Archivi per la categoria ‘Manna dal cielo’

Donne sole

 

Timoteo 5:9-16

 

La chiesa dell’era apostolica aveva istituito un servizio sociale per la cura delle vedove prive di famiglia.

Erano vedove speciali, che meritavano tutto il rispetto della comunità cristiana, essendosi distinte per le loro opere al servizio di Cristo e dei credenti.

Le vedove anziane e di provata fedeltà meritavano in ogni caso cura e rispetto, appartenendo a quel nucleo di credenti che componevano la generazione precedente.

Le donne sole e le vedove di età inferiore ai sessant’anni, dovevano nella chiesa dell’era apostolica sostenersi da sole.

È importante considerare i problemi che devono affrontare le giovani vedove e tutte le donne sole.

Per loro c’è il desiderio, o forse la tentazione, di sposarsi anche contro la volontà di Dio con L’obiettivo di ottenere un compagno.

C’è il pericolo di rimanere oziose e di attardarsi troppo su argomenti dei quali non si dovrebbe fare cenno.

C’è il problema dell’insicurezza e della solitudine che provocano una visione distorta della realtà e inducono spesso a cattivi pensieri verso gli altri.

Tutte queste cose possono ferire profondamente una comunità cristiana.

Spesso il male nasce proprio “parlando di cose delle quali non si deve parlare”.

Quale può essere a questo punto la soluzione?

Le nostre sorelle siano attive nel lavoro del Signore.

C’è molto da fare; quando una sorella giovane onora gli altri con buone opere, lei stessa sarà onorata nella sua vecchiaia.

Nella chiesa del Signore c’è posto per tutti in ubbidienza al ruolo stabilito da Dio e ai doni che Egli elargisce.

Anche le donne sole, vecchie o giovani che siano, devono iniziare, prima di tutto, col riconoscere il proprio posto!

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

La preghiera, un mezzo efficace

 

Giacomo 5:13-20

 

Gli argomenti che l’apostolo Giacomo elenca in questi versi difficilmente possono essere esaminati in uno spazio così ridotto.

Egli esorta i credenti di tutti i tempi a pregare; proprio per mezzo di essa, tutti coloro che si accostano a Dio possono ricevere risposta alle loro richieste.

Nei versi 13-14 sono elencate le varie condizioni di bisogno nelle quali i figli di Dio possono venirsi a trovare nel corso della loro vita, e per ognuna di queste c’è una promessa di esaudimento.

Per quanto riguarda le sofferenze, di qualunque natura siano (fisiche, morali o spirituali) la Parola di Dio viene a noi con il balsamo adatto che ci ristora pienamente.

L’apostolo Paolo, attraverso le sue epistole, ci insegna, tramite una vita vissuta con Colui che lo aveva chiamato dalle tenebre alla Sua meravigliosa luce, quante cose seppe accettare per la gloria del Suo santo nome (cfr. Atti 9:16).

C’è un particolare nel verso 14 che in questi ultimi tempi sembra essere venuto meno; spesso infatti si tralascia di ricorrere all’unzione per gli infermi.

E’ vero che non è l’olio che sana la malattia, ma è altrettanto vero che il Signore richiede da tutti totale ubbidienza alla Sua Parola, infatti è la preghiera della fede che salva il malato.

Il verso 16, così spesso discusso e distorto, ci esorta semplicemente a confessare i falli per prosperare ed ottenere misericordia da Dio (cfr. Proverbi 28:13; Salmo 32:3).

Ai versi 17-18 l’apostolo Giacomo ricorda il profeta Elia che pregò ardentemente e gli fu concesso ciò che aveva chiesto.

Si dice che Giacomo trascorresse molte ore del giorno in preghiera e quindi sapeva per esperienza che pregando ardentemente si riceve la risposta dal Signore.

Gli ultimi due versi di questa epistola sono un vero patrimonio da custodire con assoluto riguardo.

L’apostolo conclude rivolgendo a tutta la fratellanza, senza escludere nessuno, un appello accorato.

Che il Signore ci dia grazia di raccogliere questo pressante invito così come ci viene rivolto.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

La creatura non riconosce il suo creatore

 

Salmo 114

 

L’uomo materialista di oggi, proprio come quello di ieri chiede provocatoriamente: “Dov’è il Signore?”

Sembra che il progresso contribuisca a far sì che la creatura si allontani sempre più dal suo Creatore.

Dio nel creare l’uomo lo formò “…dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici un alito vitale, e l’uomo divenne un’anima vivente” (Genesi 2:7).

L’uomo generalmente non riconosce di essere opera delle mani di Dio, quindi non si studia di ricercarLo e si abbandona alle passioni che lo trascinano sempre più in basso, conducendolo inevitabilmente alla perdizione.

“Trema, o terra, alla presenza del Signore…” (v. 7).

Dov’è il Signore?

Egli è presente in mezzo alla comunità dei santi.

Ma chi sono i santi?

Sono coloro che hanno accettato il sacrificio sancito col sangue del Suo Figliuolo.

