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L’oblazione

 

Levitico 6:14-23

 

L’offerta dell’oblazione non richiedeva né sangue, né vittime, eppure per certi versi rispecchiava la perfezione della natura e della vita dell’uomo Cristo Gesù sofferente e provato.

Il verso 15 del testo ci parla della figura del nostro Signore Gesù, della Sua vita e della Sua umanità perfetta.

Il fior di farina può rappresentare l’umanità di Cristo, perfetta in tutti i dettagli.

Il fior di farina è puro, bianco e fine.

In Cristo uomo tutto era armonia, Egli a volte usava grazia, a volte rimproverava aspramente il peccato.

Egli sapeva consolare e correggere; sapeva come comportarsi tanto nella casa del Fariseo, quanto in quella di Marta e Maria.

L’olio rappresenta lo Spirito Santo: l’offerta era intrisa d’olio proprio come Gesù fu concepito dallo Spirito Santo, e poi unto dallo Spirito in occasione del Suo battesimo nel Giordano.

Anche sui discepoli del Signore nel giorno della Pentecoste lo Spirito Santo discese sotto forma di lingue di fuoco; perché questi credenti dovevano ricevere la potenza per il servizio, e la guida “In tutta la verità”.

L’incenso versato sull’offerta di focaccia veniva interamente bruciato sull’altare.

Esso rappresentava tutta la soddisfazione che Dio ha trovato nella vita del Suo Figliuolo sulla terra.

“…il tuo nome è un profumo che si spande…” (Cantico dei Cantici 1:3).

Tutto ciò che Gesù fece era in funzione della volontà del Padre e non tanto per essere approvato dagli uomini.

Cristo era fedele e proprio per questo venne disprezzato e contraddetto, era semplice, e non Lo stimavano, ma l’accoglienza che trovava non provocava in Lui nessun risentimento, poiché faceva ogni cosa unicamente per soddisfare il Padre celeste.

L’incenso del Suo servizio e dei Suoi affetti era per Dio e saliva continuamente alla Sua presenza.

Ci aiuti il Signore ad arrivare compatti “…all’unità della fede e della piena conoscenza del Figliuol di Dio, allo stato di uomini fatti, all’altezza della statura perfetta di Cristo…” (Efesini 4:13).

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

“Liberi, ma…”

 

1 Corinzi 6:12-20

 

L’opera di salvezza realizzata dal Signore, pone l’uomo che l’accetta, su di un piano totalmente nuovo rispetto a Dio e verso sé stesso.

Pienamente ristabilito nelle sue facoltà spirituali, il credente si ritrova nella necessità di dover imparare ad esercitarle correttamente, esibendo intorno a se una nuova immagine, quella di figliolo di Dio.

L’apostolo Paolo, consapevole di questa responsabilità, rivolgendosi ai credenti di Corinto, evidenzia un’anomalia nell’uso della libertà donata da Dio, che si concretizzava in un atteggiamento tollerante verso situazioni negative, le cui conseguenze si ripercuotevano sulla credibilità della loro fede.

La libertà cristiana può essere erroneamente applicata a circostanze, atteggiamenti e punti di vista che apparentemente sembrano innocui e del tutto legittimi, ma che spesso si rivelano controproducenti.

La pretesa libertà sfocia facilmente in vizi e debolezze, dando luogo a situazioni deplorevoli.

Il controllo di sé, in qualità di uomini rinnovati ad immagine del figliolo di Dio, deve avere il sopravvento portando il credente a realizzare una consacrazione completa e quindi a una comunione più intima con il Signore.

Non vi dovrebbero essere dunque conflittualità tra le diverse componenti che costituiscono l’uomo: spirito, anima e corpo, alla ricerca di momentanee ed apparenti libertà, ma l’intero essere umano reso libero dallo Spirito Santo, deve protendersi verso un unico obiettivo: la gloria di Dio.

La libertà non sia perciò un obiettivo fine a sé stesso, ma uno strumento datoci da Dio, per collaborare e vivere per Lui.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

Vituperati per Cristo

 

1 Pietro 4:12-19

 

Un tema che oggi sembra pressoché inutile trattare è quello della sofferenza dei credenti per il Nome di Cristo.

Stiamo vivendo in un’epoca nella quale godiamo di tutta la libertà possibile per proclamare l’Evangelo.

Eppure questo brano risulta anche per noi di estrema attualità, infatti vi è un tipo di persecuzione, molto più sottile, che non è mai cessata.

Si tratta di quel tipo di opposizione che Pietro definisce “vituperio per il nome di Cristo” (v. 14).

Ogni vero credente che testimonia del Suo Signore, incorrerà nel disprezzo ed in alcuni casi in un atteggiamento di compatimento.

Buona parte degli insegnamenti cristiani sono avviluppati da filosofie ed ideologie mondane, e pochi ormai proclamano la salvezza e la guarigione in Cristo Gesù unitamente al Suo ritorno, poiché questo equivarrebbe a cozzare contro una mentalità restia a credere in un Dio vivente ed operante.

