Il Pastore

LA SUA VITA

Domenico (meglio conosciuto come Mimmo), figlio di un negoziante di elettrodomestici venne alla luce il 25 Luglio 1964. Suo fratello maggiore e successivamente sua sorella, lo precedettero, per cui risultava essere l’ultimo di tre figli ed il più…indesiderato. Sua madre aveva cercato di abortire usando metodi empirici, ma senza successo. Il motivo di questa insana decisione, era da ricercare in una situazione economica familiare molto precaria.

Il parto per grazia di Dio fu portato a termine e venne alla luce un “macrosoma”: 6,250 kg. Arrivato il momento dello svezzamento, il suo pasto prevedeva pane bollito in acqua con foglia di alloro. Ciò testimoniava dell’indigenza familiare.

Con il passare degli anni, la situazione economica migliorò notevolmente, perché suo papà Michele, fu assunto come operaio nelle Ferrovie del Sud Est. Il negozio di elettrodomestici fu chiuso, il paventato fallimento fu evitato e tutti i debiti furono pagati.

Mimmo però viveva uno stato di ribellione interiore che nessuno riusciva a capire e il più delle volte a controllare. La minaccia reale di un collegio non solo non serviva come deterrente, ma induriva ancor più il suo carattere già di per sé spigoloso.

Alle scuole elementari, la maestra notò subito questo bambino, non solo perché era paffuto, ma soprattutto perché iper – attivo. Le minacce, le vergate, le cinghiate del padre non sortivano l’effetto sperato.

Con l’ingresso alle scuole medie inferiori, le cose peggiorarono. La lettura di libri su Che Guevara, alcuni legami con amici appartenenti all’area extraparlamentare di sinistra, avevano scavato un solco nella sua mente.

Alle Scuole Superiori, ci fu una “full immersion” nell’attività politica. I volantinaggi, i ciclostili, la musica “ribelle” la facevano da padrona e con essa l’iniziazione alle droghe leggere e a volte l’alcool. L’Eschimo, a quel tempo simbolo di protesta, i capelli lunghi, il “paciuli” (un particolare profumo che usavano gli indiani per scacciare le mosche), erano diventati il suo “status symbol”. La libertà di viaggiare, di conoscere altra gente, lo avevano distaccato per un tempo dalla famiglia e dalla…realtà.

UN MAL DI DENTI

Mentre alcuni amici erano passati all’eroina, Mimmo resisteva ancora per paura più dell’ago che dell’esperienza.

Fu un mal di denti insopportabile a segnare la svolta nella sua vita. Il dentista che lo visitò, gli consigliò di iscriversi ad una scuola per infermieri che gli garantiva, soprattutto al nord, un facile impiego. L’idea di vivere lontano da casa, di avere una dipendenza economica, lo conquistò: si iscrisse al corso triennale per Infermieri Professionali e cominciò a frequentare la scuola.

Fu un ennesimo litigio con il padre che lo portò a dimostrare il suo “quoziente intellettivo”. Si sentì offeso quando il papà gli ricordò che sua sorella era iscritta alla facoltà di legge, suo fratello si era diplomato con ottimi voti e lavorava, mentre lui era la pecora nera della famiglia. Mimmo raccolse la sfida e si tuffò sui libri dimostrando che almeno era alla pari di suo fratello e di sua sorella. Tale impegno scolastico lo portò a frequentare di meno i suoi amici e ciò fu per lui un grande beneficio. Si diplomò con il massimo dei voti. Nel corso del triennio, conobbe uno dei suoi più grandi amici: Gianni. Con lui condivise tutto: dalla coperta ai vestiti. Ma Gianni aveva qualcosa che lui non aveva.

UNA SCOPERTA ENTUSIASMANTE

Quei tre anni di scuola avevano ammansito Mimmo. Il suo credo politico non era più così sentito, ma una grande voragine era nel suo cuore. Nonostante la stoffa da leader, nonostante fosse cercato dagli amici, nonostante la sua simpatia, aveva un grande vuoto nel cuore. Aveva cercato di tuffarsi nella religione, anche perché la sua scuola era guidata da suore, ma ciò non aveva riempito il suo cuore. Fu il suo amico Gianni a parlargli di un Gesù vivente e ad invitarlo ad un campeggio in Calabria.

GROTTERIA

L’idea del campeggio lo entusiasmava. Vivere per dieci giorni sotto la tenda, incontrare nuovi amici ed amiche erano uno stimolo per questa nuova esperienza. Giunto a Grotteria, un paesino di circa tremila abitanti nella provincia di Reggio Calabria, Mimmo rimase deluso. Scoprì presto che il termine “campeggio” era improprio. Niente tende, ma solo due “casermoni”: uno per le donne ed uno per gli uomini. Un campo da calcio, l’acqua che scarseggiava ed una grande tenda sotto la quale tenere i culti.

