Archivi per la categoria ‘Manna dal cielo’

Verità ed ipocrisia

 

Marco 3:1-12

 

I Farisei temevano il grande ascendente che Gesù aveva sulla folla, perciò Lo osservavano, anzi Lo spiavano, in ogni Sua azione per poterlo accusare di violazione della legge o di bestemmia contro il Tempio.

Per i farisei anche una buona azione poteva essere motivo di accusa.

Ancora una volta li scorgiamo in agguato, pronti a scattare non appena Gesù avesse operato per guarire l’uomo dalla mano secca.

Avrebbero subito denunciato che una simile condotta violava il Sabato.

Una simile perfidia e ipocrisia si scontrò in questa occasione con la sagacia di Gesù che li interrogò sulla legittimità di operare bene o male durante il Sabato; ma preferirono non rispondere a quella domanda.

Ebbero paura di misurarsi con la franchezza della Verità, loro, maestri di ipocrisia, sofisti e legulei, non seppero rispondere ed abbandonarono come in altre occasioni, quello che avrebbe dovuto essere il loro campo di battaglia preferito.

La mentalità farisaica purtroppo esiste ancora oggi, ed è una logica perversa e insidiosa poiché si muove su un terreno di scaltro opportunismo e non è volta alla ricerca della verità.

Attorno al credente in Cristo c’è una società che lo osserva.

Chi in maniera serena e priva di pregiudizi e chi con l’intento di cogliere in difetto il cristiano, per muovergli accuse per quanto pretestuose e infondate possano essere le argomentazioni su cui si basano.

Viviamo in perenne conflitto con satana, nemico dell’anima nostra, una guerra condotta con astuzia, senza esclusioni di colpi, facendo ricorso a mezzi subdoli.

Ma se la nostra vita è nascosta con Cristo in Dio la Verità saprà confondere, zittire, allontanare l’accusatore e tutti coloro che ne sono strumenti.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

“Non sapevate che io dovevo trovarmi nella casa del Padre mio?”

 

Luca 2:39-52

 

Queste sono le prime parole del nostro Signore riportate dai Vangeli.

Un’altra versione dice: “Non sapevate voi che Io debbo attendere alle cose del Padre mio”.

Gesù a dodici anni accennava per la prima volta alle motivazioni che avrebbero contrassegnato tutta la Sua vita e ogni Sua opera.

In quel: “… debbo…” c’è tutta la forza che animava le Sue opere e ispirava il Suo insegnamento; Egli diede corso in ogni Sua azione a tutta la volontà di Dio.

La Scrittura ci ricorda altresì che Gesù era cresciuto “in sapienza e in statura, e in grazia dinanzi a Dio e agli uomini” ma ci è dato solo di immaginare quale riverente e tenera attitudine avessero Maria e Giuseppe verso Gesù, del Quale conoscevano il meraviglioso e divino segreto.

Essi Lo vedevano svilupparsi in sapienza, in statura e in grazia probabilmente non senza sollecitudine e stupore.

Le parole del giovanetto Gesù rivelano appieno la Sua identità e il Suo programma.

Tuttavia, Egli continuava a vivere sottomesso ai suoi familiari che Lo avevano istruito nelle cose di Dio.

Forse non sfuggiremo alla tentazione di confrontare questo fanciullo con i nostri, ma non dimentichiamoci, come genitori cristiani, di identificarci con loro e di istruirli.

Ma sopra ogni cosa non dimentichiamo che il nostro esempio coerente e la nostra costante istruzione li spingeranno a provare anch’essi il bisogno di “dovere attendere alle cose di Dio e ritrovarsi nella Sua casa per adorarlo”.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

“…credette alla parola che Gesù gli aveva detta…”

 

Giovanni 4:43-54

 

Il Signor Gesù al Suo ritorno in Galilea, era stato preceduto dalla Sua fama.

La gente del luogo credette in Lui soltanto per le Sue opere.

La figura dell’ufficiale reale di Capernaum illustra lo sviluppo progressivo della fede.

Egli in un primo momento considerò Gesù un taumaturgo, e venne a Lui nella convinzione che Gesù potesse guarire suo figlio che “stava per morire”.

L’ufficiale reale chiese a Gesù di scendere con Lui a Capernaum per guarire il figlio, ma il Signore gli rispose con un’espressione che suonò quasi come un rimprovero: “…Se non vedete segni e miracoli voi non crederete” (v. 48).

Così dicendo il Maestro voleva incoraggiar quel povero padre a sviluppare una fede diversa, una fede che lo spronasse ad affidarsi completamente a Lui.

Le parole di Gesù raggiunsero lo scopo, tanto che l’ufficiale reale con fiducia Gli chiese: “Signore, scendi prima che il mio bambino muoia” (v. 9).

