ALZA GLI OCCHI

“Alla fine di quei giorni, io, Nabucodonosor, alzai gli occhi al cielo e la ragione tornò in me.

Benedissi l’Altissimo, lodai e glorificai colui che vive in eterno: il suo dominio è un dominio eterno e il suo regno dura di generazione in generazione” (Daniele 4:34).

L’episodio che termina con un Nabucodonosor rientrato in sé stesso, era iniziato con un uomo arrogante e pieno di sé che guardandosi attorno e vedendo il frutto del suo ingegno e delle sue conquiste si era così spinto all’autoesaltazione da precipitare nella condizione di un essere senza dignità: Egli fu scacciato di mezzo agli uomini, mangiò l’erba come i buoi, il suo corpo fu bagnato dalla rugiada del cielo, i capelli gli crebbero come le penne delle aquile e le sue unghie diventarono come quelle degli uccelli (Leggi Daniele 4:29-33).

Che sia per presunzione o per autocommiserazione, non v’è errore più grande che l’uomo possa commettere di concentrarsi su sé stesso e sulla realtà circostante.

Nell’uno e nell’altro caso, lo sbaglio non consiste soltanto in quello che si vede… ma in quello che si rifiuta di vedere.

Quando l’uomo guarda a sé e non alza gli occhi, per vedere il Cristo di Dio che ci è stato donato, non può che precipitare (prima o poi, in maniera più o meno evidente) in una condizione più prossima alla bestialità che non all’umanità concepita dal Creatore e compromessa dal peccato.

Il re, orgoglioso e superbo, passando per quell’umiliazione – e soltanto dopo aver guardato in alto – riebbe la sua vita e una gloria superiore a quella che aveva prima.

Come per una specie di “rigenerazione”, Nabucodonosor non fu più quello di prima e diede una testimonianza unica nella storia dell’umanità: Benedissi l’Altissimo, lodai e glorificai colui che vive in eterno: il suo dominio è un dominio eterno e il suo regno dura di generazione in generazione.

Tutti gli abitanti della terra sono un nulla davanti a lui; egli agisce come vuole con l’esercito del cielo e con gli abitanti della terra; e non c’è nessuno che possa fermare la sua mano o dirgli: «Che fai?» [...] Ora io, Nabucodonosor, lodo, esalto e glorifico il Re del cielo, perché tutte le sue opere sono vere e le sue vie giuste, ed egli ha il potere di umiliare quelli che procedono con superbia (Dan. 4:34-37).

Carissimi, qualunque sia la circostanza che ci sta facendo concentrare su noi stessi, sulle nostre aspirazioni, sulle conquiste o sulle nostre sconfitte e su qualsiasi cosa di umano e terreno tanto da farci perdere di vista Cristo, questa mattina siamo invitati ad alzare gli occhi al cielo.

Non abbiamo né motivo, né diritto di esaltarci o commiserarci come se il mondo girasse soltanto intorno a noi stessi.

C’è un Dio, lassù nel cielo, che regge le sorti del mondo intero e, in special modo, di quelli che confidano in Lui.

Cristo Gesù, vero Dio e vero uomo, unico Mediatore fra Dio e gli uomini, è alla Sua destra e intercede per quelli che sperano nel Suo nome.

Confidando in Lui, nella Sua opera di Grazia e nella Sua benedetta Parola e guidati dallo Spirito Santo rimaniamo coi piedi ben piantati in terra (senza esaltarci), con lo sguardo ben puntato al cielo (senza deprimerci) per servirLo, nell’attesa del Suo ritorno.

Il Signore ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

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