza dei sacerdoti leviti, egli non ha ricevuto la sua investitura sacerdotale da alcuno.

Gesù ha ricevuto il Suo sacerdozio direttamente da Dio Padre e nessun altro è mai stato sacerdote secondo l’ordine di Melchisedec.

Gesù è il nostro unico Sommo Sacerdote: nessuno potrà mai prendere il Suo posto.

È un grande conforto sapere che Colui che ha in mano la nostra vita, Colui che è delegato a fare ciò che noi non potremmo mai fare, è proprio Gesù Cristo, non una debole creatura come tutti noi.

Serbiamo dunque questo dolce conforto anche nei momenti più tristi e bui della nostra vita.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

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