Cristo è presente dove due o tre sono radunati nel Suo nome.

E’ presente ovunque, in quanto è Spirito e Verità.

Egli non abita in templi costruiti dalla mano degli uomini, ma vuole fissare la Sua dimora nel cuore stesso dell’uomo in virtù della fede.

Possa il nostro cuore aprirsi e ricevere Cristo come Salvatore.

Gesù disse: “Chi crede nel Figliuolo ha vita eterna; ma chi rifiuta di credere al Figliuolo non vedrà la vita, ma l’ira di Dio resta sopra lui” (Giovanni 3:36).

Vogliamo possedere vita eterna, pace, gioia e consolazione?

Accettiamo Gesù con tutto il nostro cuore!

Possano queste poche parole indurci a cercare il Signore mentre Lo si può trovare.

Ma per poterlo trovare è posta una condizione: dobbiamo, arrenderci nelle Sue mani e riconoscerLo come nostro unico e personale Salvatore.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

Cristo ha vinto per tutti!

 

Romani 3:9-20

 

L’epistola ai Romani, dal verso 9-20 del cap. 3, tratteggia un quadro desolante, ma veritiero della condizione umana.

E’ difficile, dopo averlo letto senza pregiudizio e con la serenità necessaria, continuare ad avere fiducia nell’uomo.

Il re della creazione di Dio viene posto sul banco degli imputati e processato senza alcun accanimento, ma con il massimo rigore e la competenza che sono proprie della Parola di Dio, che è vivente ed efficace e più affilata di qualunque spada a due tagli, per penetrare nei più intimi recessi dell’animo umano e metterne a nudo le intenzioni e le vere finalità del cuore.

Che dire?

Esclamiamo insieme all’angelo dell’Apocalisse: “Sei giusto tu che sei e che eri, tu, il Santo, per aver così giudicato” (Apocalisse 16:5).

Oh se l’umanità si riconoscesse in questo quadro impietoso ma veritiero, per realizzare quel disprezzo di sé senza il quale non vi può essere un reale pentimento.

Com’è sconfortante scoprire in qualche riposto cantuccio del nostro cuore quella “fiducia in sé” che sempre e in ogni circostanza fa “a meno di Dio” e della Sua grazia.

Non è possibile riposare completamente e fiduciosamente nelle braccia di Dio, se continuiamo ad annaffiare la pianticella dei nostri meriti e delle nostre qualità.

Il Signore ci salva attraverso la disfatta, ci santifica sul terreno della “sfiducia in sé”, e della fede illimitata nella Sua grazia.

L’uomo ha perduto e inevitabilmente perderà sempre la sua battaglia.

Nessuno fa eccezione, perché non v’è alcun giusto, neppure uno.

Solo Cristo ha vinto, per Sé e per gli tutti.

Conviene dunque puntare decisamente lo sguardo su Lui e sulla Sua giustizia per superare con l’aiuto del Figliuolo di Dio il mare delle nostre miserie.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

“…e Tu mi distruggi!”

 

Giobbe 10:1-22

 

Molto spesso, proprio perché non digeriamo la nostra condizione di sofferenza, ci facciamo un’immagine distorta di Dio.

Lo vediamo, in certi momenti, come “un Dio crudele e vendicativo” o, come avvenne per Giobbe, “un Dio ingiusto”.

Questo uomo di Dio è inacerbito dall’atteggiamento moralista dei primi due “amici”, che volevano ricercare ad ogni costo la causa di queste ripetute tragedie.

Le repliche di Giobbe provano la meschinità di ogni uomo quando si prova a gareggiare con la santità di Dio o di mettere in discussione la Sua legittima sovranità.

Giobbe dimentica che Dio è comunque fedele, e arriva a pensare che Egli lo stia portando alla morte ingiustamente.

No, non siamo come utensili da gettare una volta utilizzati!

Non siamo come uno strumento che, quando sta per essere rifinito, viene cestinato per capriccio!

Dio è fedele e l’Opera Sua continua anche nel bel mezzo del crogiolo della prova, per ricrearci “…all’immagine di Dio nella giustizia e nella santità…” (Efesini 4:24).

Fratelli, non scoraggiamoci per le sofferenze.

Se Dio le ha permesse, rimangono comunque sotto il Suo controllo ed Egli le rapporta in ogni caso alle nostre forze (cfr. 1 Corinzi 10:13), e le rende utili in funzione della nostra piena maturità spirituale (cfr. 1 Pietro 1:7).

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

Video di presentazione
Prossimi eventi
  • Nessun evento programmato
Chiamata al cordoglio
immagine
Ultimo aggiornamento
Parole di vita
Radio Evangelo
Chiudendo questo avviso o continuando comunque la navigazione in questo sito internet, consenti che vengano eventualmente utilizzati cookies tecnici, analitici o di profilazione anche di terze parti. Per notizie più approfondite, consulta le informazioni contenute nel box Privacy e Cookies in basso a destra in questa pagina. Leggi subito | Chiudi