Guardando alla fossa

 

“Eravamo per natura figliuoli d’ira, come gli altri” (Efesini 2:3)

 

È utile per noi ricordare la nostra natura quando ricevemmo la grazia, o, per usare le parole del profeta, “considerate la buca della cava onde foste cavati”.

La Bibbia sapientemente ci ricorda che un tempo eravamo figli d’ira come gli altri, e l’ira di Dio era su di noi.

Eravamo morti nei peccati e incapaci di vivere in funzione di Dio; eravamo lontani dal Signore, estranei e nemici perfino di noi stessi, a causa delle nostre opere malvagie.

Eravamo come tutti gli altri, e non avremmo mai potuto distinguerci da loro.

La grazia di Dio, però, ci raggiunse, per trasportarci dal regno delle tenebre a quello del caro Figliolo di Dio.

Il cambiamento fu dovuto soltanto alla misericordia divina e per sola grazia.

Il passaggio ad una nuova vita fu opera dello Spirito Santo, l’abolizione dell’ira fu tutta opera del Figlio di Dio.

Il ricordo della nostra condizione naturale certamente ci renderà comprensivi verso coloro che sono ancora nella posizione in ci trovavamo noi.

Non siamo chiamati a giudicarli ma, piuttosto, ad amarli e a cercare ogni occasione per annunciare loro l’amore di Dio, l’opera della croce e l’offerta meravigliosa del Vangelo.

Quando vediamo uomini e donne immersi nel loro peccato, ognuno di noi dovrebbe dire a sé stesso: “Là sarei anch’io se non fosse per la grazia del Signore”; allora, invece di ringraziare Dio per non essere come gli altri, cercheremo di portarli al Salvatore attraverso la testimonianza e la preghiera.

Come il ricordo della nostra condizione di un tempo ci manterrà umili e comprensivi verso coloro che sono ancora nel peccato, così il ricordo di quando fummo visitati da Dio per la prima volta risveglierà in noi l’amore per il Signore.

È opportuno non cessare mai di meravigliarci della grazia di Dio che ci ha salvato.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

Esistenza precaria

 

“Egli non triterà la canna rotta e non spegnerà il lucignolo fumante, finché non abbia fatto trionfare la giustizia” (Matteo 12:20)

 

Cosa c’è di più debole di una canna rotta o di un lucignolo fumante?

Una canna cresce nella palude, ma se un’anatra selvatica vi si appoggia, si spezza.

Se il piede di un uomo la urta, si rompe in più parti; anche il vento che soffia sul fiume fa oscillare.

Non si può immaginare niente di più fragile e di più consistente di una canna rotta.

Ora, considera il lucignolo fumante cos’è?

Esso ha ancora una fiammella, è vero, manda un chiarore debolissimo; il respiro di un bambino potrebbe spegnerlo ma, niente ha un’esistenza precaria come la sua fiamma, ridotta al minimo.

Qui vengono descritte cose deboli, eppure Gesù dice che “non triterà la canna rotta, e non spegnerà il lucignolo fumante”.

Alcuni figliuoli di Dio sono resi forti per compiere opere per Lui.

Dio ha, qui e là, i Suoi “Sansoni” che possono abbattere le porte di Gaza e trasportarle in cima alla collina, ha alcuni uomini forti come leoni.

Ma la maggior parte dei Suoi è gente timorosa: se viene la tentazione essi sono come uccelli presi in una rete, se la prova li minaccia sono capaci di svenire; la fragile imbarcazione viene sbattuta da ogni onda, sono trascinati dai flutti come un uccello marino: cose deboli, senza forza, senza saggezza e senza prudenza.

Eppure, deboli come sono, anzi proprio perché sono tali, sono eredi di questa promessa: “Egli non li abbatterà”.

In questo consiste la grazia e la misericordia!

In questo consiste l’amore!

Con quanto affetto e con quanta tenera considerazione si mostra la compassione di Gesù!

Non dobbiamo mai tirarci indietro al Suo tocco, non dobbiamo temere una parola dura da parte Sua.

Anche se potrete giustamente rimproverarci per la nostra debolezza, Egli non lo fa.

Le canne rotte, quali noi siamo, non veniamo calpestate da Lui, e i lucignoli fumanti non saranno spenti.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

La vera natura di Dio

 

“Celebrate l’Eterno degli eserciti, poiché l’Eterno è buono” (Geremia 33:11)

 

L’Eterno è buono: questo è il fatto principale, tutto il resto non è che una conseguenza logica.

Questo è un punto essenziale nella nostra conoscenza di Dio.

Il Salmo 118 che – a quanto risulta, Gesù cantò con i Suoi discepoli nella stanza di sopra, durante la notte precedente il giorno della Sua crocifissione – inizia e termina con quest’affermazione.

Che Dio sia buono è una verità da cantare, soprattutto nei giorni più oscuri, poiché, sebbene la luce del volto di Dio può apparire nascosta per qualche momento, questa prerogativa della Sua natura rimane inalterata: l’Eterno è buono.

