Vivere con Gesù

 

“Così anche voi fate conto d’esser morti al peccato, ma viventi a Dio” (Romani 6:11)

 

Viventi a Dio!

Queste tre parole racchiudono un tesoro di gloria.

Un tempo eravamo morti nel peccato, estranei alla vita di Dio, incapaci di portare frutto nella nostra vita, se non quello del peccato e della morte.

Ma ora, per la grazia di Dio, tutto è cambiato, noi che eravamo morti siamo viventi, viventi per il Signore.

Un simile miracolo di rigenerazione è opera di Dio, che ha mandato il Suo Figliolo, il Quale ha donato la propria vita per noi.

L’Evangelo ci ha rivelato quest’opera di grazia che noi abbiamo ricevuto come ineffabile dono divino.

Così ebbe inizio la nostra vita cristiana, ma la sua continuazione e il suo sviluppo dipendono dalla nostra capacità di riporre fiducia su questa realtà divina.

Siamo passati dalla morte alla vita, siamo stati crocifissi con Cristo, e ora viviamo secondo Dio.

In questo modo la vita si può svolgere in maniera completamente diversa da quella che sarebbe se avessimo fatto una scelta diversa.

Non dobbiamo più vivere per noi stessi, ma apparteniamo al Signore, siamo chiamati a vivere per la Sua gloria e a occuparci soprattutto dei Suoi interessi.

Siamo tenuti a cercare le cose del cielo e dell’eternità, anziché quelle della terra e del tempo, volte a soddisfare i nostri sensi.

La nostra dev’essere una vita in una dimensione diversa, che si poggia su un fondamento completamente diverso rispetto a quello di chi non conosce il Signore.

Siamo insensibili di fronte a morte cose che il mondo considera preziose, viviamo per le cose che esso tende a disprezzare.

L”incontro sportivo è stato sostituito dalla riunione di preghiera, il ballo dalla testimonianza pubblica; come tutto sembra così strano!

La spiegazione è che con Cristo siamo morti e risorti, e la nostra vita dev’essere completamente rivoluzionata.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

Sul monte con Gesù

 
“Poi Gesù salì sul monte e chiamò a sé quelli che egli volle, ed essi andarono da lui”. Marco 3:13

 

Questa è sovranità!

Quanti sono impazienti possono irritarsi e agitarsi perché non sono stati chiamati a ricoprire le posizioni più alte nel ministerio, ma, lettore, tu puoi rallegrarti, perché Gesù chiama chi Egli vuole.

Se mi permettesse di essere il portinaio della sua casa, io felicemente Lo benedirei per avermi concesso la grazia di fare qualcosa al suo servizio.

La chiamata dei servi di Cristo viene dall’alto.

Gesù sta sul monte, al di sopra del mondo, nella sua santità, nel fervore, nell’amore e nella potenza.

Coloro che Egli chiama devono andare a Lui sul monte, devono cercare di raggiungere il Suo livello vivendo in costante comunione con Lui.

Non devono scalare il monte degli onori a cui tutti mirano, od ottenere un alto grado di istruzione, ma devono, come Mosè, salire sul monte di Dio e avere una relazione personale con l’Iddio invisibile, altrimenti non saranno mai adatti a proclamare l’Evangelo della pace.

Gesù si appartava per godere un’intima comunione con il padre, e noi dobbiamo gustare la stessa divina compagnia se vogliamo essere di benedizione per i nostri fratelli.

Non ci meraviglia il fatto che gli apostoli furono rivestiti di potenza quando scesero dal monte dove stava Gesù.

Questa mattina dobbiamo cercare di salire al monte della comunione, al fine di essere consacrati in vista del lavoro quotidiano per cui siamo stati scelti.

Oggi non dobbiamo guardare il volto dell’uomo, prima di aver visto quello di Gesù.

Il tempo trascorso con Lui porta con sé un frutto benedetto.

Anche noi potremo cacciare i demoni e operare meraviglie se andremo nel mondo rivestiti di quell’energia divina che soltanto Cristo sa infondere.

È inutile. scendere in battaglia per il Signore senza possedere le armi celesti.

Noi dobbiamo guardare Gesù, questo è l’essenziale.

Dobbiamo soffermarci al trono della grazia, fino a quando Egli si manifesterà a noi, come non fa con il mondo, e fino a quando potremo dire in verità: “Siamo stati con Lui sul monte santo”.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

Un’adorazione devota

 

“Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome”. Matteo 6:9

 

Questa preghiera inizia nel modo consono a tutte le vere preghiere, ossia con lo spirito di adozione: “Padre nostro”.

Una preghiera non è accettabile fino a quando non possiamo dire: ‘Mi leverò e andrò dal Padre mio”.

Lo spirito filiale percepisce subito la grandezza del Padre “in cielo”, innalzandosi in adorazione devota: “Sia santificato il Tuo nome”.

Il bambino balbetta: “Abba, Padre”, e questa lode diventa quella del cherubino che dice: “Santo, Santo, Santo”.

Soltanto un passo separa l’adorazione estetica dal fervente spirito missionario, il quale non è che lo sviluppo dell’amore filiale e dell’adorazione devota: “Venga il Tuo regno, sia fatta la Tua volontà in terra come è fatta in cielo”.

Segue quindi l’espressione di dipendenza da Dio: “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”.

Sperimentando una maggiore illuminazione da parte dello Spirito Santo, il credente scopre di essere non soltanto dipendente, ma anche peccatore: da qui la richiesta di misericordia: “Perdona i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori”, ed essendo stato perdonato, essendogli stata imputata la giustizia di Cristo, e riconoscendo di essere stato accettato in Dio, egli umilmente supplica di avere una santa perseveranza.

