Una conclusione inevitabile

 

1 Cronache 10:1-14

 

Forse in quegli ultimi momenti, allorché si ritrova ferito e morente dinanzi ad un nemico reso ancora più baldanzoso dall’esito vittorioso della battaglia, Saul avrà ripensato, sia pure per un istante, ad un fatto e ad una scena completamente diversa a cui egli dovette assistere molti anni prima: uno stuolo di fanciulle ebree esultanti per una sua vittoria sui Filistei, al canto di: “Saul ha ucciso i suoi mille e Davide i suoi diecimila”.

Chi potrebbe dire se il suo declino spirituale non abbia avuto inizio proprio da questo episodio?

Di certo la Parola di Dio ci fa sapere che da quel momento Saul si ingelosì di Davide e il giorno seguente un cattivo spirito si impossessò di lui.

Poiché, se è vero che Saul commise molti errori tra cui quello di non aver consultato il Signore ma evocato uno spirito ; è vero altresì che egli ebbe la predisposizione a credere che l’ostacolo unico alla sua felicità fosse l’affermazione di Davide, mentre il vero nemico risiedeva nel suo stesso cuore ed era costituito dalla sua vanità ed orgoglio.

“Una simile via conduce inevitabilmente alla rovina”.

Tra le molte lezioni che possiamo apprendere dalla vita di Saul, c’è indubbiamente anche questa: successo, prestigio, ricchezze e tutto ciò che il mondo può offrire non sono sufficienti ad assicurarci la pace e la gioia a cui l’anima nostra aspira.

“Poiché è dal cuore (dice Gesù) che procedono pensieri malvagi, omicidi, adulteri, fornicazioni, furti, false testimonianze, diffamazione” .

Invidia, vanagloria, infedeltà sono opere della carne e del diavolo.

Perciò qui come altrove la Bibbia avverte che la chiave della felicità e del successo è nelle nostre stesse mani.

Ecco perché l’ultimo messaggio di Samuele a Saul fu: “Tu hai agito da stolto, non osservando il comandamento che l’Eterno, il tuo Dio, ti aveva dato…, così anche l’Eterno si è scelto un uomo secondo il Suo cuore e l’ha destinato ad essere principe del Suo popolo (in vece tua)”.

O Signore, dacci quindi, un cuore simile a quello di Davide!

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

Scopi della preghiera

 

Colossesi 4:2-6

 

Il nostro testo esprime alcuni principi basilari della preghiera.

Il termine qui usato consente una definizione di ciò che rappresenta la preghiera: essa è biblicamente l’espressione di un desiderio rivolto a Dio.

Ma per diventare realmente tale, deve prima di tutto essere accompagnata dalla caratteristica della perseveranza, cioè da quella costanza protratta nel tempo che non viene meno di fronte alle evidenze contrarie.

Inoltre deve avere la caratteristica della vigilanza.

La preghiera andrà perciò elevata con diligenza e scrupolosa attenzione, non con parole belle e ricercate, ma del tutto vuote.

Dovrà risultare quindi l’espressione di un cuore che si apre interamente nell’intimità con Dio.

Abbiamo infine la caratteristica del rendimento di grazie, il sentimento della gratitudine, simile a quello di Gesù che rivolto al Padre, prima ancora di vedere la resurrezione di Lazzaro, affermò: “Padre, ti ringrazio perché tu sempre mi esaudisci”.

Il nostro testo elenca anche gli scopi della preghiera d’intercessione di Gesù:

  1. Affinché i ministri dell’Evangelo vengano incoraggiati;
  2. Affinché Iddio apra una porta per la Parola;
  3. Affinché il Signore dia ai Suoi servitori autorità per annunciare tutto il consiglio di Dio.

Signore insegnaci a pregare!

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

Donne sole

 

Timoteo 5:9-16

 

La chiesa dell’era apostolica aveva istituito un servizio sociale per la cura delle vedove prive di famiglia.

Erano vedove speciali, che meritavano tutto il rispetto della comunità cristiana, essendosi distinte per le loro opere al servizio di Cristo e dei credenti.

Le vedove anziane e di provata fedeltà meritavano in ogni caso cura e rispetto, appartenendo a quel nucleo di credenti che componevano la generazione precedente.

Le donne sole e le vedove di età inferiore ai sessant’anni, dovevano nella chiesa dell’era apostolica sostenersi da sole.

È importante considerare i problemi che devono affrontare le giovani vedove e tutte le donne sole.

Per loro c’è il desiderio, o forse la tentazione, di sposarsi anche contro la volontà di Dio con L’obiettivo di ottenere un compagno.

C’è il pericolo di rimanere oziose e di attardarsi troppo su argomenti dei quali non si dovrebbe fare cenno.

C’è il problema dell’insicurezza e della solitudine che provocano una visione distorta della realtà e inducono spesso a cattivi pensieri verso gli altri.

