LA CHIESA CLANDESTINA

 

Alla fine del 1964, una domenica mattina, il Dottor Silvio K., finalmente liberato da un campo di lavoro dov’era stato rinchiuso perché cristiano, entra per la prima volta dopo circa 14 anni nella sua chiesa di Bratislava.

Non crede ai suoi occhi: la chiesa che prima del suo arresto nel 1951 era piena di fedeli, è quasi vuota.

Tra qualche anziano e invalido, vede solo due persone al di sotto dei 35-40 anni.

Egli dice tra sé: “La mia chiesa sta per morire”, e piange.

Domenica dopo domenica, trova la stessa situazione nelle altre chiese.

I giovani, in particolare, sono scomparsi, mentre almeno i tre quarti di loro erano praticanti al momento del suo arresto.

Silvio si chiede: “A che sono servite le mie predicazioni e tutti quegli anni di sofferenze nei campi di lavoro?”

Ma non si ferma lì.

Affida a Dio i dolori del passato e la sua pena presente per la causa dell’Evangelo, e prega per tutti i giovani che non vanno più nelle chiese.

Dio risponde: Valdo J., anch’egli da poco liberato dal carcere, si unisce a lui per pregare il Signore di illuminarli su cosa fare.

La riposta è semplice: poiché i giovani hanno lasciato le chiese, bisogna andare a cercali là dove si trovano, nelle scuole o nelle università.

A questo punto incomincia uno degli episodi più commoventi della chiesa “clandestina” nei paesi dell’Est.

Silvio K. e Valdo J., un tempo prigionieri per la loro fede, cominciarono nel 1964 a frequentare i locali di ritrovo delle università per parlare del Signore Gesù.

I due uomini tentavano di orientare la conversazione su argomenti religiosi, ma dopo due anni non erano ancora riusciti a trovare un solo giovane che volesse ascoltarli.

Nessuno aveva il coraggio, o la curiosità, di parlare di Dio e di fede.

Eppure i due credenti perseveravano, nonostante la sorveglianza della polizia.

Un giorno, finalmente uno studente si disse disposto a parlare di “religione”, mettendo da parte l’ateismo di cui era imbevuto.

Al sabato, i due credenti andarono con lui in gita sui monti della Slovacchia, pregando Dio di mostrare loro la via da seguire.

Dopo qualche settimana quello studente portò uno, poi due amici.

È così che nacque il primo gruppo…

Quel primo studente non continuò più, ma gli altri rimasero fedeli.

Quando il gruppo superò la dozzina di partecipanti, prudentemente se ne creò un secondo.

Col trascorre dei mesi, degli anni, i gruppi si moltiplicarono.

Poi s’incominciò a lavorare fra i liceali, i bambini, le famiglie, i disabili, gli emarginati…

Non c’era una pianificazione, ma tutti i gruppi derivavano dall’impegno individuale, di una sola persona, che aveva lavorato con preghiera.

Cristo sostiene anche oggi la Sua chiesa perseguitata in molti Paesi del mondo.

La nutre e la cura teneramente, come scrive Paolo in Efesini 5:29.

A risentirci la prossima settimana.

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