“Non ci esporre alla tentazione”.

L’uomo che è davvero perdonato, è desideroso di non commettere più il male.

Il fatto di essere stato giustificato suscita in lui un maggior desiderio di santificazione.

“Rimettici i nostri debiti”: questa è la giustificazione.

“Non ci esporre alla tentazione, ma liberaci dal male”: questa è la santificazione nella sua forma positiva e negativa.

Come risultato di tutto questo, segue una trionfante attribuzione di lode.

“Tuo è il Regno, la potenza e la gloria in sempiterno. Amen”.

Noi ci rallegriamo che il nostro Re regni nella Sua provvidenza, così come regnerà nella Sua grazia, fino agli estremi limiti della terra, e il Suo dominio non avrà mai fine.

Questo breve modello di preghiera, prendendo le mosse da un sentimento d’adozione, ci eleva fino a una sublime comunione con il nostro sovrano Signore.

O Dio nostro, insegnaci a pregare.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

Sapienza e bontà

 

 

“Mirate le cose grandi ch’egli ha fatte per voi!” 1 Samuele 12:24

 

L’effetto del peccato sulla nostra memoria c’induce a ricordare facilmente i fallimenti e le sofferenze del passato e a dimenticare le grazie che pure abbiamo appena ricevuto.

Con il versetto di oggi siamo esortati a fermarci e riflettere, ricordando ciò che Dio ha fatto per noi.

Se consideriamo le benedizioni del passato, certamente le scopriremo grandi e innumerevoli, ed esse saranno la prova della cura personale che Dio ha per ognuno di noi, poiché, è scritto: “Egli le ha fatte per voi”.

Le esperienze trascorse devono essere anche interpretate correttamente, se vogliamo trarre da esse una benedizione completa.

Esse furono pianificate per provarci e per rivelare la nostra reale condizione spirituale.

Forse siamo stati umiliati da quelle grazie immeritate, oppure corretti dalla Sua disciplina.

Possiamo confidare nel fatto che l’infinito amore divino e la sapienza eterna stanno operando per noi.

Il modo in cui il Signore tratta i Suoi figli è comunque all’insegna della giustizia.

Possiamo essere certi che è stato e sarà sempre positivo essere corretti da Lui, perché potessimo apprendere la strada migliore, altrimenti avremmo continuato ad imboccare vie senza uscita.

Tre fatti umilianti e incoraggianti, al tempo stesso, ci fanno prostrare dinanzi a Dio e c’inducono all’adorazione.

Innanzitutto, siamo stati trattati con misericordia e non in modo spietato.

In secondo luogo, in tutti gli interventi di Dio, sappiamo che la Sua clemenza è ai di sopra d’ogni logica terrena e si rivela oltremodo sapiente.

Infine, Egli non dimentica mai la nostra fragilità e non carica sulle nostre spalle pesi che non siamo in grado di portare.

Egli non si aspetta da noi ciò che siamo incapaci di realizzare.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

Saper abbondare

 

 

“So vivere nella povertà e anche nell’abbondanza; in tutto e per tutto ho imparato a essere saziato e ad aver fame; a essere nell’abbondanza e nell’indigenza” Filippesi 4:12

 

Molti sanno “com’essere abbassati”, ma non hanno imparato ad “abbondare”.

Quando sono posti sulla cima di un pinnacolo hanno le vertigini e corrono il rischio di cadere.

Il credente disonora la propria professione di fede più nella prosperità che nell’avversità.

Per il cristiano, il crogiuolo dell’avversità è una prova meno difficile da superare rispetto all’opera di affinamento che deve svolgersi nella prosperità.

Quale povertà d’animo e trascuratezza delle cose spirituali sovente fa da contrasto all’abbondanza divina!

L’apostolo ci ricorda che egli sapeva come abbondare.

Quando egli possedeva molto sapeva come amministrarlo.

La grazia abbondante gli permise di sostenere la prosperità abbondante.

Quando aveva la vela spiegata, caricò anche diversa zavorra, e così navigò al sicuro.

Occorre qualcosa di più della sola abilità umana per portare con mano stabile la coppa colma di gioia mortale, eppure Paolo aveva acquisito questa virtù, perché afferma: “In tutte le cose sono stato ammaestrato sia ad essere nell’abbondanza sia nella penuria”.

È una lezione divina poter imparare come abbondare, perché gli Israeliti furono un tempo nell’abbondanza, ma quando la carne era ancora nelle loro bocche l’ira dell’Eterno si abbatté sul popolo.

Molti hanno chiesto grazie per soddisfare desideri personali.

L’abbondanza ha spesso portato allo spargimento di sangue, e alla dissolutezza di spirito.

Quando riceviamo molto dalla provvidenza di Dio, spesso accade che possediamo poco della grazia del Signore, ed anche poca gratitudine per l’abbondanza ricevuta.

Siamo nella prosperità, e dimentichiamo Dio; siamo soddisfatti con le cose terrene, e ci sentiamo contenti di poter fare a meno del cielo.

Stai pur certo che è più difficile sostenere l’abbondanza della povertà, poiché la natura umana tende inevitabilmente all’orgoglio e a dimenticare Dio.

Nelle tue preghiere chiedi al Signore d’insegnarti a “come saper vivere nell’abbondanza.

Dio ci benedica.

A risentirci alla prossima settimana.

 

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