Ma il Signore provò ulteriormente la sua fede dicendogli: “…Vai, il tuo figlio vive” (v. 50).

Non dovette essere facile per quell’uomo credere che il suo figliuolo era stato guarito da Gesù in maniera istantanea.

Ma, grazie a Dio, la sua fede lo porto a confidare completamente nelle parole di Gesù e a credere che Gesù era potente da guarire anche a distanza.

Ma la fede dell’ufficiale raggiunse il culmine quando i suoi servitori gli si fecero incontro e l’informarono dell’avvenuta guarigione del figlio.

Egli li interrogò chiedendo l’ora in cui il ragazzo era stato sanato, ed avendo constatato che la guarigione era avvenuta nello stesso momento in cui Gesù aveva detto: “Vai, il tuo figliolo vive”, si affidò interamente a Cristo.

Iddio premiò la fede non solo guarendo il suo figliolo, ma donandogli la gioia di vedere che per fede tutta la sua famiglia venne al Salvatore, ottenendo salvezza e vita eterna.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

“Siamo giunti a questa conclusione”

 

2 Corinzi 5:11-21

 

I tuoi anni di esperienza nel Signore, a quale conclusione ti hanno portato?

Ti consideri spiritualmente un “arrivato”?

Pensi di avere una conoscenza più che esauriente delle cose dello Spirito?

Temi di non trovare nient’altro di nuovo che possa stimolarti ad andare avanti?

Allora fa come l’apostolo Paolo, torna indietro e guarda al sacrificio di Gesù.

Non finiamo di stupirci nel constatare che, dopo aver camminato col Signore, ed aver magari raggiunto con Lui delle cime apparentemente inaccessibili, ci accorgiamo che, in realtà, non ci siamo allontanati di molto dal punto di partenza, quel punto dal quale abbiamo cominciato il nostro avventuroso viaggio con Cristo.

Ed è giusto che sia così, perché tutto deve essere focalizzato sulla vita, morte e risurrezione del Figliuolo di Dio.

Chi ha vissuto prima di Cristo guardava in avanti aspettando che Dio si rivelasse mediante il Suo Figliuolo.

Chi vive oggi e vivrà nel futuro deve riguardare indietro a ciò che è avvenuto, quando Gesù ha dato la Sua vita per la salvezza di tutti.

Così facendo sperimenteremo pienamente la potenza della fede, ma più andremo avanti, maggiore sarà la consapevolezza di non aver ancora realmente compreso cos’è la fede, e la stessa cosa potremmo dire dell’amore, della speranza, dell’ubbidienza e così via.

Abbiamo bisogno di riflettere attentamente, e questo ci porterà alla conclusione fondamentale: “…uno solo morì per tutti” (v. 14).

E’ qui che troviamo le vere risposte, quelle efficaci ed esaurienti, anche se, al momento, forse non ci sembrano tali.

Riflettiamo sul fatto che non c’è nulla di veramente interessante, di veramente importante, di veramente glorioso dinanzi a questo fatto: Gesù morì per noi.

Contempliamo questo sacrificio, meditiamo su di esso, ci sarà così più facile vivere non più per noi stessi ma per Colui che è morto e risuscitato per noi

Dio ti benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

“Un trono era posto nel cielo”

 

Apocalisse 4:1-11

 

E’ motivo di gioia il pensiero che il Signore, nel Suo grande amore, ha voluto descrivere il trono della Sua maestà per mezzo di Giovanni, Suo servitore.

Dio ci ha mostrato l’esercito celeste che loda senza interruzione il nome del Signore; ricordando che in quel luogo possono andare solo coloro che hanno imbiancate le loro vesti nel sangue dell’Agnello: “Ecco, io vengo tosto, e il mio premio è meco per rendere a ciascuno secondo che sarà l’opera sua” (Apocalisse 22:12).

Così noi vivremo insieme ai sacerdoti della santa città, la nuova Gerusalemme, e le nostre preghiere verranno deposte in coppe d’oro come una delicata fragranza alla presenza di Dio.

Il Signore ha voluto far conoscere dettagliatamente le cose che dovranno avvenire: una porta ci è stata aperta per Gesù nostro Signore: “Io vò a prepararvi un luogo; e quando sarò andato e v’avrò preparato un luogo, tornerò, e v’accoglierò presso di me…” (Giovanni 14:2-3).

In quel luogo non ci sarà più notte, essi non avranno bisogno di luce di lampada, né del chiarore del sole, perché ogni cosa verrà illuminata direttamente dal Signore ed essi regneranno nei secoli dei secoli (cfr. Apocalisse 22:5).

Guardiamo il nostro cammino di fede, analizzando se è conforme al volere di Dio, guardiamo nei più piccoli recessi della nostra veste, nel caso ci fossero delle macchioline, onde il sangue di Gesù ci purifichi in maniera perfetta da ogni colpa.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

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