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Qualcosa come il cielo

 

“Sia fatta la tua volontà anche in terra com’è fatta nel cielo” (Matteo 6:10)

 

Le cose che occhio non ha vedute, e che orecchio non ha udite e che non son salite in cuor d’uomo, son quelle che Dio ha preparate per coloro che L’amano.

Ma a noi Dio le ha rivelate e soltanto per questo possiamo comprenderle.

Le gioie del cielo sono spirituali e appartengono all’eternità; la descrizione del cielo ci induce a ricorrere a illustrazione vivide, ma la sua realtà rimane qualcosa di indescrivibile a parole.

Dal versetto di oggi possiamo chiaramente comprendere che in Cielo tutte le creature di Dio, gli eserciti angelici e gli spiriti degli uomini resi perfetti compiono sempre tutto quello che il Padre desidera.

Questa realtà rende l’idea di cosa sia effettivamente il Cielo.

Quando il Signore Gesù venne sulla terra lo fece quindi per vivere una vita celeste in mezzo agli uomini, e questo significò innanzitutto fare la volontà di Dio con tutto il cuore.

Noi che Lo seguiamo siamo chiamati a tendere verso il medesimo nobile obiettivo.

Il nostro compito come discepoli e come credenti non è lo stesso di Gesù; il nostro unico proposito deve essere quello di compiere la volontà di Dio.

Questo semplifica la vita in modo meraviglioso, poiché riduce tutti i principi di condotta e di comportamento a un’unica regola, e sebbene non sia sempre facile intendere e seguire la volontà di Dio, se il nostro occhio sarà sincero noi sapremo riconoscerla.

Se la nostra intenzione è pura verremo aiutati ad adempierla.

Allora facciamo nostro, oggi e per sempre, questo motto: “La volontà di Dio, niente di meno, e nient’altro”.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

Una storia confortante

 

“Ma Egli non le rispose parola…” (Matteo 15:23)

 

I ricercatori sinceri che ancora non hanno ottenuto la benedizione, possono trarre conforto da questa storia.

Il salvatore non concesse subito la benedizione, anche se la donna aveva una grande fede in Lui.

Egli intendeva donargliela, ma volle aspettare un po’ di tempo.

“Egli non le rispose parola”.

Le sue preghiere non erano buone?

Niente di meglio al mondo.

Il suo caso non era urgente?

Esso era dolorosamente urgente.

Ella non sentiva a sufficienza il suo bisogno?

Lo sentiva intensamente.

Non era abbastanza fervente?

Lo era.

Non aveva fede?

Ne aveva tanta che persino Gesù se ne meravigliò e disse: “O donna grande è la tua fede”.

Anche se è vero che la fede porta pace, non sempre però essa la concede istantaneamente.

Ci possono essere determinate ragioni che richiedono la prova della fede piuttosto che la sua ricompensa.

La fede sincera può essere nell’anima come un seme nascosto, ma che ancora non è germogliato e fiorito in pace e gioia.

Un silenzio penoso da parte del salvatore è una prova difficile per molte anime che aspettano; ma ancora più pesante è l’afflizione per la Sua risposta aspra e tagliente: “Non è bene prendere il pane dei figliuoli per buttarlo ai cagnolini”.

Molti che aspettano la risposta del Signore trovano una gioia immediata, ma questo non accade a tutti.

Alcuni sono trasportati in un momento dalle tenebre alla luce, ma altri sono come piante dalla crescita più lenta.

Ti può essere dato un profondo senso di peccato, anziché un sentimento di perdono, e in tal caso avrai bisogno di pazientare per sopportare il duro colpo.

Ah! povero cuore, anche se Cristo ti colpisce e ti schiaccia, o se persino ti uccidesse, confida in Lui; anche se dovesse rivolgerti una parola dura, credi nell’amore del Suo cuore.

Ti supplico, non rinunciare a cercare o a confidare nel mio Maestro soltanto perché non hai ancora ottenuto la gioia che stai aspettando.

Rifugiati in Lui e fidati di Lui con perseveranza, anche se non riesci a sperare con allegrezza.

Dio ci benedica.

A risentirci il 6 settembre.

 

La cura di Dio

 

“I miei giorni sono in tua mano” (Salmo 31:15)

 

Il semplice proponimento del credente dovrebbe essere quello di compiere la volontà di Dio.

La complessa applicazione di questa volontà, relativamente ai tempi e alle circostanze, è una questione che riguarda il Signore, ed Egli ha le idee molto chiare.

Il Signore sceglierà per noi sia il luogo del servizio sia quello del riposo; Egli guiderà i nostri passi e stabilirà le nostre fermate.

Se la nostra intenzione di seguire i proponimenti celesti è autentica, Egli non permetterà che la nostra vita possa deviare dalla linea tracciata.

Udremo dietro di noi una voce chiara nel momento del pericolo o in quello del bisogno.

