Misericordia e giudizio

 

“Se mi mettesse alla prova, ne uscirei come l’oro” (Giobbe 23:10)

 

Il credente è un viaggiatore; egli non è qui per vivere la sua esistenza come se questa rappresentasse una realtà definitiva.

Come un forestiero e un pellegrino, egli sta attraversando questo mondo per arrivare alla città celeste.

Ma c’è uno scopo che non è collegato né è funzionale al raggiungimento di un dato luogo (il cielo) ma che è connesso alla formazione di un carattere ben preciso.

Il percorso del pellegrino è concepito per produrre una personalità che si riveli adatta al luogo e al servizio che ci attende nell’eternità.

Per produrre un simile carattere, ed essere di benedizione agli altri lungo il cammino, Dio ha prestabilito un percorso.

Nessun progresso e nessuna sosta avviene per caso; le spinte in avanti come le frustrazioni fanno tutte parte del Suo piano.

Le porte chiuse come quelle aperte si rivelano utili durante il cammino.

Quaggiù non siamo in grado di comprendere il significato di molti accadimenti; del resto, come potrebbero esseri così semplici e limitati comprendere il mistero delle vie del sapiente Iddio?

Ma la nostra incapacità di comprendere ci offre l’opportunità di confidare in Dio, di raccontarGli e di dimostarGli che siamo felici di ciò che Egli sta facendo per noi, perché confidiamo nel fatto che ogni cosa è finalizzata al nostro bene.

Mentre compiamo questo viaggio, le cose del mondo perdono importanza poiché, avendo come obiettivo l’eternità, il nostro carattere viene perfezionato in vista del servizio che ci attende.

Siamo il popolo di Dio.

Egli conosce la nostra fragilità, per questo ci sta fortificando per mezzo dei pesi che portiamo.

Egli conosce le nostre mancanze e ci prepara a fare il meglio proprio attraverso i nostri errori.

Ora ci sono domande che rimangono prive di risposta ma, quando avremo raggiunto il paese dell’Emmanuele, allora potremo cantare: “Con misericordia e con giudizio Egli ha intessuto l’ordito del mio tempo”.

È il trionfo della fede che ci porta a credere che tutte le Sue provvidenze sono autentiche grazie.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

Scelti dal mondo

 

“Se foste del mondo, il mondo amerebbe quello che è suo; poiché non siete del mondo, ma io ho scelto voi in mezzo al mondo, perciò il mondo vi odia” (Giovanni 15:19)

 

Qui c’è una grazia che rivela come i credenti sono l’oggetto speciale dell’affetto divino.

Quando il tuo spirito è pesante e oppresso, troverai che essa sarà come un balsamo sulle tue ferite.

Coloro che dubitano della dottrina della grazia e le lasciano nell’ombra, perdono i migliori grappoli di Eshcol, perdono i vini purificati dai residui e i cibi grassi pieni di midollo.

Non esiste balsamo a Galaad che possa paragonarsi ad essa.

Se il miele del bosco di Gionathan al semplice tocco faceva illuminare gli occhi, questo miele illuminerà il tuo cuore, inducendoti ad amare e a conoscere i misteri del regno di Dio.

Mangia, e non temere di mangiarne troppo, serviti di questa prelibatezza, e non temere che sia un cibo troppo delicato.

La carne della tavola del Re non sarà mai indigesta per nessuno dei suoi cortigiani. sforzati di aprire la tua mente, per comprendere sempre di più l’amore eterno di Dio.

Quando vi sarai asceso, fermati sul monte della grazia.

Gli impegni assunti nel patto, sono le munizioni della Rocca stupenda dietro la quale ci trinceriamo.

Con la garanzia di Cristo Gesù, questo diventa un luogo tranquillo di riposo.

La Sua promessa, il Suo patto, il Suo sangue, sostengono nelle acque tempestose, quando ogni altro appoggio terreno viene meno, essi restano forza e sicurezza.

Se Gesù ha stabilito di portarmi nella gloria, e se il Padre ha promesso che mi avrebbe dato al Figlio per essere una parte dell’infinita ricompensa per la fatica della Sua anima, allora, anima mia, fino a quando Dio non sarà infedele, fino a quando Gesù non cesserà di essere la Verità, tu sarai al sicuro.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

Vivere a dio

 

“Poiché il suo morire fu un morire al peccato, una volta per sempre; ma il suo vivere è un vivere a Dio.” (Romani 6:10)

 

La morte di Cristo è il punto centrale della storia, ed è pure il fulcro dell’eternità.

Nel cielo ci verrà costantemente ricordata l’opera del Calvario per mezzo dell’Agnello, seduto sul trono.

Ma anche sulla terra dobbiamo ricordare la Sua morte finché Egli venga.

Il senso ultimo del Suo sacrificio supera le nostre capacità di comprensione; essendo un’opera divina, svolta però in una dimensione umana, essa riguarda l’eternità e l’infinito, pur non rimanendole estranea la dimensione del tempo.

Ma, come noi sappiamo, Egli morì per i peccatori, vale a dire che subì una condanna che non Gli apparteneva, e di questo noi ci gloriamo.