Mentre i giorni trascorrevano, Mimmo conosceva i giovani e le loro testimonianze. Possibile che era tutto vero, reale? Oppure questi giovani subivano una specie di lavaggio di cervello? Il predicatore ufficiale era il fratello Rito Corbo, direttore dell’Istituto Biblico Italiano. Una sera, mentre la sua predicazione volgeva al termine, usò un’illustrazione che aprì il cuore di Mimmo: “Ti trovi nelle sabbie mobili e dietro di te c’è un coccodrillo. O saranno le sabbie mobili a risucchiarti o il coccodrillo a divorarti, ma davanti a te oscilla una corda che è Gesù: afferrala”.

Quando chiuse gli occhi, Mimmo realizzò che quella era la sua condizione. Gridò a Dio, chiese perdono dei suoi peccati, pianse e si alzò dalla sedia dopo ben due ore: era nato di nuovo.

LA FAMIGLIA

Tornando a casa, testimoniò con fervore e zelo ai suoi genitori che rifiutarono il suo cambiamento di “religione”. Dopo un mese, Mimmo si battezzò nella Chiesa di Bari – Corso Mazzini, allora guidata dal fratello Pignone e partì per Milano dove lavorò nell’Ospedale San Carlo Borromeo, sempre con il suo amico, ora fratello, Gianni.

Frequentò la Chiesa di Milano, curata dal pastore Germano Giuliani che diventò per lui un “modello”, un costante punto di riferimento, un esempio di vita. Da lui imparò le prime norme di omiletica.

Le preghiere di Mimmo erano sempre per i suoi genitori ed egli contava sulla promessa di Dio: “Credi nel Signore Gesù e sarai salvato tu e la tua casa”.

Una tenda evengelistica fu posizionata a pochi metri da casa dei suoi genitori. Il papà, partecipando ad una riunione dette il cuore al Signore e successivamente anche la mamma. La promessa biblica era diventata realtà.

A distanza di un anno, Mimmo tornò a Bari per una settimana di ferie. Qui conobbe la donna della sua vita: Ginetta. Fu l’amore a spingerlo a dimettersi dall’ospedale di Milano ed a tornare a Bari.

Dopo un anno, vinse un concorso e cominciò a lavorare presso l’Ospedale Pediatrico di Bari, in Sala Operatoria.

LA FORMAZIONE

Dal 1989 al 1992, frequentò il Seminario di Istruzione Biblica a Roma. Le sue basi dottrinali si cementarono. Nel settembre del 1990 sposò Ginetta ed ebbe due figlie: Tabita e Gloria.

Nel Febbraio del 1993, il fratello Marazia Francesco si dimise da pastore della Chiesa di Bari Corso Mazzini, lasciando il posto all’amico di Mimmo: Gianni. Lo stesso fratello Marazia, incoraggiò Mimmo a prendersi cura della Chiesa di Modugno.

Ma il fratello Mimmo non sentiva la chiamata al ministerio. Era soddisfatto dei diversi compiti che svolgeva in chiesa: monitore, vice sovrintendete della Scuola Domenicale, consigliere di Chiesa, responsabile della libreria.

Nondimeno, cominciò a prendersi cura della Comunità di Modugno, senza staccarsi dalla Comunità di Bari.

Presto le cose cambiarono. Dio cominciò a salvare dei giovani Modugnesi e Mimmo cominciava ad “innamorarsi” della Comunità dando sempre maggiore tempo a questo piccolo gregge. Si dimise da tutti gli incarichi che aveva nella Chiesa di Bari per impegnarsi maggiormente per la Chiesa di Modugno.

Nel Maggio del 1996 una terribile infezione, colpì le sue bambine. Il virus, precisamente il parvo virus B19, colpì il loro midollo osseo, inibendolo. Furono costrette a fare continue trasfusioni di sangue ed una splenectomia. Fu questa “scuola di sofferenza” a formare Mimmo. L’audace promessa da lui fatta a Dio: “Guariscile ed io ti servirò” lo portarono, dopo la guarigione divina, a lasciare il lavoro ed ad entrare a tempo pieno nell’opera.

L’OPERA IN MODUGNO

Il suo maggiore impegno, portò a realizzare un frutto maggiore. La Chiesa, per adesione e conversione, crebbe, tanto da rendersi necessario l’acquisto di un nuovo locale, otto volte più grande del precedente.

La sua visione è per le anime perdute e per le pecore smarrite. La sua predicazione è fresca, vibrante, mai approssimativa. Egli mostra amore anche per la musica cristiana.

Chi lo conosce, sa ed apprezza la sua passione per le anime affidate e lo zelo per l’opera di Cristo. Chi non lo conosce, lo giudica in “lontananza”, facendosi un’immagine approssimativa e non corrispondente alla realtà.

L’opera a Modugno continua ad andare avanti, consapevoli che è lo Spirito Santo a sospingerla.

Da parte mia, non posso che esprimere apprezzamento per una persona che conosco da sempre e per la quale prego ogni giorno.

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