Archivi per la categoria ‘Manna dal cielo’

Seduto presso la fonte

 

 

“Gesù dunque, stanco del cammino, stava così a sedere presso la fonte” GIOVANNI 4:6

 

Fra tutte le immagini dell’Evangelo, poche offrono un quadro di Cristo più dolce di quello che traspare da queste parole.

Egli aveva viaggiato sotto il sole per tutto il giorno e giunto presso una fonte si sedette.

Era stanco, affamato e assetato.

Questa immagine di Gesù parla soprattutto alle persone stanche.

In altri brani troviamo l’immagine del Signore utile per colui che è tentato, per chi è nel lutto ed è triste, per chi si ravvede, per la madre e il bambino, per il cieco, il sordo, lo zoppo, il perseguitato.

Questa, comunque, è l’immagine di un uomo stanco.

Questa è una delle Sue esperienze che possiamo comprendere meglio.

Mentre Lo vediamo guarire, insegnare, risuscitare i morti, essere trasfigurato, Egli è molto al sopra di noi, e non possiamo entrare nei Suoi sentimenti.

Ma nella Sua stanchezza, dopo un lungo viaggio, Egli è affaticato proprio come noi, e possiamo immedesimarci nella Sua condizione.

Ci conforta il fatto che Egli è ora in grado di simpatizzare con noi quando siamo stanchi, perché quel giorno, anche Lui conobbe la stanchezza.

Quando abbiamo lavorato duramente per tutto il giorno, e siamo stanchi e deboli, ricordiamoci di quest’immagine: Gesù, con i piedi indolenziti e pieno di polvere, che si siede esausto su una pietra.

Persino nella Sua gloria non si è dimenticato di come si sentì quel giorno, e quando ci vede nella nostra stanchezza, il Suo cuore si fa tenero.

Ci guarda con compassione, e ci benedice dandoci forza e gioia.

Tutte le persone il cui lavoro è duro, e che spesso si ritrovano stanche, incornicino questa immagine nella loro mente, e la tengano sempre appesa alla parete del proprio cuore.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

 

Il frutto dello Spirito: Fedeltà

 

 

“Riteniamo fermamente la confessione della nostra speranza, senza vacillare; perché fedele è Colui che ha fatte le promesse” (Ebrei 10:23)

 

La fede è un attributo del cuore, più che della mente.

È estremamente intuitiva nelle sue percezioni iniziali.

È impossibile persuadere qualcuno ad acquisire la fede.

Non pensare, discutere o ragionare troppo sulla fede, altrimenti la perderai.

In questo è come l’amore: quando usi il coltello per sezionarlo, con il proposito di analizzarne il contenuto, il suo spirito e la sua vita svaniscono, lasciando soltanto i resti sbiaditi di ciò che una volta era così bello e fonte di una gioia duratura.

Se tuttavia rivolgi la fede verso qualche obiettivo veramente degno, concentrando la tua mente e il tuo cuore, quasi inconsciamente, la fede affiorerà e giungerà a maturazione.

La fede ha due tipi di obiettivi: il primo è una persona, e il secondo un’affermazione.

Quando siamo affascinati da una persona, tanto da sentirci sicuri di poterle affidare l’anima, il destino e le cose più preziose che possediamo, con la certezza interiore che con Lui tutto è al sicuro e che Egli farà ogni cosa per noi meglio di quanto potremmo farla noi stessi: bene, questa è fede.

Possiamo essere attratti da una dichiarazione, che richiama il nostro senso morale perché coerente con le decisioni della nostra coscienza.

Possiamo essere attratti da un’espressione di Colui nel quale riponiamo completa fiducia; essa si appella a noi per veder manifestata Ia sua gloria.

Accettiamo quella dichiarazione e riposiamo in essa.

Crediamo che quanto attesta con convinzione si realizzerà o si è già realizzato.

Noi siamo certi di questo come se potessimo già sperimentarlo attraverso la nostra vista, l’udito e il tatto. Anche quella è fede.

“Or la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si vedono” (Ebrei 11:1).

Dobbiamo sottolineare la differenza che intercorre tra questa concezione di fede e “la fede, che è stata una volta per sempre tramandata ai santi”.

La prima indica il cuore che accetta, e la mano che si protende per ottenere; la seconda costituisce l’insieme delle Verità che devono essere accettate.

Dalla fede proviene la fedeltà.

La fede è la tua fiducia riposta in un altro; la fedeltà è la tua rispettabilità, vale a dire la misura in cui si può far assegnamento su di te.

Un’anima fedele, su cui si può contare completamente, è assai preziosa.

Niente può vivificare la nostra fede quanto la meditazione sull’assoluta fedeltà di Dio: “Beato è l’uomo che confida in Lui”.

Dio ti benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

 

L’efficacia della #Scrittura

 

 

EBREI 4:1-13

 

L’autore dell’epistola agli Ebrei ammonisce i lettori a non seguire l’esempio dei padri, i quali, pur avendo ricevuto un messaggio di redenzione che annunciava il riscatto di tutto il popolo, non l’assimilarono e non seppero realizzare pienamente le promesse divine.

Viene puntualizzata l’importanza di entrare nel riposo di Dio, il vero e il più profondo desiderio di ogni essere umano, di cui però si può godere solamente per mezzo della fede.

Nel verso 12 l’autore del nostro testo propone, a coloro che desiderano addentrarsi nel riposo della fede e goderne i benefici, di lasciarsi modellare dalla Parola di Dio.

