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“E voi padri…”

 

Efesini 6:1-9

 

L’ammaestramento cristiano è essenziale nell’educazione dei bambini.

Salomone diceva: “Inculca al fanciullo la condotta che deve tenere, anche quando sarà vecchio non se ne dipartirà”.

Ciò è possibile attraverso l’insegnamento pratico: “Siate miei imitatori, come anch’io lo sono di Cristo”.

Anche l’insegnamento verbale non deve essere trascurato: “Li inculcherai ai tuoi figliuoli, ne parlerai quando te ne starai seduto in casa tua, quando sarai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai”.

Inoltre, la disciplina va esercitata, ma non deve diventare uno sfogo dello stress accumulato durante il giorno: “Non provocate ad ira i vostri figliuoli”, “non irritate i vostri figliuoli, affinché non si scoraggino”.

Nell’educazione è quindi necessario essere determinati: “La follia è legata al cuore del fanciullo, ma la verga della correzione l’allontanerà da lui”.

Il vero amore non disdegna le punizioni: “Chi risparmia la verga odia il suo figliuolo, ma chi l’ama lo corregge per tempo”.

Quasi sempre sgridare non basta: “La verga e la riprensione danno sapienza”.

Le conseguenze di un atteggiamento responsabile da parte dei genitori potranno avere un peso eterno.

“Non risparmiare la correzione al fanciullo, se lo batti con la verga non morrà; lo batterai con la verga, ma libererai l’anima sua dal soggiorno dei morti”.

Per concludere non dovrà mancare il dialogo, bisogna essere pronti a fornire ai nostri figli quelle notizie e istruzioni che altrimenti attingeranno altrove.

Susanna Wesley dedicava una volta la settimana, un’ora ad ognuno dei suoi diciannove figli.

I risultati ce li ha tramandati la storia del Cristianesimo!

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

Un dolce conforto

 

Ebrei 7:1-10

 

In questo passo lo scrittore intende sottolineare la superiorità e l’assoluta perfezione del sacerdozio del Salvatore Gesù, mettendolo a confronto con quello di Melchisedec, re di Salem.

Melchisedec viene menzionato in due brevi passi dell’Antico Testamento: Genesi 14:18, 20; Salmo 110:4.

E’ un personaggio avvolto nel mistero che in qualche modo anticipa il ministerio sacerdotale di Cristo.

Il sacerdozio di Aronne, pur additando quello di Gesù, aveva tuttavia una durata e una funzione circoscritta, era quindi inadatto a prefigurare adeguatamente il ruolo di Cristo.

Ben più appropriata era l’immagine di Melchisedec, re di Salem e sacerdote dell’Iddio Altissimo.

Genesi, che normalmente attribuisce grande importanza alle genealogie, non menziona gli antenati di Melchisedec.

Egli è del tutto solo: non ha predecessori né chi possa proseguire nel suo sacerdozio: è assolutamente unico.

Inoltre, a differenza dei sacerdoti leviti, egli non ha ricevuto la sua investitura sacerdotale da alcuno.

Gesù ha ricevuto il Suo sacerdozio direttamente da Dio Padre e nessun altro è mai stato sacerdote secondo l’ordine di Melchisedec.

Gesù è il nostro unico Sommo Sacerdote: nessuno potrà mai prendere il Suo posto.

È un grande conforto sapere che Colui che ha in mano la nostra vita, Colui che è delegato a fare ciò che noi non potremmo mai fare, è proprio Gesù Cristo, non una debole creatura come tutti noi.

Serbiamo dunque questo dolce conforto anche nei momenti più tristi e bui della nostra vita.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

“Oh, avessero per sempre un tal cuore…”

 

Deuteronomio 5:20-33

 

Queste sono parole di Dio rivolte a Mosè che trasmettono l’ansioso anelito del cuore divino.

l’Eterno esprime inoltre la persistente difficoltà dell’uomo a rimanere costante nelle proprie intenzioni.

La nostra mente riconosce la bellezza, la giustizia e la perfezione della legge divina, ma non ha la forza naturale per rimanere ferma nel desiderio di adempierla.

Ecco però intervenire l’espressione del cuore ed ognuno di noi si identifica in ciò che desidera profondamente.

