Egli mette in rotta il nostro nemico

 

 

“(Il Signore) ha cacciato via il tuo nemico” Sofonia 3:15

 

E’ stata una sconfitta rovinosa!

Satana ha perso il trono nel nostro cuore così come il suo posto nel cielo.

Il Signore Gesù ha distrutto il potere che il nemico aveva su di noi.

Il diavolo può turbarci, ma non può più rivendicare la nostra persona come sua proprietà.

I suoi legami non ci trattengono più: il Figliuolo di Dio ci ha resi liberi, e ora siamo veramente liberi.

Il nemico delle anime nostre è ancora l’accusatore dei credenti; ma il Signore ha vanificato anche questa sua funzione.

Il nostro Avvocato mette a tacere l’accusatore.

Il Signore sgrida i nemici e difende la nostra causa, così che tutte le ingiurie del diavolo non ci possono procurare alcun danno.

Come tentatore, il malvagio continua ad attaccarci e si insinua nella nostra mente; ma viene cacciato via anche da lì poiché anche in questo ambito non ha più alcun primato o supremazia.

Egli si contorce come un serpente, ma non può tiranneggiare come un sovrano.

Quando ne ha l’opportunità suggerisce pensieri blasfemi; ma che sollievo quando gli viene ordinato di tacere ed è costretto a strisciare via come un cane bastonato!

Signore, compi la tua opera nei riguardi di chiunque ora è turbato e stanco del suo abbaiare.

Caccia via il loro nemico, e glorificati ai loro occhi.

Tu lo hai deposto e fatto decadere; Signore allontanalo.

Scaccialo dal mondo!

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

“E farai all’Arca una finestra in alto”

 

GENESI 6:9-22

 

Era un quadro triste quello che si presentava davanti agli occhi di Dio: l’uomo, che Egli aveva creato, si allontanava sempre più da Lui e si accostava inevitabilmente al peccato.

Questa situazione divenne insostenibile al punto da indurre Dio a distruggere ciò che aveva creato; ma, dice la Genesi, Noè trovò grazia dinanzi a Dio e in lui, il Signore, pose la speranza di poter riavere un’umanità che Lo servisse e adorasse.

A lui ordinò di costruire l’arca, simbolo ed evidenza stessa della speranza.

Non tutto era perduto, all’umanità era concessa ancora una via di salvezza.

Quell’arca era simbolo della salvezza che Dio avrebbe provveduto per tutti, donando il Suo unigenito Figliuolo come prezzo di riscatto per il peccato.

In quell’arca Dio fece costruire un’apertura verso l’alto.

Quella finestra rappresentava la speranza di Noè: fu da quell’apertura che uscì il corvo e poi la colomba.

Nell’attesa poteva vedere la luce del sole filtrare e illuminare l’interno dell’imbarcazione.

Era la luce della speranza, e quando la colomba non tornò più, arrivò anche la certezza che la vita poteva ricominciare.

Quella finestra rappresentava la certezza della provvidenza divina: Dio, infatti, nel disporre quell’apertura, anticipava a Noè che Egli sarebbe sicuramente intervenuto per far si che la vita potesse proseguire.

Quella finestra rappresentava la possibilità della salvezza: Dio avrebbe permesso a Noè di rivedere, per mezzo d’essa, la luce del sole.

Una nuova vita stava per iniziare!

Quello che la finestra nell’arca rappresentò per Noè ora, è per noi Cristo Gesù, il Quale, morendo sulla croce, ci ha dato speranza, certezza e salvezza.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

Conservarsi puri

 
1 TIMOTEO 5:17-25

 

Sovente sentiamo alcuni che, per giustificare la propria condotta disordinata, si appellano alla loro condizione di semplici credenti.

Essi ritengono che, non avendo nessun ruolo particolare nell’ambito della comunità, non devono necessariamente conformarsi al modello fornito dalla Scrittura.

In questo brano, è vero, l’apostolo Paolo rivolge un messaggio specifico ad una persona in particolare, chiamata a svolgere un servizio ben determinato.

Tra tutte le caratteristiche elencate, almeno una, senza timore di uscire dal contesto, la possiamo applicare ad ogni vero cristiano, qualunque posizione questo occupi in seno alla comunità locale.

Forse non sarai un pastore, un anziano del consiglio di Chiesa, forse neppure un monitore della scuola domenicale o un responsabile di qualche attività di Chiesa, ma è qui contenuto un imperativo valido sicuramente anche per te: “conservati puro!”.

Sì, come figliuolo di Dio, purificato dal sangue di Gesù, sei chiamato a mantenere intatta questa tua condizione spirituale.

Ciò non è una prerogativa di chi è più impegnato nell’opera del Signore, ma di ogni singolo membro del “corpo” del quale anche tu sei parte.

L’apostolo Paolo scongiurava il giovane Timoteo, a praticare i consigli ricevuti fuggendo a tutta una serie di pericoli: Questo è il segreto per realizzare nella tua vita quel meraviglioso imperativo di cui sicuramente hai bisogno quanto me: “conservati puro!”.

