Accostarsi con fiducia

 

“Accostiamoci dunque con piena fiducia…, e troviamo grazia… al momento opportuno” (EBREI 4:16)

 

La misericordia per gli errori passati è più abbondante di quanto ci necessiti; la grazia, in vista delle vittorie future, non fa certo difetto; la pace, è una costante che si manifesta in tutte le occasioni.

Questi sono i doni dell’amore di Dio, elargiti a coloro che chiedono e che ricevono: è tutto a nostra disposizione, se soltanto ci rivolgiamo a Lui desiderosi di ricevere.

Oggi viene evidenziata la necessità di andare a Lui.

Abbiamo iniziato la nostra vita cristiana andando al Signore.

La grazia ci ha attirato, e noi non abbiamo fatto altro che assecondarla.

Siamo andati a Gesù appesantiti e affaticati, eppure abbiamo trovato riposo, e la nostra vita cristiana è stata preservata poiché abbiamo continuato a rivolgerci a Lui.

Coloro che si recano alla Pietra vivente, vengono invitati, dall’apostolo Pietro, a essere a loro volta delle pietre viventi, edificate su quel solido fondamento.

Continuiamo ad andare al Signore Gesù, continuiamo ad avvicinarci a Dio in Lui e, nel farlo, diventeremo come Lui e condivideremo la stessa natura di pietre viventi, essendo resi partecipi della vita e della forza presenti in Dio.

Nel testo, dunque, è racchiuso un principio fondamentale per la nostra vita spirituale: dobbiamo avvicinarci a Dio continuamente, presentarci al trono della grazia con regolarità.

Anziché essere ansiosi e assorbiti dai nostri problemi, dobbiamo rendere note a Dio le nostre richieste.

Ci sono molte cose che ci impediscono di andare a Lui, ma nessuna si impone quanto la nostra naturale avversione a umiliarci davanti a Dio.

E’ assai più naturale preoccuparsi che rivolgerci a Lui; come dice uno spinoso proverbio: “Perché pregare quando puoi preoccuparti?”.

Gli impegni della vita, spesso assolutamente superflui, ci impediscono di andare al Signore, ma nel cuore del figlio di Dio dimora lo Spirito Santo, ed è per mezzo di Lui che noi possiamo avvicinarci al Padre.

Egli ci induce ad andare, ci guida al trono della grazia; rispondiamo dunque alle Sue dolci sollecitazioni, e la via che conduce alla presenza di Dio rappresenterà per noi un piacere sempre crescente.

Dio ti benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

Vecchi e nuovi sistemi

 

Levitico 4:1-21

 

L’Eterno parlò ancora una volta a Mosè affinché riferisse al popolo d’Israele le cose necessarie per ricevere il perdono dei peccati commessi, anche solo per errore.

“Offrigli un olocausto”, questo fu il Suo comandamento.

Era necessario che il sangue di un giovenco fosse asperso davanti all’Eterno affinché il peccato che aveva reso colpevole l’intero popolo venisse perdonato.

Era altresì necessario che il sacrifico venisse offerto esclusivamente dal sommo sacerdote, colui che aveva ricevuto l’unzione e quindi non da altri.

In I Samuele 13 leggiamo infatti che il primo peccato di Saul fu proprio quello di aver offerto l’olocausto, sostituendosi a Samuele, il sommo sacerdote.

Sappiamo quanto Saul avrebbe dovuto pagare cara la sua trasgressione al comandamento di Dio.

Al di fuori del sangue di un animale offerto in sacrificio dall’unto dell’Eterno, nulla poteva fare in modo che il peccato commesso dal popolo d’Israele venisse perdonato.

Ma, ringraziato sia Iddio, ora per noi le cose sono cambiate!

Il Signore, stanco sangue di becchi, tori e montoni, aveva già scelto di provvedere il Suo prezioso Figliuolo: “poiché Iddio ha del tanto amato il mondo, che ha dato il Suo unigenito Figliuolo, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna” (Giovanni 3:16).

