ABBIAMO BISOGNO DEGLI ALTRI

Hai già assistito ad una competizione sportiva, a una partita di calcio o a una gara di pallacanestro, in cui un giocatore monopolizza la palla e non la passa ai compagni?

Per bravo che sia, una buona difesa finirà per fermare questo atleta egocentrico, annullando o minimizzando la sua bravura.

Esiste un buon motivo per il quale questo atleta fa parte di una squadra: difatti lui da solo non riuscirebbe a vincere.

In modo simile, la cultura del mercato accentua così tanto l’individualità dei singoli operatori, che alla fine molte mete di squadra sono sacrificate e alla fine arriva la sconfitta.

Invece di un lavoro in comune, i grandi realizzatori preferiscono attrarre l’attenzione su se stessi, compromettendo l’esito della società alla ricerca di benefici propri.

Il concetto del lavorare efficacemente in équipe, dipendendo gli uni dagli altri, non è nuovo.

Si evidenzia in tutte le civiltà nella storia.

La Bibbia una collezione di libri compilati lungo i secoli, riafferma con frequenza il valore del lavoro svolto in comune.

ANCHE I PIÙ FORTI HANNO BISOGNO DEL SUPPORTO DEGLI ALTRI.

Il dirigente di una grande società riceve applausi quando la sua organizzazione prospera, però riceve la parte maggiore di responsabilità quando le cose non vanno bene.

Ma nemmeno il leader più grande o il più abile può fare da solo tutto il lavoro, e nemmeno possiede tutte le abilità per i differenti compiti.

“Meglio essere in due che uno solo, perché due hanno un miglior compenso nella fatica.” (Ecclesiaste 4:9).

IL LAVORO IN EQUIPE PERMETTE DI VINCERE IL FALLIMENTO.

Praticamente nessuno ha successo al 100% delle sue attività di lavoro.

Una parte di queste attività sono in realtà errori.

Quando sbagliamo o inciampiamo, è fondamentale la presenza di un altro vicino a noi, per sorreggerci, togliere la polvere, incoraggiarci a ritentare e a suggerirci il perché dell’errore commesso: “Infatti, se vengono a cadere, l’uno rialza l’altro. Guai invece a chi è solo: se cade non ha nessuno che lo rialzi.” (Ecclesiaste 4:10).

LAVORARE SENZA COLLABORATORI PUÒ DIMINUIRE LA PRODUTTIVITÀ.

Lavorare da soli può limitare l’efficienza e la creatività di una persona, soprattutto in aziende dove la creatività è vitale.

In queste situazioni, le menti possono raggiungere soluzioni che non si sarebbero raggiunte isolatamente.

L’attrito creativo può far sorgere ciò che esiste di meglio in ciascuno di noi: “Inoltre, se due dormono insieme, si possono riscaldare; ma uno solo come fa a riscaldarsi?” (Ecclesiaste 4:11).

LA FORZA DELLA INTERDIPENDENZA NON PUÒ ESSERE ESERCITATA DA SOLI.

Un cavallo è capace di sopportare un certo peso, ma se è posto a lavorare assieme ad un altro, potrà trasportare una maggiore quantità di carico.

Ciò è vero anche in grandi organizzazioni dove le sfide sono, molte volte, impossibili da superare da una sola persona: “Se uno aggredisce, in due gli possono resistere e una corda a tre capi non si rompe tanto presto” (Ecclesiaste 4:12).

A risentirci a settembre.

 

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