Archivi per la categoria ‘Manna dal cielo’

“Liberi, ma…”

 

1 Corinzi 6:12-20

 

L’opera di salvezza realizzata dal Signore, pone l’uomo che l’accetta, su di un piano totalmente nuovo rispetto a Dio e verso sé stesso.

Pienamente ristabilito nelle sue facoltà spirituali, il credente si ritrova nella necessità di dover imparare ad esercitarle correttamente, esibendo intorno a se una nuova immagine, quella di figliolo di Dio.

L’apostolo Paolo, consapevole di questa responsabilità, rivolgendosi ai credenti di Corinto, evidenzia un’anomalia nell’uso della libertà donata da Dio, che si concretizzava in un atteggiamento tollerante verso situazioni negative, le cui conseguenze si ripercuotevano sulla credibilità della loro fede.

La libertà cristiana può essere erroneamente applicata a circostanze, atteggiamenti e punti di vista che apparentemente sembrano innocui e del tutto legittimi, ma che spesso si rivelano controproducenti.

La pretesa libertà sfocia facilmente in vizi e debolezze, dando luogo a situazioni deplorevoli.

Il controllo di sé, in qualità di uomini rinnovati ad immagine del figliolo di Dio, deve avere il sopravvento portando il credente a realizzare una consacrazione completa e quindi a una comunione più intima con il Signore.

Non vi dovrebbero essere dunque conflittualità tra le diverse componenti che costituiscono l’uomo: spirito, anima e corpo, alla ricerca di momentanee ed apparenti libertà, ma l’intero essere umano reso libero dallo Spirito Santo, deve protendersi verso un unico obiettivo: la gloria di Dio.

La libertà non sia perciò un obiettivo fine a sé stesso, ma uno strumento datoci da Dio, per collaborare e vivere per Lui.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

Vituperati per Cristo

 

1 Pietro 4:12-19

 

Un tema che oggi sembra pressoché inutile trattare è quello della sofferenza dei credenti per il Nome di Cristo.

Stiamo vivendo in un’epoca nella quale godiamo di tutta la libertà possibile per proclamare l’Evangelo.

Eppure questo brano risulta anche per noi di estrema attualità, infatti vi è un tipo di persecuzione, molto più sottile, che non è mai cessata.

Si tratta di quel tipo di opposizione che Pietro definisce “vituperio per il nome di Cristo” (v. 14).

Ogni vero credente che testimonia del Suo Signore, incorrerà nel disprezzo ed in alcuni casi in un atteggiamento di compatimento.

Buona parte degli insegnamenti cristiani sono avviluppati da filosofie ed ideologie mondane, e pochi ormai proclamano la salvezza e la guarigione in Cristo Gesù unitamente al Suo ritorno, poiché questo equivarrebbe a cozzare contro una mentalità restia a credere in un Dio vivente ed operante.

Coloro che affermano queste verità bibliche sono certamente considerati dei pazzi “perché la parola della croce è pazzia per quelli che periscono” (1 Corinzi 1:18), ma l’apostolo Pietro proclama beati coloro che vengono umiliati e derisi a motivo della testimonianza “Perché lo Spirito di gloria, lo Spirito di Dio, riposa su voi”.

Non temiamo perciò di annunziare l’Evangelo, non facciamoci intimorire dagli schernitori, perché costoro non possono comprendere la gioia che il Signore mette nel nostro cuore quando siamo ritenuti degni d’essere derisi come accadde allo stesso Figliolo di Dio.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

Come Esdra

 

Esdra 9:1-15

 

Ci troviamo davanti ad un monito ricorrente nella Scrittura: la proibizione dei matrimoni misti.

In questa occasione, sono coinvolte centinaia di persone appartenenti al popolo di Israele.

La Parola di Dio ci avvisa, mettendoci in guardia contro i disastrosi effetti dei matrimoni misti, vedi i classici esempi di Sansone e Salomone.

La situazione in cui vennero a trovarsi gli esuli tornati assieme a Zorobabele, rappresentava un grave problema che non venne comunque ignorato da Dio.

Tutto ciò amareggiò profondamente Esdra, soprattutto perché anche i sacerdoti e i Leviti non si erano separati dai popoli pagani di quella regione, ma si erano conformati alle loro deviazioni religiose.

Esdra era stato inviato dal re per “informarsi in Giuda e Gerusalemme come vi sia osservata la legge del suo Dio” (Esdra 7:14) e, quando si rese conto della grave condizione di disubbidienza in cui viveva il popolo, dopo aver manifestato il suo dolore alla maniera orientale, si presentò in preghiera davanti all’Eterno.

Con il suo grido di invocazione Esdra dimostra di aver constatato il peccato del popolo, ma in qualità di intercessore si immedesima con esso, anche se egli è del tutto innocente.

Esdra ha proclamato che vi era solo una scelta: la rimozione del male per placare in questo modo l’ira di Dio.