Essa penetra nell’uomo come una spada affilata, sezionando ogni parte e mettendo a nudo anche gli aspetti più reconditi dell’animo umano.

Essa non solo denuncia ed analizza il peccato nei suoi vari aspetti, ma soprattutto spinge l’uomo a confessarlo a Gesù, il solo che possa perdonare e purificare, trapiantando nell’animo umano quelle virtù divine che consentono di sperimentare fino in fondo la grazia.

Purtroppo, ai nostri giorni ancora sussistono concetti che non trovano nessun riscontro nella Parola di Dio, per cui a molti non sarà consentito trovare il vero riposo in Cristo Gesù.

Da ciò emerge inoltre la responsabilità che grava su ogni credente di predicare e adoperarsi affinché il pieno e vivo Evangelo arrivi ovunque, secondo il comandamento del nostro Signore Gesù Cristo, in modo che quella spada a due tagli penetri con effetti benefici e duraturi nel cuore di tanti altri uomini.

Dio ti benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

 

Dimostrazione di Spirito

 

 

“Ma voi riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su voi, e mi sarete testimoni e in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra” (Atti 1:8)

 

Questa è l’unica condizione preliminare ad una vita cristiana di successo.

Nessun dono naturale è di per sé sufficiente, ma quando una persona ha ricevuto la potenza di Dio, il fallimento è impossibile.

Non pensiamo che nel cristianesimo sia precluso l’accesso alle capacità intellettuali o ai doni di eloquenza.

Questo è assolutamente falso.

Si narra che il popolo ascoltasse volentieri il grande Salomone.

Ma il cristianesimo secondo l’Evangelo consacra a Dio ogni talento e abilità di cui l’uomo è capace.

C’è spazio per ogni santa iniziativa, per i giusti metodi, in nessun altro campo il talento può trovare un uso altrettanto utile, o un’ispirazione tanto sublime quanto nel servizio per Cristo.

Tutti i doni sono buoni, quando convergono verso il grande scopo dell’Evangelo; essi sono però pericolosi nella misura in cui chi ne dispone è consapevole di averli.

In una battaglia simulata tutti ammirano le uniformi, la musica, i cavalli, la precisione della marcia, ma in un combattimento vero c’è un’intensità e un coinvolgimento tali che impediscono di fermarsi ad ammirare quale delle schiere stia andando incontro alla morte o alla vittoria.

Se è presente la passione, la sincerità più schietta, il battesimo di fuoco che anela a fare di Cristo il vincitore, allora, più doni si possiedono meglio è.

Se però manca questa pienezza dall’alto, i doni si rivelano un pericolo e un’insidia.

E’ una follia trastullarsi con ciò che impedisce di realizzare questo risultato, e poi stupirsi di non avere ottenuto nulla.

Nessuno è mai stato salvato, né mai lo sarà, mediante delle argute dissertazioni sulla fede.

La predicazione della Parola deve essere suggellata dall’unzione dello Spirito Santo: “…voi riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi e mi sarete testimoni”.

Come l’apostolo, il Signore ci aiuti a dichiarare: “…la mia parola e la mia predicazione non hanno consistito in discorsi persuasivi di sapienza umana, ma in dimostrazione di Spirito e di potenza” (I Corinzi 2:4).

Dio ti benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

 

Conforto autentico

 

 

“… procacciate la perfezione, siate consolati,… ” (2 CORINZI 13.11)

 

Siate consolati.

È utile scoprire il significato della radice della parola “consolati”, o “confortati”, molto diverso dal significato che viene generalmente associato ad essa.

La parola sembra suggerire un posto a sedere molto piacevole, accanto al fuoco, in qualche notte d’inverno, quando il vento sibila forte e la pioggia insistente batte contro i vetri delle finestre.

All’interno della casa c’è luce e calore, il tutto magari accompagnato dal piacere di qualche libro avvincente.

La parola stessa, tuttavia, trova il suo vero significato al di fuori di quella casa, nell’oscurità e nella tempesta, dove si trova una povera donna con un pesante cesto sul braccio e una lunga strada da percorrere davanti a lei.

Non è certa del sentiero che la condurrà a casa, in mezzo a quelle colline, e molti timori le si agitano dentro, senza contare la solitudine e la stanchezza che appesantiscono il suo cuore.

Ma ora le si avvicina qualcuno che le parla con grande gentilezza, al punto che non può fare a meno di fidarsi.

“Sembri molto stanca”, egli dice, “posso aiutarti?

Lasciami portare il tuo peso.

Sto andando nella tua stessa direzione, e sarei felice di mostrarti la strada.

Mentre quello parla, il cuore della donna si illumina, la strada diventa più facile da percorrere e la solitudine e la paura sono completamente scomparse.

Questo è il vero conforto.

L’etimologia di questo termine è piuttosto agevole, indica una “forza” condivisa, un’energia messa in comune, qualcosa che è sperimentata in compagnia di altri.

Il termine significa pertanto: essere fortificati dalla compagnia di qualcuno.

Questo è il significato più autentico.

Nel momento in cui iniziamo a condurre una vita di consacrazione, il Maestro misericordioso percorre assieme a noi quella medesima strada.

Con amore, Egli inizia a conquistare la nostra fiducia, quindi porta i nostri pesi e ci guida lungo la via, portandoci esattamente là dove desidera che stabiliamo la nostra dimora.

Procacciate la perfezione, scoprirete il conforto della vicinanza di Gesù.

Dio ti benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

 

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