Ora è “…il sangue di Gesù, suo Figliuolo, ci purifica da ogni peccato”, se camminiamo nella luce, come Egli è nella luce (I Giovanni 1:7).

Non c’è altro che possa salvarci e l’apostolo Pietro ce lo conferma: “…sapendo che non con cose corruttibili, con argento o con oro, siete stati riscattati dal vano modo di vivere tramandatovi dai padri, ma col prezioso sangue di Cristo, come d’agnello senza difetto né macchia, ben preordinato prima della fondazione del mondo, ma manifestato negli ultimi tempi per voi…” (I Pietro 1:18-20).

Pertanto se nell’antico patto il sangue di becchi e di tori e la cenere di una giovenca sparsa su quelli contaminati potevano santificare rendendo pura la carne, tanto più oggi “il sangue di Cristo” potrà purificare la nostre coscienze per servire l’Eterno.

Ed è per questo che Egli si è fatto mediatore tra Dio e l’uomo, affinché morendo sulla croce per la redenzione dei nostri peccati i “chiamati” possano ricevere l’eterna eredità promessa (cfr. Ebrei 9:13-16)

Dio ti benedica

A risentirci la prossima settimana.

 

L’opera molteplice dello Spirito Divino

 

“Lo spirito dell’Eterno riposerà su lui: spirito di sapienza e di intelligenza, spirito di consiglio e di forza, spirito di conoscenza e di timor dell’Eterno” (ISAIA 11:2)

 

In questo capitolo troviamo una meravigliosa profezia riguardante la persona e l’opera del nostro Salvatore.

Probabilmente nessun altro paragrafo nell’Antico Testamento riassume così perfettamente la complessa e articolata opera dello Spirito di Dio.

La tribù di Jesse sembrava essere stata tagliata alla radice, invece fu quella dalla quale provenne il Messia.

La madre del nostro Signore era così povera, che in occasione della Sua nascita poté offrire soltanto due umili piccioni, come espressione del suo ringraziamento.

Eppure Gesù fu concepito dallo Spirito Santo e ne ebbe senza misura.

Notate la bellissima espressione resa dalla versione Diodati dello stesso versetto: “E il suo diletto sarà nel timor del Signore”.

Il significato letterale del termine “diletto” è profumo!

L’espressione può essere tradotta: “Respirerà come profumo il timor dell’Eterno”.

Il nostro Salvatore, sebbene visse in questo mondo, non fu mai contaminato dalla malvagità che Lo circondava.

Cerchiamo di vivere anche noi in questo mondo, intensamente, pur senza appartenervi!

Riconosciamo istintivamente di inalare aria fetida in alcuni luoghi e in mezzo alla società.

Che differenza tra l’ozono puro dell’oceano e l’aria che si respira in città!

Se il nostro destino è quello di vivere nell’atmosfera tenebrosa delle grandi metropoli, applichiamoci a respirare l’aria pura delle Sacre Scritture e della preghiera.

Lo Spirito Santo di Dio ci unge per il servizio, scendendo su di noi e riempiendoci della Sua grazia abbondante.

Ogni credente necessita di sapienza spirituale, intelligenza e accortezza; abbiamo bisogno di consiglio e di direzione di fronte alle varie scelte della vita e di potenza per realizzare il piano divino.

Desideriamo diventare studenti per accrescere la conoscenza divina con devota riverenza.

Perché non dovremmo attingere a tutte queste fonti, per rendere speciale il nostro rapporto con il Paracleto, il Quale dona liberamente a tutti coloro che mettono a Sua disposizione la propria volontà, la mente e tutta la propria vita? (cfr. Galati 5:22).

Allora l’intera creazione collaborerà con noi; ci sarà una nuova bellezza, tanto lassù nel cielo come quaggiù sulla terra.

Noi stessi rappresenteremo la promessa e l’auspicio della nuova creazione che comparirà quando il nostro Salvatore farà il Suo ritorno, portando con Sé un millennio di benedizione e di pace.

