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La comunità cristiana

 

1 Timoteo 5:1-8

 

La comunità cristiana è una famiglia, e proprio perché è tale, i rapporti fra i suoi membri devono essere fondati sul rispetto e sulla purezza.

Non ci deve essere un unico metodo per riprendere coloro che sbagliano: ci sono dei riguardi dovuti all’età e al sesso.

Paolo rivolge questo consiglio a Timoteo affinché lo pratichi nel suo servizio pastorale.

Le esortazioni raccolte in queste poche parole costituiscono un esemplare trattato di prudenza e moderazione a cui attenersi nell’esplicazione delle cure pastorali.

Impossibile non ammirare come la sapienza che procede dall’alto guidi la penna dell’apostolo.

Questo stesso brano pone in evidenza l’altruismo che deve regnare nella comunità dei credenti.

Ciò è di estrema importanza in un mondo dominato dall’egoismo.

Se nel mondo i problemi affettivi, familiari e sociali non paiono trovare soluzione, così non deve accadere nella Chiesa del Signore, nella quale bisogna far prevalere l’amore per il prossimo.

Notiamo come la Chiesa primitiva si prendeva cura delle persone sole e bisognose (cfr. Atti 6:1).

Tutto ciò rivoluzionava i costumi di un’epoca in cui le vedove anziane erano, il più delle volte, abbandonate a se stesse, non esistendo alcuna forma di assistenza sociale.

La comunità locale, portando aiuto a queste vedove, consentiva loro di svolgere un’importante ministerio: quello della preghiera.

Chi sosteneva i propri familiari era accetto al cospetto di Dio; ciò è valido ancora oggi e, rileggendo il verso 8, chiediamoci se stiamo facendo tutto il possibile per sovvenire alle necessità dei nostri cari.

Se così non fosse, la dichiarazione biblica appare tremenda: abbiamo rinnegato la fede, e siamo peggiori degli increduli!

L’insegnamento che ci proviene dall’apostolo non è facoltativo ma costituisce un ordine ben preciso che dobbiamo eseguire affinché la nostra vita sia irreprensibile agli occhi di Dio e degli uomini.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

Un patto che raggiunge i discendenti

 

“E fermerò il mio patto fra me e te e i tuoi discendenti dopo di te, di generazione in generazione; sarà un patto perpetuo per il quale io sarò l’Iddio tuo e della tua progenie dopo di te”. Genesi 17:7

 

Dio mio, tu hai stipulato con me un patto in Cristo Gesù mio Signore; ed ora, ti prego, fa che i miei discendenti siano inclusi in questa benedizione.

Aiutami a credere che questa promessa è rivolta a me come ad Abramo.

So che i miei figlioli cadono nel peccato essendo nell’iniquità, allo stesso modo dei figli degli altri uomini, quindi, non chiedo nulla sulla base della loro natura, poiché so che “ciò che è nato dalla carne è carne” e niente più.

Signore, fa che possano aderire al Tuo patto di grazia in virtù dello Spirito Santo!

Io prego per i miei discendenti di tutte le future generazioni.

Sii Tu il loro Dio come sei il mio.

L’onore più alto è che mi hai concesso è quello di poterTi servire.

Fai in modo che anche la mia progenie possa servirti in tutti gli anni a venire.

Tu fosti il Dio di Abrahamo, ma anche di suo figlio Isacco!

Se Anna fu una tua figliuola, è pur vero che Samuele non si dipartì dalla volontà dell’Iddio vivente.

Signore, se hai già mostrato il Tuo favore nella mia famiglia, Ti prego di ricordare le altre famiglie del Tuo popolo che non sono ancora state benedette in questo modo.

Sii l’Iddio di tutte le famiglie di Israele.

Fa che nessuno di quelli che temono il Tuo nome sia messo alla prova da una famiglia empia e malvagia, Te lo chiedo nel nome del Tuo Figliolo Gesù Cristo.

Dio ti benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

Regole per la prosperità

 

“Solo sii molto forte e coraggioso; abbi cura di mettere in pratica tutta la legge che Mosè, mio servo, ti ha data; non te ne sviare né a destra né a sinistra, affinché tu prosperi dovunque andrai”. Giosuè 1:7

 

Il Signore sarà con noi nel combattimento della fede, ma Egli ci chiede di seguire strettamente le Sue regole.

Le nostre vittorie dipenderanno molto dalla capacità di ubbidire a Lui con tutto il cuore, infondendo cosi forza e coraggio nelle azioni della nostra fede.

Se siamo poco entusiasti nel seguire il Signore, non possiamo che aspettarci una modesta benedizione.

Dobbiamo ubbidire al Signore con attenzione e ponderatezza.

