Archivi per la categoria ‘Manna dal cielo’

“Davide regnò… facendo ragione e amministrando la giustizia a tutto il suo popolo”

 

2 Samuele 8:1-18

 

Questo capitolo è una specie di sommario che registra il processo di sviluppo e consolidamento del regno di Davide.

Troviamo innanzitutto l’elenco delle vittorie riportate da Israele, che vanno lette in chiave spirituale in quanto Davide aveva in mente un progetto santo, per quanto non gli fosse concesso di costruire un santuario all’Eterno.

Egli volle raccogliere tutto il materiale necessario per l’opera che suo figlio avrebbe intrapreso.

Il capitolo si conclude con un breve resoconto sull’organigramma ufficiale dello Stato per dimostrare come il regno si fosse ormai strutturato in tutte le sue articolazioni.

Le parole del nostro testo rivelano il segreto di tanta prosperità e intendono esprimere i principi ispiratori del governo di Davide.

Egli non usò metodi tirannici per assicurarsi il potere e non ricercò mai dei privilegi personali, ma si adoperò per il benessere del popolo che Dio gli aveva concesso di guidare.

Davide governò e amministrò la giustizia in ossequio a principi di equità, adempiendo così la vera funzione del proprio ufficio.

Egli agì in qualità di ministro di “Jahveh” unico e grande Re d’Israele.

Finché agì nel pieno rispetto della legalità egli poté consolidare la nazione, ma quando se ne allontanò iniziarono anche per lui periodi di crisi e sconfitta.

Quale lezione per noi!

Finché serviremo il Signore, senza perseguire un interesse egoistico o un tornaconto personale, potremo essere certi della benedizione e del successo del popolo di Dio.

Signore, aiutaci ad essere fedeli, dandoTi sempre tutta la lode e la gloria!

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

Verità ed ipocrisia

 

Marco 3:1-12

 

I Farisei temevano il grande ascendente che Gesù aveva sulla folla, perciò Lo osservavano, anzi Lo spiavano, in ogni Sua azione per poterlo accusare di violazione della legge o di bestemmia contro il Tempio.

Per i farisei anche una buona azione poteva essere motivo di accusa.

Ancora una volta li scorgiamo in agguato, pronti a scattare non appena Gesù avesse operato per guarire l’uomo dalla mano secca.

Avrebbero subito denunciato che una simile condotta violava il Sabato.

Una simile perfidia e ipocrisia si scontrò in questa occasione con la sagacia di Gesù che li interrogò sulla legittimità di operare bene o male durante il Sabato; ma preferirono non rispondere a quella domanda.

Ebbero paura di misurarsi con la franchezza della Verità, loro, maestri di ipocrisia, sofisti e legulei, non seppero rispondere ed abbandonarono come in altre occasioni, quello che avrebbe dovuto essere il loro campo di battaglia preferito.

La mentalità farisaica purtroppo esiste ancora oggi, ed è una logica perversa e insidiosa poiché si muove su un terreno di scaltro opportunismo e non è volta alla ricerca della verità.

Attorno al credente in Cristo c’è una società che lo osserva.

Chi in maniera serena e priva di pregiudizi e chi con l’intento di cogliere in difetto il cristiano, per muovergli accuse per quanto pretestuose e infondate possano essere le argomentazioni su cui si basano.

Viviamo in perenne conflitto con satana, nemico dell’anima nostra, una guerra condotta con astuzia, senza esclusioni di colpi, facendo ricorso a mezzi subdoli.

Ma se la nostra vita è nascosta con Cristo in Dio la Verità saprà confondere, zittire, allontanare l’accusatore e tutti coloro che ne sono strumenti.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

“Non sapevate che io dovevo trovarmi nella casa del Padre mio?”

 

Luca 2:39-52

 

Queste sono le prime parole del nostro Signore riportate dai Vangeli.

Un’altra versione dice: “Non sapevate voi che Io debbo attendere alle cose del Padre mio”.

Gesù a dodici anni accennava per la prima volta alle motivazioni che avrebbero contrassegnato tutta la Sua vita e ogni Sua opera.

In quel: “… debbo…” c’è tutta la forza che animava le Sue opere e ispirava il Suo insegnamento; Egli diede corso in ogni Sua azione a tutta la volontà di Dio.

La Scrittura ci ricorda altresì che Gesù era cresciuto “in sapienza e in statura, e in grazia dinanzi a Dio e agli uomini” ma ci è dato solo di immaginare quale riverente e tenera attitudine avessero Maria e Giuseppe verso Gesù, del Quale conoscevano il meraviglioso e divino segreto.

Essi Lo vedevano svilupparsi in sapienza, in statura e in grazia probabilmente non senza sollecitudine e stupore.

Le parole del giovanetto Gesù rivelano appieno la Sua identità e il Suo programma.