Dio ti benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

Colui che si fa trovare

 

Marco 1:29-39

 

Gesù, uscito dalla Sinagoga, dove poco prima aveva scacciato uno spirito immondo che possedeva da tempo un uomo, entrò nella casa di Simone, vi trovò la suocera a letto con la febbre, le si accostò e prendendola per la mano la sollevò e in quell’istante la febbre scomparve e la donna si mise a servirlo.

Così il racconto evangelico, in modo scarno ed efficace ci presenta l’opera meravigliosa del Signore.

Non possiamo rimanere freddi dinanzi alla bellezza di questi versi, soprattutto quando leggiamo: “La prese per la mano e la sollevo”.

Forse anche noi siamo caduti; forse la malattia ci ha abbattuti o i problemi della vita ci assillano; abbiamo bisogno di una mano dolce e vigorosa allo stesso tempo, che ci risollevi e ci conduca ad una vita vittoriosa.

Troppo spesso non ci sono soluzioni umane capaci di risolvere i nostri problemi.

Questa è un’esperienza comune a tutta l’umanità.

Tuttavia quella stessa mano che risollevò la suocera di Pietro è stesa verso noi per aiutarci.

Come potremo permettere che essa ci raggiunga e ci risollevi?

Il testo racconta che i discepoli riferirono a Gesù le condizioni nelle quali versava quella donna; bene, anche noi possiamo riferire a Gesù le difficoltà in cui ci dibattiamo, i problemi che ci affliggono ed Egli saprà risollevarci e rimetterci in condizioni di servirlo adeguatamente.

Il testo prosegue narrando altri miracoli del Signore, ma siamo già consolati perché abbiamo trovato Colui che può lenire le nostre ferite, guarire le nostre malattie, prenderci per mano e ridonarci la forza per servirlo.

Abbiamo trovato in altre parole Colui che cercavamo: Gesù!

Ma forse faremo bene a dire che Lui ha cercato e trovato ognuno di noi.

Anche altri Lo cercavano (v. 37), ma il Maestro si è fatto trovare solo da chi desidera ubbidirGli e servirlo.

Ci riconosciamo in questo sentimento trepido di attesa e ricerca?

Dio ti benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

 

Salmo 110

 

“L’Eterno ha detto al mio Signore: Siedi alla mia destra…”

 

Accade a volte, nella vita dei credenti, che la loro fiducia nel Signore venga soffocata dalle circostanze di questa vita, da momenti di amarezza, di sconforto e di depressione.

Certamente sarà utile per noi ricordare il Salmo di Davide non soltanto quando possiamo esultare per una particolare benedizione elargitaci da Dio o per aver conseguito delle vittorie spirituali, ma anche e soprattutto quando le tempeste della vita ci investono e sconvolgono la nostra serenità e i nostri programmi.

L’apostolo Paolo afferma, con la certezza che proviene dall’esperienza: in “…Cristo Gesù il Signore… voi avete tutto pienamente…” (Colossesi 2:6, 10).

Egli siede da vincitore alla destra di Dio.

Ha risolto i nostri problemi, guarito le nostre malattie e la nostra tristezza.

Il Figlio di Dio ha sconfitto le potenze infernali e ci ha reso partecipi del Suo trionfo.

Contemplare questa gloriosa realtà, recherà ai nostri cuori una pace inalterabile e senza fine.

Nel Suo riposo, con costanza ed abnegazione, con vigore e con fiducia, rinnovati dalla consapevolezza che in Gesù “siamo più che vincitori”, procacceremo con zelo la santificazione e presenteremo le nostre vite al servizio di Dio.

Egli ci vestirà della Sua armatura e ci renderà pronti per le battaglie più aspre.

Con noi, come un Sommo Condottiero, è Colui che ha ricevuto dall’Alto il Nome che è al di sopra di ogni altro nome, perché dinanzi a Lui ogni ginocchio si piegherà ed ogni lingua confesserà la Sua potenza, la Sua autorità e le Sue virtù (cfr. Filippesi 2:9-11).

Dio ti benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

 

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