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Atleti spirituali

 

“Se uno vuol venire dietro a me, rinunci a sé stesso” Matteo 16:24

 

Nessun lettore onesto della Bibbia rimane nel dubbio riguardo alla natura della vita cristiana.

Il suo inizio è semplice e, spesso, assolutamente tranquillo; la mano vuota della fede riceve da Dio il dono del Figlio Suo e, con Lui, la vita eterna.

A volte questa transazione è difficile, e il primo passo viene tenacemente contrastato da satana.

Altre volte la luce splende, senza grandi contrasti e senza particolari reazioni emotive, e il nostro cristianesimo s’impone come una forte decisione volontaria.

Ma una volta che questa vita è iniziata, si va incontro sicuramente a contese e a conflitti, nel segno di una lotta contro il peccato.

Questo richiede una disciplina che abbraccia ogni aspetto della nostra vita.

Dobbiamo imparare a riservarci del tempo, altrimenti non ci sarà spazio per due esercizi assolutamente necessari: Ia preghiera e lo studio biblico.

Dobbiamo risparmiare il nostro denaro, limitare i nostri interessi al fine di non diventare superficiali né dispersivi.

Ma, prima di ogni altra cosa, dobbiamo imparare a dire “no”, agli inviti del mondo e alle sollecitazioni della carne.

La temperanza, o l’autocontrollo, è assolutamente necessaria.

L’apostolo Paolo, che aveva gli occhi ben aperti sull’epoca in cui visse, osservò come gli atleti si disciplinassero per d’uscire a vincere le gare.

Il cibo era volontariamente razionato e gli esercizi fisici ai quali si sottoponevano avevano lo scopo di prepararli a vincere la corsa.

Essi lo facevano per vincere una corona d’alloro, che pure era destinata ben presto ad appassire mentre la corona che noi ci sforziamo di ottenere non appassirà mai.

Saremo dunque meno disciplinati?

Ci sono alcune cose, quindi, che il credente deve rifiutare.

Non conta soltanto esaminare se il loro uso sia più o meno lecito, ma, soprattutto, comprendere se si tratta di cose adatte o no ad atleti di Dio che stanno svolgendo i loro allenamenti.

Spesso siamo chiamati ad evitare ciò che altri possono fare o usare; noi dobbiamo imparare a fare ciò che è utile per raggiungere il nostro traguardo eterno.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

Giusto e degno di fiducia

 

“L’Iddio giusto, e Salvatore” Isaia 45:21

 

Quando pensiamo alla natura di Dio, solitamente siamo in grado, di esaminarne soltanto una qualità alla volta e, per considerarla in un modo adeguato, il nostro pensiero deve passare dalla riflessione su un Suo attributo alla considerazione di altro.

La maggior parte di noi è portata a riflettere al Suo amore più che alla sua rettitudine, alla Sua misericordia più che alla Sua giustizia.

Per questa ragione è necessario che ci vengano rammentate quelle qualità della natura divina che ai nostri occhi risultano meno attraenti.

Queste possono individuarsi nella sua giustizia e nella Sua rettitudine, prerogative divine che trasmettono sì un’immagine di severità, ma che si rivelano al tempo stesso assolutamente fondamentali.

Le nostre speranze di una soluzione ai problemi morali del mondo si fondano sul fatto che Dio è giusto.

Qualsiasi speranza possiamo nutrire in vista della punizione dei malvagi e della ricompensa dei giusti si fonda su questi attributi divini.

Egli è un Dio di verità, al Quale è estraneo tutto ciò che è iniquo.

Egli è giusto e retto; Egli giudica saggiamente; tutti, infatti, hanno diritto a essere giudicati in forza di una valutazione equanime, che rispecchi esattamente il livello della propria spiritualità.

Cosi Dio è conosciuto come un Dio giusto e come Salvatore.

Se Egli fosse solamente giusto, avremo ragione ad essere preoccupati, e se fosse soltanto misericordioso, saremo portati a sottovalutare la serietà dei Suoi propositi.

Ma per preservare un universo morale e garantire al tempo stesso il perdono dei nostri peccati, Dio è sia giusto sia misericordioso, ora e per sempre.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

Procacciare la santità

 

“Colui che non ha conosciuto peccato, Egli l’ha fatto essere peccato per noi” 2 Corinzi 5:21

 

Gesù Cristo era senza peccato, la sua umanità era santa, e nessuna mancanza né ribellione, tipiche della natura umana, contaminò la Sua natura.

Per realizzare questa condizione occorreva che Egli nascesse in maniera miracolosa.

Era indispensabile un cambiamento nella stirpe dei peccatori decaduti.

Così Egli venne concepito mediante lo Spirito Santo nel grembo della vergine Maria, senza macchia, del tutto incontaminato.

Questo era necessario perché Egli doveva essere allo stesso tempo vero Dio e vero uomo.

Il solo pensiero che il Figlio di Dio possa essere stato contaminato dal peccato è detestabile, oltre a essere inconcepibile.

Ma il mistero si infittisce e il miracolo accresce di fronte a un periodo di trent’anni vissuti senza peccato.

La vita di Gesù fu integra perché priva di azioni peccaminose ma anche di omissioni colpevoli.

Eppure il nostro Signore Gesù Cristo fu reso peccato per noi.

Attraverso l’atto più mirabile che Dio potesse mai compiere, nel mistero più insondabile dei secoli, il Signore scelse di concentrare su di sé l’iniquità di noi tutti.