Tutte queste cose possono ferire profondamente una comunità cristiana.

Spesso il male nasce proprio “parlando di cose delle quali non si deve parlare”.

Quale può essere a questo punto la soluzione?

Le nostre sorelle siano attive nel lavoro del Signore.

C’è molto da fare; quando una sorella giovane onora gli altri con buone opere, lei stessa sarà onorata nella sua vecchiaia.

Nella chiesa del Signore c’è posto per tutti in ubbidienza al ruolo stabilito da Dio e ai doni che Egli elargisce.

Anche le donne sole, vecchie o giovani che siano, devono iniziare, prima di tutto, col riconoscere il proprio posto!

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

La preghiera, un mezzo efficace

 

Giacomo 5:13-20

 

Gli argomenti che l’apostolo Giacomo elenca in questi versi difficilmente possono essere esaminati in uno spazio così ridotto.

Egli esorta i credenti di tutti i tempi a pregare; proprio per mezzo di essa, tutti coloro che si accostano a Dio possono ricevere risposta alle loro richieste.

Nei versi 13-14 sono elencate le varie condizioni di bisogno nelle quali i figli di Dio possono venirsi a trovare nel corso della loro vita, e per ognuna di queste c’è una promessa di esaudimento.

Per quanto riguarda le sofferenze, di qualunque natura siano (fisiche, morali o spirituali) la Parola di Dio viene a noi con il balsamo adatto che ci ristora pienamente.

L’apostolo Paolo, attraverso le sue epistole, ci insegna, tramite una vita vissuta con Colui che lo aveva chiamato dalle tenebre alla Sua meravigliosa luce, quante cose seppe accettare per la gloria del Suo santo nome (cfr. Atti 9:16).

C’è un particolare nel verso 14 che in questi ultimi tempi sembra essere venuto meno; spesso infatti si tralascia di ricorrere all’unzione per gli infermi.

E’ vero che non è l’olio che sana la malattia, ma è altrettanto vero che il Signore richiede da tutti totale ubbidienza alla Sua Parola, infatti è la preghiera della fede che salva il malato.

Il verso 16, così spesso discusso e distorto, ci esorta semplicemente a confessare i falli per prosperare ed ottenere misericordia da Dio (cfr. Proverbi 28:13; Salmo 32:3).

Ai versi 17-18 l’apostolo Giacomo ricorda il profeta Elia che pregò ardentemente e gli fu concesso ciò che aveva chiesto.

Si dice che Giacomo trascorresse molte ore del giorno in preghiera e quindi sapeva per esperienza che pregando ardentemente si riceve la risposta dal Signore.

Gli ultimi due versi di questa epistola sono un vero patrimonio da custodire con assoluto riguardo.

L’apostolo conclude rivolgendo a tutta la fratellanza, senza escludere nessuno, un appello accorato.

Che il Signore ci dia grazia di raccogliere questo pressante invito così come ci viene rivolto.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

La creatura non riconosce il suo creatore

 

Salmo 114

 

L’uomo materialista di oggi, proprio come quello di ieri chiede provocatoriamente: “Dov’è il Signore?”

Sembra che il progresso contribuisca a far sì che la creatura si allontani sempre più dal suo Creatore.

Dio nel creare l’uomo lo formò “…dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici un alito vitale, e l’uomo divenne un’anima vivente” (Genesi 2:7).

L’uomo generalmente non riconosce di essere opera delle mani di Dio, quindi non si studia di ricercarLo e si abbandona alle passioni che lo trascinano sempre più in basso, conducendolo inevitabilmente alla perdizione.

“Trema, o terra, alla presenza del Signore…” (v. 7).

Dov’è il Signore?

Egli è presente in mezzo alla comunità dei santi.

Ma chi sono i santi?

Sono coloro che hanno accettato il sacrificio sancito col sangue del Suo Figliuolo.

Cristo è presente dove due o tre sono radunati nel Suo nome.

E’ presente ovunque, in quanto è Spirito e Verità.

Egli non abita in templi costruiti dalla mano degli uomini, ma vuole fissare la Sua dimora nel cuore stesso dell’uomo in virtù della fede.

Possa il nostro cuore aprirsi e ricevere Cristo come Salvatore.

Gesù disse: “Chi crede nel Figliuolo ha vita eterna; ma chi rifiuta di credere al Figliuolo non vedrà la vita, ma l’ira di Dio resta sopra lui” (Giovanni 3:36).

Vogliamo possedere vita eterna, pace, gioia e consolazione?

Accettiamo Gesù con tutto il nostro cuore!

Possano queste poche parole indurci a cercare il Signore mentre Lo si può trovare.

Ma per poterlo trovare è posta una condizione: dobbiamo, arrenderci nelle Sue mani e riconoscerLo come nostro unico e personale Salvatore.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

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