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Attenti all’indolenza

 

 

Ebrei 6:11-20

 

L’autore dell’epistola agli Ebrei sembra avvertire un principio di affievolimento spirituale nella vita dei credenti a cui si rivolge, e lo Spirito Santo vuole dirci che per conseguire la vita eterna e non cadere nell’indolenza, dobbiamo mantenere costantemente viva la fiamma dell’Evangelo.

Nel corso della storia della chiesa ci furono uomini che dopo una vita ineccepibile, caddero nell’indolenza, perciò stiamo attenti anche noi perché se non vegliamo, corriamo lo stesso pericolo.

L’indolenza, oltre alla pigrizia e alla tiepidezza, si associa inevitabilmente all’apatia, alla disubbidienza e alla ribellione.

Nell’indolenza l’amore è senza calore, la preghiera è priva di fervore, la fede è assente e si crea un vuoto interiore che non ci consente di parlare del Signore.

Ma quando e perché si cade nell’indolenza?

Vi si cade quando presi dalla concupiscenza, cessiamo di guardare l’invisibile; quando trascuriamo la preghiera!

Non abbiamo mai tanto bisogno di pregare come quando non ne sentiamo il bisogno!

Paolo dice: “Non cessate mai di pregare” (I Tessalonicesi 5:17)

  • Quando cessiamo di nutrirci della Parola di Dio, e preferiamo “le cipolle, gli agli e i porri di Egitto”;
  • Quando trascuriamo la comunione fraterna e preferiamo l’amicizia del mondo;
  • Quando chiudiamo “la moneta pregiata” nel forziere del pregiudizio e permettiamo che circolino, indisturbati, spacciatori di banconote false e venditori ambulanti di false dottrine. Se questi raccolgono tanti consensi è inutile meravigliarci, la colpa è nostra perché, abbandonate le “scarpe” dell’Evangelo, ci siamo messi in pantofole e, seduti alla scrivania, siamo più preoccupati a preparare bei sermoni che a trafficare i talenti;
  • Quando, come Giona, fuggiamo dal nostro dovere e, sdraiati all’ombra dell’apatia, non ci interessiamo delle anime perdute;
  • Quando, dimenticando che “ubbidienza vale più che sacrificio”, vogliamo fare quel che ci piace credendo, poi, di placare Dio offrendoGli qualcosa;
  • Quando, dimenticando che tra “il sonno” e “la morte” il passo è breve;
  • Quando pur sapendo che il Signore ritornerà da un momento all’altro e dovrebbe trovarci vigilanti, ci addormentiamo.

Signore dacci grazia di non cadere nell’indolenza!

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

Peccati di ignoranza

 

 

“E sarà loro perdonato, perché è stato un peccato commesso per errore” (“per ignoranza” Vvers. King James) – Numeri 15:25

 

A causa della nostra limitatezza, non siamo pienamente consapevoli dei nostri peccati di ignoranza.

Tuttavia possiamo essere certi che sono tanti, inclusi molti peccati di omissione.

Possiamo agire in tutta sincerità, nell’intento di servire Dio, facendo però quello che Egli non ha mai comandato né potrà mai accettare.
Il Signore conosce tutti questi peccati di ignoranza.

Questo potrebbe allarmarci, poiché nella Sua giustizia ci chiederà conto di ogni trasgressione; ma d’altra parte la fede vede una consolazione in questa promessa, poiché il Signore farà in modo che le macchie da noi trascurate vengano ugualmente eliminate.

Egli vede il peccato, affinché possa smettere di vederlo gettandoselo dietro le spalle.

La nostra grande consolazione è che Gesù, il vero Sacerdote, ha fatto l’espiazione per tutta la congregazione dei figlioli di Israele.

Quella espiazione assicura il perdono anche dei peccati ignorati.

Il Suo sangue prezioso ci purifica da ogni peccato.

Sia che i nostri occhi lo abbiano visto, che abbiano pianto o meno, Dio l’ha visto, Cristo l’ha espiato, lo Spirito Santo ne attesta il perdono, e così godiamo di una triplice pace.

O Padre, Ti lodo per la Tua divina conoscenza, che non soltanto evidenzia le mie iniquità, ma provvede un’espiazione che mi libera ancor prima di aver piena consapevolezza della mia colpa.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

Onorare Dio

 

“ Io onoro quelli che mi “onorano” ” 1 Samuele 2:30

 

Sto facendo dell’onore di Dio l’obiettivo più grande della mia vita e la regola della mia condotta?

Se è così, Egli mi onorerà.

Per un tempo posso anche non ricevere alcun onore dall’uomo, ma Dio stesso mi onorerà nella maniera più concreta.

Alla fine sarà evidente che il modo più sicuro per essere onorati è quello di essere pronti a venire esposti alla vergogna per motivo di coscienza.