Dalla premessa che Dio è buono ne consegue tutta una serie di verità ulteriori, come ci viene ricordato in questo brano.
Per esempio che la Sua misericordia è destinata a durare per sempre, che Egli è il nostro rifugio e la nostra forza, un aiuto sempre pronto nelle difficoltà.

La misericordia di Dio non è altro che la Sua bontà estesa al nostro peccato e al nostro bisogno e, poiché Dio è eterno, la Sua bontà e la Sua benignità dureranno anch’esse per sempre.

Di fatto, il nostro bisogno resta sempre un’occasione per mostrare la Sua amorevole provvidenza.

Se apprendiamo saldamente che “Dio non è altro che buono”, troveremo in Lui un luogo di rifugio e di difesa, qualunque esperienza saremo chiamati a vivere.

Il Signore, del resto, non soltanto ci ama, ma ci conosce, e sa se siamo veramente Suoi.

Egli conosce le nostre vie più di chiunque altro.

Il salmista, nel Salmo 139, dichiara che Dio sa quando ci alziamo e quando ci sediamo, e che comprende da lontano il nostro pensiero.

Nessuno, conoscendo la bontà di Dio, vorrebbe che le cose stessero diversamente.

Se si realizza la bontà divina e la Sua conoscenza, non si può non desiderare di camminare davanti a Lui in santità, per tutti i giorni della propria vita.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

Di gloria in gloria

 

“Noi abbiam contemplata la sua gloria… come quella dell’Unigenito venuto da presso al Padre” (Giovanni 1:14)

 

Le vie di Dio sono sempre in crescendo, vanno cioè da una determinata manifestazione della Sua gloria ad una ancora maggiore.

Questo avviene nella realtà di tutti i giorni anche quando il corso sembra essere mutato.

Se il nostro piano è ostacolato, o se quello mostratoci anni fa sta subendo un cambiamento, è soltanto perché Dio ha stabilito per noi qualcosa di meglio.

Questo, per esempio, fu il caso del tabernacolo di Dio in mezzo agli uomini.

Inizialmente, fu fatto di legno ricoperto d’oro, di lino fino intrecciato, intessuto con colori simbolici.

Questo era figura della dimora di Dio tra il Suo popolo durante la marcia nel deserto, e su di esso si fermava ogni giorno la colonna di nuvola e quella di fuoco durante ogni notte.

In seguito, però, il tabernacolo fu sostituito dal Tempio, con una struttura e un arredo ben più gloriosi.

Quella nuova dimora appariva ben più magnifica, sotto ogni aspetto, rispetto alla precedente.

Ma nella pienezza dei tempi la Parola fu fatta carne, ed ha abitato in mezzo a noi.

“Ma è egli proprio vero che Dio abiti cogli uomini sulla terra?”, chiese Salomone.

Sì, questo è ciò che Cristo ha fatto incarnandosi ed abitando in mezzo agli uomini, vivendo a Nazaret i primi anni della Sua vita, senza che gli uomini conoscessero ancora la Sua natura divina.

Il tabernacolo, il tempio sono passati, Dio si è rivelato agli uomini in modo perfetto e completo grazie alla salvezza provveduta da Cristo ed Egli è venuto ad abitare non in templi fatti da mano d’uomo, ma in cuori di carne, tutti quei cuori che Lo hanno accettato come proprio Salvatore.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

Seguire Gesù

 

“Il quale per la gioia che gli era posta dinanzi sopportò la croce” (Ebrei 12:2)

 

Se qualcuno vuole essere un discepolo di Cristo deve seguirlo fedelmente.

Ciò significa che fin dal principio siamo chiamati a una vita svolta in armonia con il cielo, e non con la terra.

I nostri modelli e giudizi devono essere quelli di Dio, non quelli umani; in questo modo la nostra testimonianza sincera sarà una condanna del mondo presente che è destinato a passare.

Gli uomini ci disprezzeranno, come disprezzarono Lui, perché siamo mossi da principi che hanno il loro fondamento in un altro mondo.

Tutto questo significa perdere alcuni dei vantaggi e dei privilegi apparenti, di questa vita.

Materialmente potrebbe incidere sul nostro reddito o sulle nostre possibilità di fare carriera.

Le nostre prospettive future negli affari o nella professione potrebbero essere ridimensionate; ma il discepolo è appagato dal fatto di essere come il Maestro, e nel compiere la volontà di Dio troverà la pace.

Ci saranno tempi di solitudine e di incomprensione; Gesù Cristo, nostro Signore, conobbe questi momenti più di noi, e così accadde pure all’apostolo Paolo, ma una vita consacrata a Dio rappresenta un privilegio di gran lunga maggiore.

Allora, manteniamo chiaro davanti a noi l’obiettivo ultimo, e avanziamo spediti nel cammino.

Il cielo – con tutta la sua gioia inenarrabile e con i premi preparati dal Signore – è la meta che ci sta di fronte.

Nel frattempo il Signore sarà al nostro fianco e ci fortificherà.

Se arriviamo a perdere la compagnia degli altri, la Sua avrà per noi un significato ben più grande.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

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