Pertanto, possiamo mettere nelle Sue mani noi stessi e tutto il nostro futuro, e quindi riposare, certi che ogni cosa andrà per il verso migliore.

I nostri desideri saranno esauditi, le nostre ambizioni più nobili si realizzeranno.

Come è soddisfacente la rivelazione biblica di Dio!

Egli è il Santo, l’Onnipotente Dio che sostiene tutte le cose e che conserva la Sua santità in tutta la Sua sovrana potenza.

Tutto questo ci induce a chinarci e ad adorarLo.

Egli, tuttavia, ci viene rivelato anche come nostro Pastore, Colui che ci conduce e che si prende cura di noi in modo amorevole, Colui che ci precede alla ricerca dei pascoli migliori e delle acque più limpide.

Inoltre Egli è anche nostro Padre, il nostro Padre celeste, il quale ha pietà di noi quali Suoi figli e che desidera il meglio per noi.

Egli ci fa studiare presso le scuole più rinomate e ci pone a far pratica nei posti migliori, affinché possiamo crescere nella grazia e sviluppare un carattere che ci renda idonei al servizio di lassù, dando al tempo stesso tutta la gloria a Lui.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

Non più forestieri

 

“Voi dunque non siete più né forestieri… ma siete concittadini dei santi” (Efesini 2:19)

 

Il peccato non porta con sé soltanto il senso di colpa e la consapevolezza che al male commesso debba seguire un castigo, ma produce altresì un senso di estraneità.

Il peccatore sa che ogni trasgressione lo separa da Dio.

In molti casi sembra che gli uomini preferiscano restare lontani da Lui, e che inventino i più disparati stratagemmi per occupare la mente e per non pensare troppo al Signore e alle loro colpe.

Altre volte, invece, vengono compiuti numerosi tentativi per ridurre, o eliminare, le distanze fra l’uomo e Dio.

C’è però soltanto una via per ritornare al Signore e ripristinare il Suo favore.

È la via tipificata dalla celebrazione della Pasqua, e realizzata sulla croce del Calvario.

Possiamo accostarci soltanto per mezzo del sangue di Cristo: non c’è un’altra via.

Noi, pertanto, che siamo stati riavvicinati a Dio, dobbiamo tutto a Lui; questo dovrebbe riempire il nostro cuore di umile ringraziamento.

Non siamo più forestieri, ma amici.

Abbiamo pace con Dio, e possiamo accostarci alla cena del Signore quale memoriale del Suo sacrificio, non per essere salvati, ma perché siamo già nati di nuovo e siamo stati introdotti nella famiglia di Dio.

Come tali siamo anche concittadini dei santi; tutti i redenti sono nostri compagni e fratelli.

Non siamo più forestieri per il Signore, siamo figli Suoi; non siamo più estranei per i santi, ma loro concittadini.

Apparteniamo alla vera “aristocrazia”, quella celeste.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

Guardando alla fossa

 

“Eravamo per natura figliuoli d’ira, come gli altri” (Efesini 2:3)

 

È utile per noi ricordare la nostra natura quando ricevemmo la grazia, o, per usare le parole del profeta, “considerate la buca della cava onde foste cavati”.

La Bibbia sapientemente ci ricorda che un tempo eravamo figli d’ira come gli altri, e l’ira di Dio era su di noi.

Eravamo morti nei peccati e incapaci di vivere in funzione di Dio; eravamo lontani dal Signore, estranei e nemici perfino di noi stessi, a causa delle nostre opere malvagie.

Eravamo come tutti gli altri, e non avremmo mai potuto distinguerci da loro.

La grazia di Dio, però, ci raggiunse, per trasportarci dal regno delle tenebre a quello del caro Figliolo di Dio.

Il cambiamento fu dovuto soltanto alla misericordia divina e per sola grazia.

Il passaggio ad una nuova vita fu opera dello Spirito Santo, l’abolizione dell’ira fu tutta opera del Figlio di Dio.

Il ricordo della nostra condizione naturale certamente ci renderà comprensivi verso coloro che sono ancora nella posizione in ci trovavamo noi.

Non siamo chiamati a giudicarli ma, piuttosto, ad amarli e a cercare ogni occasione per annunciare loro l’amore di Dio, l’opera della croce e l’offerta meravigliosa del Vangelo.

Quando vediamo uomini e donne immersi nel loro peccato, ognuno di noi dovrebbe dire a sé stesso: “Là sarei anch’io se non fosse per la grazia del Signore”; allora, invece di ringraziare Dio per non essere come gli altri, cercheremo di portarli al Salvatore attraverso la testimonianza e la preghiera.

Come il ricordo della nostra condizione di un tempo ci manterrà umili e comprensivi verso coloro che sono ancora nel peccato, così il ricordo di quando fummo visitati da Dio per la prima volta risveglierà in noi l’amore per il Signore.

È opportuno non cessare mai di meravigliarci della grazia di Dio che ci ha salvato.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

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