Ma con questo versetto ci viene ricordato anche un altro aspetto di quella morte, cioè che Egli morì al peccato.

Nella morte Egli annientò il peccato una volta per sempre, oltrepassando definitivamente la sfera della sua potenza.

Ora, in ogni aspetto della Sua morte, Cristo è uno con il credente e, coerentemente alle Scritture, vogliamo ribadire che in Lui anche noi siamo morti al peccato.

Vogliamo quindi ripudiare il peccato una volta per sempre, e affermare che in Cristo siamo morti ad esso, sotto ogni sua forma.

Morendo in questo modo acquisiremo la medesima mente del Salvatore riguardo a Dio e a noi stessi.

Se rifiutiamo di governare la nostra vita in modo autonomo, ci dedicheremo a fare unicamente la volontà di Dio dal profondo del nostro cuore.

Non c’è altro che dolore e frustrazione nell’ubbidire alla propria volontà, per quanto essa possa apparire lecita e buona.

Soltanto nel fare la volontà di Dio c’è riposo, il vero e dolce riposo.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

Qualcosa come il cielo

 

“Sia fatta la tua volontà anche in terra com’è fatta nel cielo” (Matteo 6:10)

 

Le cose che occhio non ha vedute, e che orecchio non ha udite e che non son salite in cuor d’uomo, son quelle che Dio ha preparate per coloro che L’amano.

Ma a noi Dio le ha rivelate e soltanto per questo possiamo comprenderle.

Le gioie del cielo sono spirituali e appartengono all’eternità; la descrizione del cielo ci induce a ricorrere a illustrazione vivide, ma la sua realtà rimane qualcosa di indescrivibile a parole.

Dal versetto di oggi possiamo chiaramente comprendere che in Cielo tutte le creature di Dio, gli eserciti angelici e gli spiriti degli uomini resi perfetti compiono sempre tutto quello che il Padre desidera.

Questa realtà rende l’idea di cosa sia effettivamente il Cielo.

Quando il Signore Gesù venne sulla terra lo fece quindi per vivere una vita celeste in mezzo agli uomini, e questo significò innanzitutto fare la volontà di Dio con tutto il cuore.

Noi che Lo seguiamo siamo chiamati a tendere verso il medesimo nobile obiettivo.

Il nostro compito come discepoli e come credenti non è lo stesso di Gesù; il nostro unico proposito deve essere quello di compiere la volontà di Dio.

Questo semplifica la vita in modo meraviglioso, poiché riduce tutti i principi di condotta e di comportamento a un’unica regola, e sebbene non sia sempre facile intendere e seguire la volontà di Dio, se il nostro occhio sarà sincero noi sapremo riconoscerla.

Se la nostra intenzione è pura verremo aiutati ad adempierla.

Allora facciamo nostro, oggi e per sempre, questo motto: “La volontà di Dio, niente di meno, e nient’altro”.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

Una storia confortante

 

“Ma Egli non le rispose parola…” (Matteo 15:23)

 

I ricercatori sinceri che ancora non hanno ottenuto la benedizione, possono trarre conforto da questa storia.

Il salvatore non concesse subito la benedizione, anche se la donna aveva una grande fede in Lui.

Egli intendeva donargliela, ma volle aspettare un po’ di tempo.

“Egli non le rispose parola”.

Le sue preghiere non erano buone?

Niente di meglio al mondo.

Il suo caso non era urgente?

Esso era dolorosamente urgente.

Ella non sentiva a sufficienza il suo bisogno?

Lo sentiva intensamente.

Non era abbastanza fervente?

Lo era.

Non aveva fede?

Ne aveva tanta che persino Gesù se ne meravigliò e disse: “O donna grande è la tua fede”.

Anche se è vero che la fede porta pace, non sempre però essa la concede istantaneamente.

Ci possono essere determinate ragioni che richiedono la prova della fede piuttosto che la sua ricompensa.

La fede sincera può essere nell’anima come un seme nascosto, ma che ancora non è germogliato e fiorito in pace e gioia.

Un silenzio penoso da parte del salvatore è una prova difficile per molte anime che aspettano; ma ancora più pesante è l’afflizione per la Sua risposta aspra e tagliente: “Non è bene prendere il pane dei figliuoli per buttarlo ai cagnolini”.

Molti che aspettano la risposta del Signore trovano una gioia immediata, ma questo non accade a tutti.

Alcuni sono trasportati in un momento dalle tenebre alla luce, ma altri sono come piante dalla crescita più lenta.

Ti può essere dato un profondo senso di peccato, anziché un sentimento di perdono, e in tal caso avrai bisogno di pazientare per sopportare il duro colpo.

Ah! povero cuore, anche se Cristo ti colpisce e ti schiaccia, o se persino ti uccidesse, confida in Lui; anche se dovesse rivolgerti una parola dura, credi nell’amore del Suo cuore.

Ti supplico, non rinunciare a cercare o a confidare nel mio Maestro soltanto perché non hai ancora ottenuto la gioia che stai aspettando.

Rifugiati in Lui e fidati di Lui con perseveranza, anche se non riesci a sperare con allegrezza.

Dio ci benedica.

A risentirci il 6 settembre.

 

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