Egli, durante quelle tre ore, si caricò dei nostri peccati e fu il nostro Sostituto.

Tramite quella condanna condusse alla morte la nostra natura corrotta e i nostri atti peccaminosi.

E ora, poiché la Sua offerta è stata accettata ed Egli è risorto, possiamo partecipare alla sua giustizia.

Questa è la grazia più straordinaria e che costituisce per noi una chiara sfida a vivere come coloro che si sono identificati con Cristo nella sua morte al peccato, nella sua vita celestiale, e nella Sua giustizia e nella Sua potenza

Essendo stati redenti dal Salvatore immacolato, e sostenuti da un simile Sommo sacerdote, noi ora abbiamo tutte le ragioni per odiare il peccato in ogni sua forma, e avere come unico obiettivo quello di vivere in modo santo e irreprensibile davanti a Dio e al cospetto degli uomini.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

Liberati dall’amore

 

“In questo è l’amore: non che noi abbiamo amato Dio, ma che Egli ha amato noi” 1 Giovanni 4:10

 

La ragione della nostra salvezza va ricercata nella natura amorevole di Dio.

Certamente essa non si può trovare in noi stessi, e nemmeno nel nostro bisogno, ma unicamente in Dio, il Quale con il Suo amore ha soddisfatto il nostro vuoto e lo ha utilizzato come un’occasione per offrire la Sua grazia.

La salvezza non riguarda il nostro amore per Dio, semmai il Suo amore per noi e la donazione di Suo Figlio per la nostra redenzione.

Noi riusciamo ad amare Dio solamente perché Egli ci amò per primo, e ci amò in un modo stupendo.

Non v’è un altro Dio nell’universo la cui natura sia contraddistinta dall’amore, non v’è chi sappia mostrare la sua grazia in modo analogo.

Gli altri dei devono essere temuti e soddisfatti; la loro natura è imprevedibile e la loro ira è crudele.

Il vero Dio, invece, Padre del nostro Signore Gesù Cristo, è nostro Dio e nostro Padre; benedetto sia il Suo santo nome.

Nel Suo amore Egli ci ha liberati dalla fossa della corruzione, ossia dell’autorità e dalla colpa dei nostri peccati nonché dal giudizio eterno, al quale andavamo incontro.

Egli ci ha tratti fuori con le sue forti corde d’amore e poi ci ha lavati e ristabiliti sulla retta via.

Adesso, però, volgiamo al singolare qualche espressione: “Tu per amore della mia anima, l’hai liberata; Tu hai tratto l’anima mia fuori dalla tomba; Egli mi ha portato su”.

Può essere pericoloso considerare alcune verità in senso generale, senza riferimenti personali, quindi, ad esempio, ritenere Gesù Cristo il salvatore del mondo, dimenticando che Egli intende essere proprio il mio Salvatore.

E’ l’applicazione di questa verità alla propria persona che le fa acquistare significato.

La salvezza consiste nel richiedere per sé la potenza del salvatore.

Pertanto, possiamo essere certi che laddove gli autori della Bibbia dichiarano che Dio li ha elevati nel suo amore, questo può essere altrettanto vero per noi.

Allora i Salmi non saranno più soltanto quelli di Davide, ma anche i miei, poiché attraverso di essi potrò elevare il mio canto.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

Abbassarsi per essere innalzati

 

“Umiliatevi… affinché Egli v’innalzi” 1 Pietro 5:6

 

L’orgoglio è sicuramente il peccato peggiore e la radice di molti altri mali che necessariamente ne conseguono.

Colui che è orgoglioso di cuore è odioso davanti agli uomini e dinanzi a Dio.

Egli lo terrà a distanza e, alla fine, lo convocherà in giudizio.

Quanto è sconveniente e assurdo l’orgoglio degli esseri umani!

Siamo così dipendenti da Dio, così peccatori davanti alla Sua santità, che ogni peccatore dovrebbe piegarsi umilmente alla Sua presenza.

Al contrario, Dio ama l’umile di spirito e dimora con chi ha un cuore rotto e contrito.

Egli favorisce l’umile e lo ricompensa, mentre chi è soddisfatto di sé e si rivela orgoglioso viene mandato via a mani vuote.

Ecco quindi il metro di misura del carattere che oggi andremo a considerare, tenendo conto che, nel futuro, i termini saranno radicalmente capovolti: se ora siamo umili, al momento opportuno verremo innalzati, ma se ci mostriamo orgogliosi, saremo inevitabilmente abbassati.

Nell’esperienza dell’umiliazione Dio è all’opera, mostrandoci l’orgoglio di cui siamo colpevoli e suscitando circostanze che ci offrono l’opportunità di rettificare la nostra condotta.

Questo significa che dobbiamo accettare la censura di Dio e seguire il sentiero che Egli ha tracciato per ognuno di noi.

È indispensabile quindi una quotidiana rinuncia di noi stessi e la capacità di ridimensionarci al cospetto della grandezza di Dio.

Questa è la strada dell’approvazione divina, lungo la quale riceviamo le risorse della grazia divina, ma è anche quella di una precisa decisione morale, allorché cessiamo di avere un’elevata considerazione di noi stessi e ci sottomettiamo alla Sua volontà.

Siamo umiliati da Dio, ma dobbiamo esserlo anche ai nostri occhi.

Saremo aiutati in questa direzione dal ricordo della nostra fragilità.

E la Sua promessa di innalzarci al momento opportuno ci sarà di grande aiuto, mentre abbassiamo il nostro collo duro e moriamo all’orgoglio.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

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