Di fronte ad analoghe situazioni di infedeltà non abbandoniamoci allo scoramento, ma curiamoci di trovare un rimedio e soprattutto cerchiamo di non diventare superficiali, come se la cosa non ci riguardasse affatto.

Non possiamo rimanere impassibili davanti all’immagine di un Dio che non è per nulla tollerante, al contrario di quanto correntemente si crede.

Oggi c’è bisogno più che mai di manifestare la stessa serietà e fermezza di cui ha saputo dar prova Esdra.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

“Va’ mangia il tuo pane con gioia”

 

Ecclesiaste 9:1-10

 

L’Ecclesiaste fornisce dei suggerimenti pratici per chiunque intenda ascoltarli: godere la vita così com’è con tranquillità, eppure i suoi inviti hanno un’eco, un risvolto profetico, che in qualità di credenti in Cristo possiamo “traslitterare” ed applicare alla nostra realtà.

“Va’, mangia il tuo pane con gioia…”.

Come già accennato, ciò si riferisce senza dubbio al cibo fisico, ma profeticamente ricorda quel pane di vita offerto da Cristo: “Io sono il pane della vita, chi viene a ma non avrà fame”.

È questo il pane da assimilare con entusiasmo, capace di assicurare una gioia profonda e duratura.

“Bevi il tuo vino con cuore allegro, perché Dio ha gradito le tue opere”.

Non opere meritorie, ma quelle come l’ubbidienza, la fede e l’arrendimento che sono passi necessari per realizzare la piena purificazione con il prezioso sangue del Salvatore Gesù.

Lui stesso ha detto “chi mangia la mia carne e beve il mio sangue la vita eterna… perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue è vera bevanda”.

“Siano le tue vesti bianche in ogni tempo…”.

Certo il credente che ha accettato il sacrificio di Cristo, quale opera sufficiente e perfetta per la propria salvezza, ha messo ordine nella propria vita e il suo “abito da nozze” è preparato e pronto per quell’occasione.

“L’olio non manchi mai sul tuo capo…”.

C’è un’opera fondamentale che Cristo compie nel credente, a cui segue I’azione dello Spirito Santo, il Quale lo unge per conferirgli forza ed esuberanza spirituale in vista di un servizio efficace alla gloria di Dio.

“Godi la vita con la moglie che ami…”.

L’uomo è invitato a godere la vita, quella vita vera che Cristo rende possibile al credente, quella vita che si esprime non solo nella gioia personale, ma anche nelle parole e nelle opere concrete per diventare un messaggio vivente agli occhi del mondo.

“Tutto quello che la tua mano trova da fare, fallo con tutte le tue forze…”.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

“Versato nella legge dell’Iddio del cielo”

 

Esdra 7:1-28

 

Quando, per grazia di Dio, una parte dei Giudei deportati a Babilonia, fecero ritorno alla loro terra ebbero cura, per prima cosa, di ristabilire il culto all’Iddio vivente.

Il rapporto con Dio non doveva fondarsi su occasionali dimostrazioni di riconoscenza a fronte delle Sue benedizioni, ma su una totale ubbidienza alla Sua volontà.

Fu forse questo uno dei motivi che spinse Dio a chiamare Esdra, sacerdote e scriba, il quale “aveva applicato il cuore allo studio e alla pratica della legge dell’Eterno, e ad insegnare in Israele le leggi e le prescrizioni divine”.

La Parola di Dio, quindi, assorbiva completamente gli interessi di Esdra ed era l’unica regola della sua condotta.

Il successo spirituale di ogni singolo credente è strettamente legato alla propria dipendenza dalla Parola di Dio.

Per essere un vincente, per riuscire in ogni impresa, Giosuè doveva ascoltare il consiglio di Dio e quindi meditare e mettere in pratica le Sue leggi (cfr. Giosuè 1:8).

La salute spirituale di ogni comunità cristiana dipende dalla profonda conoscenza della vivente Parola di Dio; per questo motivo l’apostolo Paolo esortava il giovane Timoteo a predicare la Parola con ogni insistenza.

Bisogna riconoscere, ad esempio, grande saggezza al re Giosafat quando decise di mandare i suoi capi, Leviti e sacerdoti ad insegnare “in Giuda avendo seco il libro della legge dell’Eterno” (cfr. 2 Cronache 17:9).

Questo atto non suscitò unicamente coraggio in seno al popolo, ma anche timore tra le nazioni pagane.

Ogni periodo di risveglio descritto nella Bibbia è caratterizzato da un’ampia diffusione della Parola di Dio.

Risuonano ancora le parole di Gesù che invitano ogni credente ad annunciare la Buona Novella.

Possa Dio trovare ancora oggi credenti “versati” nella Sua Parola, disposti all’ubbidienza e zelanti nella predicazione.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

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