Eli non aveva onorato il Signore governando bene la sua famiglia, e i suoi figli non avevano onorato l’Eterno con un comportamento degno del loro ufficio sacro, quindi il Signore non li onorò, ma tolse alla loro famiglia il sacerdozio e fece governare il paese dal giovane Samuele privando del privilegio qualcuno della loro discendenza.

Se desidero che la mia famiglia sia nobilitata, devo onorare il Signore in ogni cosa.

Egli può permettere che i malvagi conquistino onori mondani; ma quella dignità, gloria, onore ed immortalità che soltanto Dio può concedere, Egli li riserva per coloro che si preoccupano di onorarlo con una santa ubbidienza.

Cosa posso fare per onorare il Signore?

Promuoverò la Sua gloria con la mia testimonianza verbale e la mia ubbidienza pratica.

Lo onorerò anche con le mie sostanze offrendoGli qualche servizio speciale.

Ora mi siedo e penso al modo di onorarLo, poiché Egli mi onorerà.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

La parola di Dio, cibo necessario

 

“Non di pane soltanto vivrà l’uomo, ma di ogni parola che proviene dalla bocca di Dio” Matteo 4:4

 

Se Dio volesse potremmo vivere senza pane, come fece Gesù per quaranta giorni; ma non potremmo vivere senza la Sua Parola.

Per mezzo di quella Parola siamo stati creati, e per mezzo d’essa siamo sostenuti, poiché Dio sostiene tutte le cose con La Parola della Sua potenza.

Il pane è una realtà secondaria; la prima fonte del nostro sostentamento è il Signore stesso.

Egli può operare con e senza cause secondarie; non possiamo vincolarlo nella Sua azione ad un metodo preciso.

Non dobbiamo essere troppo solleciti nel rincorrere le cose visibili, ma riguardare piuttosto all’Iddio invisibile.

Abbiamo sentito dire a dei credenti che nella povertà più profonda, quando il pane veniva meno, anche il loro appetito diminuiva; e ad altri, quando le fonti normali di sostentamento venivano a mancare, il Signore mandava un aiuto del tutto inaspettato.

Dobbiamo possedere la Parola del Signore.

Soltanto con questa possiamo resistere al diavolo.

Se ci venisse tolta, il nemico ci avrebbe in suo potere, poiché ben presto verremmo meno.

La nostra anima ha bisogno di cibo sano, e non ne esiste altro all’infuori della Parola di Dio.

Tutti i libri e tutti i predicatori del mondo non possono provvederci un singolo pasto.

Soltanto la Parola che proviene direttamente dalla bocca di Dio può riempire la bocca di un credente.

Signore, dacci sempre più di questo pane.

Noi lo stimiamo al di sopra di qualsiasi prelibatezza regale.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

L’acqua della vita

 

(Giovanni 4:1-15)

 

Gesù, dopo essersi trattenuto per un certo periodo in Giudea, decise di ritornare in Galilea, al nord, nella regione in cui si svolse la maggior parte del Suo ministerio pubblico.

I Giudei, solitamente, evitavano di attraversare la Samaria, preferendo percorrere una strada più lunga, che attraversava la Perea, ad est del Giordano.

Ma in questa occasione, Gesù decise di seguire la via più diretta, attraversando la Samaria, incurante dell’ostilità di quella gente nei confronti dei Giudei.

Forse, ciò che Lo spinse a percorrere quella strada, fu il desiderio di portare l’acqua della vita ad una donna di cui non conosciamo neppure il nome e che i Vangeli ricordano semplicemente come: “la Samaritana”.

Gesù, rimasto solo, chiese alla donna un favore: “Dammi da bere”.

Quella richiesta, suscitò nella donna curiosità, al punto che ella cercò di ottenere spiegazioni da parte del Maestro.

Si trattava di un incontro apparentemente casuale, non voluto, tra due persone separate da tradizioni reciprocamente ostili, rappresentanti di due mondi, geograficamente così affini, eppure, visceralmente avversi l’uno all’altro.

Il compito di Gesù si prospettava difficile, ma la Sua intenzione non era quella di presentare alla donna il quadro della sua vita corrotta ma, piuttosto, la possibilità di vivere una nuova vita.

Il tatto e l’amore di Gesù furono tali da aprire un varco nel cuore di quell’anima permettendole di comprendere e ricevere la Verità.

Anche in questo episodio è Gesù che si abbassa e che cerca di farsi comprendere dalla creatura umana.

Questo avvenimento non è per noi soltanto una delle tante testimonianze dell’opera salvifica di Cristo, ma un esempio che evidenzia la delicatezza ed il tatto necessari per chiunque si fa annunciatore della grazia divina.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima prossima settimana.

 

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