Coloro che affermano queste verità bibliche sono certamente considerati dei pazzi “perché la parola della croce è pazzia per quelli che periscono” (1 Corinzi 1:18), ma l’apostolo Pietro proclama beati coloro che vengono umiliati e derisi a motivo della testimonianza “Perché lo Spirito di gloria, lo Spirito di Dio, riposa su voi”.

Non temiamo perciò di annunziare l’Evangelo, non facciamoci intimorire dagli schernitori, perché costoro non possono comprendere la gioia che il Signore mette nel nostro cuore quando siamo ritenuti degni d’essere derisi come accadde allo stesso Figliolo di Dio.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

Come Esdra

 

Esdra 9:1-15

 

Ci troviamo davanti ad un monito ricorrente nella Scrittura: la proibizione dei matrimoni misti.

In questa occasione, sono coinvolte centinaia di persone appartenenti al popolo di Israele.

La Parola di Dio ci avvisa, mettendoci in guardia contro i disastrosi effetti dei matrimoni misti, vedi i classici esempi di Sansone e Salomone.

La situazione in cui vennero a trovarsi gli esuli tornati assieme a Zorobabele, rappresentava un grave problema che non venne comunque ignorato da Dio.

Tutto ciò amareggiò profondamente Esdra, soprattutto perché anche i sacerdoti e i Leviti non si erano separati dai popoli pagani di quella regione, ma si erano conformati alle loro deviazioni religiose.

Esdra era stato inviato dal re per “informarsi in Giuda e Gerusalemme come vi sia osservata la legge del suo Dio” (Esdra 7:14) e, quando si rese conto della grave condizione di disubbidienza in cui viveva il popolo, dopo aver manifestato il suo dolore alla maniera orientale, si presentò in preghiera davanti all’Eterno.

Con il suo grido di invocazione Esdra dimostra di aver constatato il peccato del popolo, ma in qualità di intercessore si immedesima con esso, anche se egli è del tutto innocente.

Esdra ha proclamato che vi era solo una scelta: la rimozione del male per placare in questo modo l’ira di Dio.

Di fronte ad analoghe situazioni di infedeltà non abbandoniamoci allo scoramento, ma curiamoci di trovare un rimedio e soprattutto cerchiamo di non diventare superficiali, come se la cosa non ci riguardasse affatto.

Non possiamo rimanere impassibili davanti all’immagine di un Dio che non è per nulla tollerante, al contrario di quanto correntemente si crede.

Oggi c’è bisogno più che mai di manifestare la stessa serietà e fermezza di cui ha saputo dar prova Esdra.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

“Va’ mangia il tuo pane con gioia”

 

Ecclesiaste 9:1-10

 

L’Ecclesiaste fornisce dei suggerimenti pratici per chiunque intenda ascoltarli: godere la vita così com’è con tranquillità, eppure i suoi inviti hanno un’eco, un risvolto profetico, che in qualità di credenti in Cristo possiamo “traslitterare” ed applicare alla nostra realtà.

“Va’, mangia il tuo pane con gioia…”.

Come già accennato, ciò si riferisce senza dubbio al cibo fisico, ma profeticamente ricorda quel pane di vita offerto da Cristo: “Io sono il pane della vita, chi viene a ma non avrà fame”.

È questo il pane da assimilare con entusiasmo, capace di assicurare una gioia profonda e duratura.

“Bevi il tuo vino con cuore allegro, perché Dio ha gradito le tue opere”.

Non opere meritorie, ma quelle come l’ubbidienza, la fede e l’arrendimento che sono passi necessari per realizzare la piena purificazione con il prezioso sangue del Salvatore Gesù.

Lui stesso ha detto “chi mangia la mia carne e beve il mio sangue la vita eterna… perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue è vera bevanda”.

“Siano le tue vesti bianche in ogni tempo…”.

Certo il credente che ha accettato il sacrificio di Cristo, quale opera sufficiente e perfetta per la propria salvezza, ha messo ordine nella propria vita e il suo “abito da nozze” è preparato e pronto per quell’occasione.

“L’olio non manchi mai sul tuo capo…”.

C’è un’opera fondamentale che Cristo compie nel credente, a cui segue I’azione dello Spirito Santo, il Quale lo unge per conferirgli forza ed esuberanza spirituale in vista di un servizio efficace alla gloria di Dio.

“Godi la vita con la moglie che ami…”.

L’uomo è invitato a godere la vita, quella vita vera che Cristo rende possibile al credente, quella vita che si esprime non solo nella gioia personale, ma anche nelle parole e nelle opere concrete per diventare un messaggio vivente agli occhi del mondo.

“Tutto quello che la tua mano trova da fare, fallo con tutte le tue forze…”.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

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