Il Signore tuonò!

 

1 Samuele 7:2-17

 

Israele si dibatteva in una triste condizione, succube com’era delle continue angherie dei Filistei, una nazione aggressiva che da troppo tempo imperversava contro il popolo di Dio.

Era ormai improcrastinabile un intervento soprannaturale di Dio in favore del Suo popolo.

L’Eterno era certamente disposto ad intervenire, a “tuonare” con potenza, ma prima desiderava vedere la disposizione della Sua gente: “Se tornate all’Eterno con tutto il vostro cuore, togliete di mezzo voi… gl’idoli…, volgete risolutamente il cuor vostro verso l’Eterno e servite a Lui solo… Egli vi libererà dalle mani dei Filistei”.

Forse, caro lettore, anche tu hai bisogno di un intervento soprannaturale di Dio nella tua vita o nella tua casa.

Sappi per certo che l’Eterno è disposto ad intervenire in tuo favore, ma non lo farà sino a quando tu rimarrai passivo, titubante ed indifferente di fronte a Lui e alla Sua Parola.

Mi auguro di cuore che leggendo queste poche riflessioni, scritte da un uomo che a più riprese ha realizzato nella propria vita e visto nella vita degli altri il “tuono dell’Eterno”, tu possa scuoterti e ammettere la tua condizione di peccato e di bisogno, per poi far seguire a questa sincera confessione una decisione risoluta.

Torna a Dio con tutto il cuore, allontana da te tutti gli idoli (perché tali sono i vizi, le passioni incontrollabili e le abitudini dannose) che ti impediscono di realizzare la volontà di Dio.

Volgiti risolutamente oggi stesso a Colui che può fare per te qualunque cosa e quindi deciditi a servilo… servilo con dedizione, servilo con amore… ed Egli ti libererà!

Amico lettore, Dio non ti abbandonerà mai, e ad ogni tappa della tua vita, ogni volta che ti troverai a fare il bilancio della tua esistenza potrai sempre esclamare con il profeta Samuele: Eben-Ezer “fin qui l’Eterno ci ha soccorso”.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

Riunioni speciali

Gesù – L’esempio

 

(1 Corinzi 7:21-40)

 

Chi crede alla concordia si adopererà per vederla realizzata, e tenderà ad una vita comunitaria del tipo descritto in un passo piuttosto famoso: “erano di un solo cuore e di un’anima sola; né vi era chi dicesse sua alcuna delle cose che possedeva, ma tutto era comune tra loro” (Atti 4:32).

Una simile attitudine spirituale va mantenuta costantemente nella comunità alla quale apparteniamo e soprattutto nei riguardi del nostro prossimo.

Le parole dell’apostolo Paolo ai credenti di Roma (cfr. Romani 5), ci danno modo di considerare adeguatamente questo argomento.

Dio ha avuto pietà di noi, dimostrando la Sua benevolenza poiché: “mentre eravamo ancor peccatori, Cristo è morto per noi”.

Solo la compassione di Dio, la Sua pietà e il Suo amore inesauribile hanno potuto capovolgere la condizione disastrosa nella quale, il nostro peccato, ci aveva precipitati.

Poiché Dio è stato compassionevole e benevolo nei nostri confronti, esige che ci comportiamo allo stesso modo verso tutti.

Colui che diviene refrattario a queste virtù, nega a se stesso e al prossimo la realtà dell’amore divino.

Oggi molti si dichiarano cristiani, ma sono incapaci del più elementare gesto di solidarietà, hanno dimenticato cosa sia l’altruismo, la vera compassione.

La pietà è bandita dalla loro vita, non c’è più tempo per fare il bene, l’amore sincero è diventato un sentimento troppo impegnativo e coinvolgente.

Impariamo da Gesù Cristo che venne a soccorrerci proprio quando eravamo Suoi nemici.

Impariamo a vivere una vita di concordia, ricercando l’armonia e l’intesa in ogni situazione.