Infatti, la Scrittura afferma: “…col cuore si crede per ottenere la giustizia…” (Romani 10:10).

Si può essere intellettualmente convinti della validità della legge divina, ma si arriva ad ottenere la giustizia di Cristo solamente quando il nostro desiderio ci spinge a porre fiducia nel “Signore, nostra giustizia”.

Quando permettiamo al nostro unico Mediatore, Cristo Gesù il Signore, di intervenire presso il Padre, allora la Sua giustizia viene applicata a noi!

Ascoltiamo l’anelito del nostro amabile Signore: Egli vuole compiacersi di noi; desidera che il nostro cuore, cioè i nostri sentimenti, i nostri affetti, i nostri pensieri, siano sempre disposti verso di Lui in totale arrendimento, perché la Sua opera si possa compiere in noi!

Come l’Eterno godeva per quegli istanti di resa consapevole del Suo popolo antico, così possa Egli prendere diletto dei momenti della nostra consacrazione, e sia dato a questi attimi di trasformarsi in minuti, ore, giorni, mesi ed anni di dedizione profonda, fino a quando il nostro tempo sarà annullato dall’eternità.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

Una promessa

 

Atti 7:1-19

 

Quella che Stefano indirizzò al Sommo Sacerdote e al Sinedrio è una professione di fede meticolosa e ben articolata.

Può sembrare strano che quest’uomo di Dio che “faceva gran prodigi e segni fra il popolo”, si appresti a ricostruire per sommi capi l’intera storia del popolo d’Israele da Abramo in poi.

Può sembrare strano che racconti queste cose al cospetto della massima autorità religiosa della nazione e lo faccia partendo così da lontano.

Eppure, fin dalle prime pagine della Scrittura e già dalle prime vicende di cui l’essere umano si rese protagonista, si insinua l’annuncio della redenzione e della salvezza realizzata ad opera del Signore.

La fede cristiana, come già dovettero ribadire gli apologeti dei primi secoli, non nasce dal nulla, ma si radica profondamente e in maniera indissolubile nella millenaria rivelazione affidata nelle mani di Israele.

Anche in occasione della tua testimonianza personale è buona regola prendere le mosse dai primi episodi, dai passi iniziali e quindi sviluppare il racconto riportando, ordinatamente, le tappe che ti hanno condotto fuori “dal tuo paese e dal tuo parentado”.

A fondamento della nostra esperienza di fede, proprio come nel caso di Abramo, c’è una chiamata ad uscire ed una ad entrare, c’è un “territorio” da abbandonare e un paese del tutto nuovo verso il quale volgere lo sguardo.

A fondamento della nostra vita di credenti c’è proprio, come per i patriarchi, una promessa e in funzione di questa parola che Dio ha pronunciato, vogliamo sperare, vivere ed amare.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

Alza i tuoi occhi!

 

Il Signore ti proteggerà (…), ora e sempre. (Salmo 121:8)

 

Questo Dio, del quale Davide parla nel Salmo 121 e del quale noi sentiamo la presenza, è il nostro Dio e lo sarà in eterno.

Quante volte nel salmo Davide scrive che il Signore ci assicura la sua protezione…

Eppure ci sarà capitato nei momenti difficili di chiederci: “Signore, dove sei? Perché non lo hai impedito?”; tuttavia… “Se tu non mi avessi protetto, Signore, dove sarei? Come avrei fatto?”

Dio ha dato un senso alla nostra vita!

Abbiamo un Dio meraviglioso pronto a darci aiuto, soccorso… eppure ci sono stati momenti in cui abbiamo messo in discussione la sua certa protezione.

“Ecco”, ci ricorda Davide nel Salmo 121, il Signore, colui che ti protegge, “non sonnecchierà né dormirà”.

È una certezza!

Confida nel Signore!

Egli è l’Onnipotente!

Egli ha sempre il meglio per noi!

Infatti, la Bibbia dice che “tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio” (Romani 8:28).

E allora quando siamo in difficoltà alziamo gli occhi verso Dio! (Salmo 121:1-2)

La tua fede è davvero riposta in Colui che può ogni cosa?

Per quanto grandi possano essere le difficoltà, il Signore ha sempre il potere di soccorrerci, di liberarci.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

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