“Avendo cura di mettere in pratica” dice il testo, e questa è una esortazione densa di significato.

Ciò riguarda ogni aspetto della volontà divina; dobbiamo ubbidire con disponibilità totale.

La nostra regola di condotta è “tutta la legge”.

Non possiamo selezionare o scegliere ciò che più gradiamo, ma dobbiamo prendere i comandamenti divini così come ci sono stati rivelati.

In tutto questo dobbiamo procedere con precisione e costanza.

Il nostro deve essere un cammino diritto, senza deviazioni a destra o a sinistra.

Non dobbiamo errare divenendo più rigidi della legge, né volgerci ad un cammino più libero e facile.

Da una simile ubbidienza conseguirà una vita spirituale veramente prospera.

O Signore, aiutaci a vedere che accadrà proprio questo!

Non metteremo alla prova invano la Tua promessa.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

Un cercatore esperto

 

“Poiché, così dice il Signore, l’Eterno: Eccomi! Io stesso domanderò delle mie pecore, e ne andrò in cerca”. Ezechiele 34:11

 

Egli fa questo al principio, quando i Suoi eletti sono come pecore sperdute che non conoscono il Pastore del gregge.

In che modo meraviglioso Egli trova i Suoi eletti!

Gesù è grande sia come Pastore alla ricerca di pecore smarrite che come Pastore che mette in salvo il Suo gregge.

Anche se molti di quelli che il Padre gli ha dati arrivano alle soglie dell’inferno, tuttavia il Signore, cercando e domandando, li trova e li attira a Sé nella Sua grazia infinita.

Egli ci ha cercati: c’è speranza per i nostri cari che presentiamo in preghiera, poiché Egli troverà anche loro.

Il Signore ripete questo intervento quando qualcuno del Suo gregge si allontana dai pascoli della verità e della santità.

Essi possono cadere in pesanti errori e tristi peccati, precipitando in enormi difficoltà; ma il Signore, che si è fatto garante per loro di fronte al Padre Suo, non permetterà che uno solo si allontani al punto da perire.

Con la Sua provvidenza li cercherà in terre straniere, nelle dimore della povertà, negli antri dell’oscurità, nelle profondità della disperazione; Cristo non perderà neppure uno di quelli che il Padre Gli ha dati.

E’ una questione di onore per Lui cercare e salvare tutto il gregge, senza alcuna eccezione.

Che meravigliosa promessa posso rivendicare, se in quest’ora stessa sono spinto a gridare a Dio: ‘Mi sono sviato come una pecora smarrita!”.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

Servire Gesù

 

“Egli, avvicinatosi, la prese per la mano e la fece alzare; la febbre la lasciò ed ella si mise a servirli”. Marco 1:31

 

Questo è esattamente ciò che Gesù fa alle persone che sono malate nel corpo, a coloro che sono malati nell’anima e a quelli che sono abbattuti e non sono in grado di alzarsi.

Egli non sa ne sta lontano quando vuole aiutare le persone e chiamarle a Lui, ma va a loro con il cuore caldo e la mano pronta di un fratello.

Questa è la maniera in cui dovremmo imparare ad aiutarci l’un l’altro, stendendo una mano forte che solleva coloro che sono giù.

Molti cadono e muoiono ma avrebbero potuto essere salvati se qualcuno fosse giunto nel nome di Cristo e li avesse aiutati ad alzarsi.

Non dovrebbe essere trascurato l’esempio di questa donna.

Cristo le aveva fatto dono della vita, e che cosa avrebbe doluto fare ora se non consacrarla al servizio di Colui che gliel’aveva resa?

E questo fece, non soltanto con parole di ringraziamento, o con tenere espressioni di lode, ma in un servizio attivo.

Si alzò e si mise a servire il suo Guaritore e i Suoi amici.

Il suo servizio fu del tipo più pratico ed efficace.

Non cercò l’opportunità per rendere a Gesù un grande servizio; mise mano semplicemente al primo servizio che si presentò e si dispose ad offrire ai suoi ospiti le comuni attenzioni di una casalinga.

Ogni persona malata che viene ristabilita, dovrebbe affrettarsi a consacrare al servizio di Dio la vita che le è stata ridata.

Sicuramente è stata risparmiata per un motivo, e saremmo sleali verso il Signore se non la dedicassimo in questo modo.

Molti cercano opportunità particolari per servire Cristo, immaginando qualche servizio bello e gratificante.

Nel frattempo lasciano sfuggire dalle loro mani le cose autentiche in cui Gesù vorrebbe che essi Lo servissero.

Il vero servizio a Cristo consiste nel compiere prima di tutto e nel modo migliore i propri doveri quotidiani.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

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