LETTERA A UN’ANIMA “AMAREGGIATA”

“Lei aveva l’anima piena di amarezza e pregò il Signore piangendo dirottamente” (1Samuele 1)

“Carissimo/a, ho saputo della tua triste e difficile esperienza che ti ha portato tanta amarezza. Anche se non conosco la causa del tuo travaglio, questa mattina ho pensato a te e mi sento in dovere di aiutarti, con la mia testimonianza:

Ho vissuto in un’epoca molto triste (il tempo dei Giudici) dove il fallimento era ovunque.

L’anarchia regnava nella società (non c’era re, e ognuno faceva quello che gli pareva meglio), la religione era corrotta (il sacerdote Eli era un debole, i suoi figli immorali), la mia stessa famiglia era compromessa (mio marito, Elcana, pur amandomi, aveva sposato un’altra donna per avere dei figli).

Dimenticavo di dirti che io ero sterile e la mia rivale non faceva che umiliarmi.

Ero molto amareggiata, travagliata, infelice.

Proprio per questa ragione, e soprattutto perché il Signore mi ha liberato, sento il bisogno di dirti tre cose:

Prima di tutto voglio dirti che nessuno (nemmeno io) ha il diritto di giudicarti.

Hai ragione a sentirti amareggiata se la tua vita non è come la desideri e i tuoi sogni sono sempre frustrati, se chi ha il dovere di aiutarti non lo fa e se chi ti ama, pur provandoci, non riesce a darti sollievo.

In fin dei conti ciò che ti fa soffrire di più è che nessuno ti capisce.

In secondo luogo, ho il dovere di dirti che l’amarezza è molto pericolosa.

Devi sapere che, stranamente, i momenti peggiori erano quelli dell’adorazione.

Rifiutavo la mia porzione di sacrificio (in effetto, rifiutavo Cristo) e trascinavo tutta la mia famiglia nella tristezza.

Ogni occasione di festa si tramutava in dolore, la comunione in divisione, l’adorazione e la benedizione in maledizione.

Stavo riempiendo la mia vita di lacrime ed ero tremendamente sola.

Infine, ho la gioia di dirti che la tua amarezza può essere guarita.

Sia benedetto il giorno in cui mi recai, da sola, alla presenza del Signore: fu là che pregai dirottamente aprendoGli il mio cuore, arrendendomi e affidando a Lui il mio sogno di avere un figlio.

Dio divenne la cosa più importante.

Non più l’amore di mio marito, la contesa con la mia rivale e nemmeno il desiderio di maternità: avevo affidato tutto a Lui!

Qualcuno mi ha detto che al mio ritorno ero diversa, il mio aspetto non era più quello di prima.

Avevo una strana fame (mangiai la mia porzione di sacrificio, Cristo era diventato la mia soddisfazione) e nulla fu come prima.

La situazione sociale non cambiò, quella familiare era sempre la stessa, ma io ero cambiata.

Passò del tempo, ma ebbi il mio Samuele (che significa esaudimento) e quel figlio lo donai al Signore, che lo ha usato per la Sua gloria.

Carissimo/a, ho saputo che nel frattempo le cose sono cambiate parecchio.

Voi avete un Re magnifico e un Sommo Sacerdote meraviglioso e ho saputo con certezza che, chiunque crede in Lui, ha il diritto di essere membro della famiglia di Dio: è Gesù Cristo!

Se io ho avuto il mio esaudimento, sono certa che anche tu puoi averlo.

Ti prego, non restare nella tua amarezza, non annegare nelle tue lacrime… rivolgiti a Gesù Cristo sapendo questo: Egli… asciugherà le lacrime da ogni viso, toglierà via da tutta la terra la vergogna … perché il Signore ha parlato.

Ti scongiuro nel Suo Nome prezioso, lasciati addolcire da Lui, oggi!”

Con affetto, Anna (la mamma di Samuele)

 

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