DUE VALGONO MEGLIO DI UNO

Andavamo a correre tutti i giorni, ma questa volta era diverso.

Come al solito stavamo sudando da prima dell’alba, come da quando ci eravamo arruolati come volontari nell’esercito.

Eravamo quindi pronti alla fatica, anche all’esaurimento fisico.

Ma questo tipo di allenamento non aveva niente a che fare con la corsa a tempo, ritmata dal canto, che facevamo di solito ai mattino in maglietta.

Stavolta si correva in tenuta da combattimento.

Come al solito, la consegna era: «Partite insieme, state tutti insieme, lavorate come una squadra e tornate insieme. Se non riuscite a tornare insieme, non tornate affatto!».

Lungo la strada, annebbiato dal dolore, dalla sete e dalla fatica, il mio cervello registrò che c’era qualcosa di strano.

Notai che, due file davanti alla mia, uno dei ragazzi non andava a tempo: le gambe si muovevano, ma non andava al passo con il resto del gruppo.

Era Sandro, un ragazzone dai capelli rossi.

La testa cominciò a ciondolargli di qua e di là.

Quel ragazzo era in difficoltà: stava per cedere.

Senza perdere il passo, il soldato alla destra di Sandro si sporse e gli prese il pesante fucile.

Il ragazzone dai capelli rossi per un po’ riuscì a riprendersi, ma poco dopo, mentre il plotone continuava la sua marcia, aveva gli occhi appannati e si trascinava dietro le gambe a fatica.

Ben presto anche la testa ricominciò a dondolare.

Questa volta si sporse il soldato alla sua sinistra, gli prese l’elmetto e, continuando a correre, se lo mise sotto il braccio.

Ora poteva ripartire.

I nostri scarponi battevano pesantemente all’unisono il sentiero polveroso: “Tump, tump, tump, tump”.

Sandro stava male, molto male: vacillava e stava per cadere, ma restò in piedi.

Due soldati dietro di lui gli presero lo zaino e ciascuno di loro ne teneva una cinghia con la mano libera.

Sandro fece appello alle poche forze rimaste, raddrizzò le spalle, e il plotone continuò a correre fino al traguardo.

Eravamo partiti insieme e tornammo tutti insieme e questo ci rese tutti più forti.

INSIEME È MEGLIO.

“Siamo angeli con una sola ala e possiamo volare solo abbracciati gli uni agli altri”.

“Poiché, come in un solo corpo abbiamo molte membra e tutte le membra non hanno una medesima funzione, così noi, che siamo molti, siamo un solo corpo in Cristo, e, individualmente, siamo membra l’uno dell’altro” (Romani 12:4,5).

A risentirci la prossima settimana.

 

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