Usiamo compassione (partecipazione al dolore altrui), usiamo pietà e benevolenza verso tutti senza fare alcuna distinzione.

Chi decide di vivere autenticamente in Cristo, non solo sarà proteso verso la compassione, la pietà, il bene altrui; ma saprà manifestare degli atteggiamenti concilianti e fraterni; poiché vedrà nel suo fratello l’opera perfetta di Gesù Cristo.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

“Perché la figura di questo mondo passa”

 

(1 Corinzi 7:21-40)

 

Per fare un uso corretto dell’insegnamento impartito in questo capitolo, conviene tener conto del punto di vista superiore, dell’ottica spirituale attraverso la quale l’apostolo considera le relazioni terrene.

In particolare i versi dal 29-32, ci rivelano come egli stia cercando di far comprendere la priorità delle cose eterne, rispetto a quelle terrene, soprattutto in vista del ritorno di Cesù: “Il tempo è ormai abbreviato” (v. 29) e “La figura di questo mondo passa” (v. 31).

Il mondo sta per passare come una visione fuggevole, tutte le convenzioni e le abitudini più radicate che danno al mondo attuale, i suoi lineamenti, e la sua fisionomia sono destinati a svanire.

Il testo vuole ricordarci che: “aspettiamo, secondo le Sue promesse, nuovi cieli ed una nuova terra, dove abita giustizia”.

Il matrimonio ed ogni altra relazione terrena perdono quindi la loro priorità in vista di una speranza migliore.

Sia ben chiaro che l’apostolo non intende screditare questa istituzione divina, ma vuole far comprendere che questa scelta influirà inevitabilmente sulla vita spirituale.

Il matrimonio per l’intimità che stabilisce tra i coniugi non può non esercitare una profonda influenza sulla vita dello spirito.

Perciò, allo scopo di trovare nel coniuge un’efficace aiuto spirituale, le relazioni matrimoniali devono essere impostate e mantenute in obbedienza alla volontà di Dio.

Ci aiuti il Signore a scegliere secondo la Sua volontà, il compagno o la compagna della nostra vita, affinché insieme, considerando la brevità del tempo a nostra disposizione, possiamo tenere il cuore sgombro da quella malattia chiamata mondanità!

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

Vittoria senza battaglia

 

“Ma avrò compassione della casa di Giuda; li salverò mediante l’Eterno, il loro Dio; non li salverò mediante arco, né spada, né battaglia, né cavalli, né cavalieri” (Osea 1:7)

 

Quanto è preziosa questa parola.

Il Signore stesso libererà il Suo popolo nella Sua misericordia, ma non lo farà facendo ricorso a mezzi comuni.

Gli uomini non rendono prontamente a Dio la gloria dovuta al Suo santo nome.

Quando ottenevano la vittoria uscendo in battaglia con la spada e l’arco, avrebbero dovuto lodare il loro Dio; ma ciò non accadeva, essi cominciavano piuttosto a magnificare la loro destra e a gloriarsi nei loro potenti mezzi.

Per questo motivo il Signore spesso decide di salvare il Suo popolo senza altri ausilii, affinché tutto l’onore vada unicamente a Lui.

Alla luce di tutto questo guardiamo esclusivamente al Signore e non all’uomo.

Aspettati di vedere Dio ancora più chiaramente quando non c’è nessun altro a cui riguardare.

Anche se privo di amici, anche in assenza di qualsiasi consigliere, o di qualcuno che mi copra le spalle, non sarò meno fiducioso se potrò avvertire che Dio stesso è dalla mia parte; sì, mi rallegrerò se mi darà la vittoria anche senza battaglia come sembra implicare il testo.

Perché chiedo cavalli e cavalieri se Yahwèh stesso ha misericordia di me e alza il Suo braccio in mia difesa?

Perché ho bisogno dell’arco o della spada se Dio stesso provvederà alla mia salvezza?

Io confiderò nel Signore e non avrò mai più timore da questo momento in avanti, fino alla fine dei miei giorni.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

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