Molte malattie letali producono il loro tragico effetto perché, a volte, si trascura la presenza di un microscopico virus.

Ciò non deve accadere nella tua vita, quindi:

  • Conservati puro nella mente: “Del rimanente, fratelli… tutte le cose pure… siano oggetto dei vostri pensieri” (Filippesi 4:8);
  • Conservati puro nel cuore: “Io ho riposto la tua parola nel mio cuore per non peccare contro di te” (Salmo 119:11);
  • Conservati puro nella condotta: “Come renderà il giovane la sua vita pura? Badando ad essa secondo la tua parola” (Salmo 119:9).
  • Onora e glorifica, con la tua condotta pura, Colui che, con il Suo sangue ha purificato il tuo cuore.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

“E dopo che ebbero pregato…”

 

ATTI 4:21-36

 

Il Sinedrio aveva rivolto agli apostoli l’ennesima minaccia: essi erano risolutamente decisi a impedire la testimonianza del Vangelo che i primi credenti stavano diffondendo nella potenza dello Spirito Santo.

E’ interessante notare la reazione della Chiesa alla notizia di queste minacce intimidatorie.

Il fatto che qualcuno stesse con ogni mezzo cercando di metterli a tacere, non li spaventò affatto, anzi li incoraggiò a presentare urgentemente al Signore il loro problema.

E’ una lezione importante quella che ci viene dagli apostoli: in qualunque situazione ci possiamo venire a trovare a causa della testimonianza, la nostra unica possibilità di vittoria sta nella preghiera.

Quando attorno a noi la situazione diventa disperata e senza vie d’uscita, possiamo e dobbiamo elevare il nostro grido al Signore, e sia ringraziato il Suo nome per tutte le volte che riconosciamo la nostra insufficienza e il bisogno del Suo aiuto.

Quando ci rivolgeremo direttamente a Dio chiedendoGli di soccorrerci e sostenerci, avremo non soltanto la sicurezza di ottenere risposta, ma soprattutto nuove forze per predicare il Vangelo con rinnovato entusiasmo.

Pregare!

Questo è il segreto di una Chiesa vittoriosa.

Viviamo in tempi in cui è più che mai necessario riconoscere le proprie incapacità e ricorrere all’aiuto che viene da Dio, senza il quale coloro che ci minacciano avranno presto ragione della nostra poca forza.

In questo mondo in cui la violenza sembra essere diventata il simbolo stesso della società, siamo ancora più bisognosi di ricevere forza dal Signore.

Dopo che avremo pregato, una nuova carica proveniente dallo Spirito Santo ci pervaderà e annunzieremo la Parola di Dio con rinnovata franchezza.

Desideriamo parlare dell’opera salvifica di Cristo Gesù?

Rivolgiamo a Lui ogni richiesta ricordando che se non è il Signore a cambiare le cose dentro e attorno a noi ogni nostro sforzo risulterà purtroppo inutile.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

La comunità cristiana

 

1 Timoteo 5:1-8

 

La comunità cristiana è una famiglia, e proprio perché è tale, i rapporti fra i suoi membri devono essere fondati sul rispetto e sulla purezza.

Non ci deve essere un unico metodo per riprendere coloro che sbagliano: ci sono dei riguardi dovuti all’età e al sesso.

Paolo rivolge questo consiglio a Timoteo affinché lo pratichi nel suo servizio pastorale.

Le esortazioni raccolte in queste poche parole costituiscono un esemplare trattato di prudenza e moderazione a cui attenersi nell’esplicazione delle cure pastorali.

Impossibile non ammirare come la sapienza che procede dall’alto guidi la penna dell’apostolo.

Questo stesso brano pone in evidenza l’altruismo che deve regnare nella comunità dei credenti.

Ciò è di estrema importanza in un mondo dominato dall’egoismo.

Se nel mondo i problemi affettivi, familiari e sociali non paiono trovare soluzione, così non deve accadere nella Chiesa del Signore, nella quale bisogna far prevalere l’amore per il prossimo.

Notiamo come la Chiesa primitiva si prendeva cura delle persone sole e bisognose (cfr. Atti 6:1).

Tutto ciò rivoluzionava i costumi di un’epoca in cui le vedove anziane erano, il più delle volte, abbandonate a se stesse, non esistendo alcuna forma di assistenza sociale.

La comunità locale, portando aiuto a queste vedove, consentiva loro di svolgere un’importante ministerio: quello della preghiera.

Chi sosteneva i propri familiari era accetto al cospetto di Dio; ciò è valido ancora oggi e, rileggendo il verso 8, chiediamoci se stiamo facendo tutto il possibile per sovvenire alle necessità dei nostri cari.

Se così non fosse, la dichiarazione biblica appare tremenda: abbiamo rinnegato la fede, e siamo peggiori degli increduli!

L’insegnamento che ci proviene dall’apostolo non è facoltativo ma costituisce un ordine ben preciso che dobbiamo eseguire affinché la nostra vita sia irreprensibile agli occhi di Dio e degli uomini.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

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