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La creatura non riconosce il suo creatore

 

Salmo 114

 

L’uomo materialista di oggi, proprio come quello di ieri chiede provocatoriamente: “Dov’è il Signore?”

Sembra che il progresso contribuisca a far sì che la creatura si allontani sempre più dal suo Creatore.

Dio nel creare l’uomo lo formò “…dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici un alito vitale, e l’uomo divenne un’anima vivente” (Genesi 2:7).

L’uomo generalmente non riconosce di essere opera delle mani di Dio, quindi non si studia di ricercarLo e si abbandona alle passioni che lo trascinano sempre più in basso, conducendolo inevitabilmente alla perdizione.

“Trema, o terra, alla presenza del Signore…” (v. 7).

Dov’è il Signore?

Egli è presente in mezzo alla comunità dei santi.

Ma chi sono i santi?

Sono coloro che hanno accettato il sacrificio sancito col sangue del Suo Figliuolo.

Cristo è presente dove due o tre sono radunati nel Suo nome.

E’ presente ovunque, in quanto è Spirito e Verità.

Egli non abita in templi costruiti dalla mano degli uomini, ma vuole fissare la Sua dimora nel cuore stesso dell’uomo in virtù della fede.

Possa il nostro cuore aprirsi e ricevere Cristo come Salvatore.

Gesù disse: “Chi crede nel Figliuolo ha vita eterna; ma chi rifiuta di credere al Figliuolo non vedrà la vita, ma l’ira di Dio resta sopra lui” (Giovanni 3:36).

Vogliamo possedere vita eterna, pace, gioia e consolazione?

Accettiamo Gesù con tutto il nostro cuore!

Possano queste poche parole indurci a cercare il Signore mentre Lo si può trovare.

Ma per poterlo trovare è posta una condizione: dobbiamo, arrenderci nelle Sue mani e riconoscerLo come nostro unico e personale Salvatore.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

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Cristo ha vinto per tutti!

 

Romani 3:9-20

 

L’epistola ai Romani, dal verso 9-20 del cap. 3, tratteggia un quadro desolante, ma veritiero della condizione umana.

E’ difficile, dopo averlo letto senza pregiudizio e con la serenità necessaria, continuare ad avere fiducia nell’uomo.

Il re della creazione di Dio viene posto sul banco degli imputati e processato senza alcun accanimento, ma con il massimo rigore e la competenza che sono proprie della Parola di Dio, che è vivente ed efficace e più affilata di qualunque spada a due tagli, per penetrare nei più intimi recessi dell’animo umano e metterne a nudo le intenzioni e le vere finalità del cuore.

Che dire?

Esclamiamo insieme all’angelo dell’Apocalisse: “Sei giusto tu che sei e che eri, tu, il Santo, per aver così giudicato” (Apocalisse 16:5).

Oh se l’umanità si riconoscesse in questo quadro impietoso ma veritiero, per realizzare quel disprezzo di sé senza il quale non vi può essere un reale pentimento.

Com’è sconfortante scoprire in qualche riposto cantuccio del nostro cuore quella “fiducia in sé” che sempre e in ogni circostanza fa “a meno di Dio” e della Sua grazia.

Non è possibile riposare completamente e fiduciosamente nelle braccia di Dio, se continuiamo ad annaffiare la pianticella dei nostri meriti e delle nostre qualità.

Il Signore ci salva attraverso la disfatta, ci santifica sul terreno della “sfiducia in sé”, e della fede illimitata nella Sua grazia.

L’uomo ha perduto e inevitabilmente perderà sempre la sua battaglia.

Nessuno fa eccezione, perché non v’è alcun giusto, neppure uno.

Solo Cristo ha vinto, per Sé e per gli tutti.

Conviene dunque puntare decisamente lo sguardo su Lui e sulla Sua giustizia per superare con l’aiuto del Figliuolo di Dio il mare delle nostre miserie.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

“…e Tu mi distruggi!”

 

Giobbe 10:1-22

 

Molto spesso, proprio perché non digeriamo la nostra condizione di sofferenza, ci facciamo un’immagine distorta di Dio.

Lo vediamo, in certi momenti, come “un Dio crudele e vendicativo” o, come avvenne per Giobbe, “un Dio ingiusto”.

Questo uomo di Dio è inacerbito dall’atteggiamento moralista dei primi due “amici”, che volevano ricercare ad ogni costo la causa di queste ripetute tragedie.

Le repliche di Giobbe provano la meschinità di ogni uomo quando si prova a gareggiare con la santità di Dio o di mettere in discussione la Sua legittima sovranità.

Giobbe dimentica che Dio è comunque fedele, e arriva a pensare che Egli lo stia portando alla morte ingiustamente.

No, non siamo come utensili da gettare una volta utilizzati!

Non siamo come uno strumento che, quando sta per essere rifinito, viene cestinato per capriccio!

Dio è fedele e l’Opera Sua continua anche nel bel mezzo del crogiolo della prova, per ricrearci “…all’immagine di Dio nella giustizia e nella santità…” (Efesini 4:24).

Fratelli, non scoraggiamoci per le sofferenze.

Se Dio le ha permesse, rimangono comunque sotto il Suo controllo ed Egli le rapporta in ogni caso alle nostre forze (cfr. 1 Corinzi 10:13), e le rende utili in funzione della nostra piena maturità spirituale (cfr. 1 Pietro 1:7).

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

“E voi padri…”

 

Efesini 6:1-9

 

L’ammaestramento cristiano è essenziale nell’educazione dei bambini.

Salomone diceva: “Inculca al fanciullo la condotta che deve tenere, anche quando sarà vecchio non se ne dipartirà”.

Ciò è possibile attraverso l’insegnamento pratico: “Siate miei imitatori, come anch’io lo sono di Cristo”.

Anche l’insegnamento verbale non deve essere trascurato: “Li inculcherai ai tuoi figliuoli, ne parlerai quando te ne starai seduto in casa tua, quando sarai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai”.

Inoltre, la disciplina va esercitata, ma non deve diventare uno sfogo dello stress accumulato durante il giorno: “Non provocate ad ira i vostri figliuoli”, “non irritate i vostri figliuoli, affinché non si scoraggino”.

Nell’educazione è quindi necessario essere determinati: “La follia è legata al cuore del fanciullo, ma la verga della correzione l’allontanerà da lui”.

Il vero amore non disdegna le punizioni: “Chi risparmia la verga odia il suo figliuolo, ma chi l’ama lo corregge per tempo”.

Quasi sempre sgridare non basta: “La verga e la riprensione danno sapienza”.

Le conseguenze di un atteggiamento responsabile da parte dei genitori potranno avere un peso eterno.

“Non risparmiare la correzione al fanciullo, se lo batti con la verga non morrà; lo batterai con la verga, ma libererai l’anima sua dal soggiorno dei morti”.

Per concludere non dovrà mancare il dialogo, bisogna essere pronti a fornire ai nostri figli quelle notizie e istruzioni che altrimenti attingeranno altrove.

Susanna Wesley dedicava una volta la settimana, un’ora ad ognuno dei suoi diciannove figli.

I risultati ce li ha tramandati la storia del Cristianesimo!

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

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