Tuttavia, Egli continuava a vivere sottomesso ai suoi familiari che Lo avevano istruito nelle cose di Dio.

Forse non sfuggiremo alla tentazione di confrontare questo fanciullo con i nostri, ma non dimentichiamoci, come genitori cristiani, di identificarci con loro e di istruirli.

Ma sopra ogni cosa non dimentichiamo che il nostro esempio coerente e la nostra costante istruzione li spingeranno a provare anch’essi il bisogno di “dovere attendere alle cose di Dio e ritrovarsi nella Sua casa per adorarlo”.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

“…credette alla parola che Gesù gli aveva detta…”

 

Giovanni 4:43-54

 

Il Signor Gesù al Suo ritorno in Galilea, era stato preceduto dalla Sua fama.

La gente del luogo credette in Lui soltanto per le Sue opere.

La figura dell’ufficiale reale di Capernaum illustra lo sviluppo progressivo della fede.

Egli in un primo momento considerò Gesù un taumaturgo, e venne a Lui nella convinzione che Gesù potesse guarire suo figlio che “stava per morire”.

L’ufficiale reale chiese a Gesù di scendere con Lui a Capernaum per guarire il figlio, ma il Signore gli rispose con un’espressione che suonò quasi come un rimprovero: “…Se non vedete segni e miracoli voi non crederete” (v. 48).

Così dicendo il Maestro voleva incoraggiar quel povero padre a sviluppare una fede diversa, una fede che lo spronasse ad affidarsi completamente a Lui.

Le parole di Gesù raggiunsero lo scopo, tanto che l’ufficiale reale con fiducia Gli chiese: “Signore, scendi prima che il mio bambino muoia” (v. 9).

Ma il Signore provò ulteriormente la sua fede dicendogli: “…Vai, il tuo figlio vive” (v. 50).

Non dovette essere facile per quell’uomo credere che il suo figliuolo era stato guarito da Gesù in maniera istantanea.

Ma, grazie a Dio, la sua fede lo porto a confidare completamente nelle parole di Gesù e a credere che Gesù era potente da guarire anche a distanza.

Ma la fede dell’ufficiale raggiunse il culmine quando i suoi servitori gli si fecero incontro e l’informarono dell’avvenuta guarigione del figlio.

Egli li interrogò chiedendo l’ora in cui il ragazzo era stato sanato, ed avendo constatato che la guarigione era avvenuta nello stesso momento in cui Gesù aveva detto: “Vai, il tuo figliolo vive”, si affidò interamente a Cristo.

Iddio premiò la fede non solo guarendo il suo figliolo, ma donandogli la gioia di vedere che per fede tutta la sua famiglia venne al Salvatore, ottenendo salvezza e vita eterna.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

“Siamo giunti a questa conclusione”

 

2 Corinzi 5:11-21

 

I tuoi anni di esperienza nel Signore, a quale conclusione ti hanno portato?

Ti consideri spiritualmente un “arrivato”?

Pensi di avere una conoscenza più che esauriente delle cose dello Spirito?

Temi di non trovare nient’altro di nuovo che possa stimolarti ad andare avanti?

Allora fa come l’apostolo Paolo, torna indietro e guarda al sacrificio di Gesù.

Non finiamo di stupirci nel constatare che, dopo aver camminato col Signore, ed aver magari raggiunto con Lui delle cime apparentemente inaccessibili, ci accorgiamo che, in realtà, non ci siamo allontanati di molto dal punto di partenza, quel punto dal quale abbiamo cominciato il nostro avventuroso viaggio con Cristo.

Ed è giusto che sia così, perché tutto deve essere focalizzato sulla vita, morte e risurrezione del Figliuolo di Dio.

Chi ha vissuto prima di Cristo guardava in avanti aspettando che Dio si rivelasse mediante il Suo Figliuolo.

Chi vive oggi e vivrà nel futuro deve riguardare indietro a ciò che è avvenuto, quando Gesù ha dato la Sua vita per la salvezza di tutti.

Così facendo sperimenteremo pienamente la potenza della fede, ma più andremo avanti, maggiore sarà la consapevolezza di non aver ancora realmente compreso cos’è la fede, e la stessa cosa potremmo dire dell’amore, della speranza, dell’ubbidienza e così via.

Abbiamo bisogno di riflettere attentamente, e questo ci porterà alla conclusione fondamentale: “…uno solo morì per tutti” (v. 14).

E’ qui che troviamo le vere risposte, quelle efficaci ed esaurienti, anche se, al momento, forse non ci sembrano tali.

Riflettiamo sul fatto che non c’è nulla di veramente interessante, di veramente importante, di veramente glorioso dinanzi a questo fatto: Gesù morì per noi.

Contempliamo questo sacrificio, meditiamo su di esso, ci sarà così più facile vivere non più per noi stessi ma per Colui che è morto e risuscitato per noi

Dio ti benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

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