Nostri possessi

 

“Badate e guardatevi da ogni avarizia; perché non è dall’abbondanza de’ beni che uno possiede, ch’egli ha la sua vita” (Luca 12:15)

“Figlioletti, guardatevi dagl’idoli” (I Giovanni 5:21)

 

La domanda rivolta a Cristo, nel brano dal quale è tratto il nostro testo, Gli venne posta ripetutamente anche nelle epoche successive.

L’uomo vuole sempre che Egli divida la sua eredità più equamente.

Ma il nostro Signore non è venuto a regolare le relazioni umane fornendo codici o regolamenti.

Egli piuttosto s’interessa dell’avarizia ingannevole e avida che porta il ricco a trattenere i propri beni e si occupa dello scontento che induce il povero a mormorare.

Nella richiesta del supplicante, Egli intravide la medesima tendenza alla cupidigia che sollecitò l’altro fratello a trattenere una parte dell’eredità che non gli apparteneva per diritto.

Il nostro Signore annunciò una verità di vasta portata, vale a dire che la vita non consiste in quello che possediamo, ma in quello che siamo.

Siamo ricchi, non in proporzione all’ammontare del denaro che abbiamo depositato in banca, o alla superficie in acri della nostra eredità, ma in base alla purezza, alla forza e alla generosità della nostra natura.

Quando accumuliamo ricchezze per noi stessi, diventiamo estremamente poveri nell’universo di Dio.

L’unico modo per contrastare la cupidigia, che trasforma il denaro e gli altri beni in idoli, è quello di considerare le nostre proprietà come doni affidati per il bene altrui.

Mortifichiamo lo spirito di avarizia, che dentro di noi è sempre così forte, seminando liberalmente nella nostra vita come indicato in II Corinzi capitolo nove.

Il mangiare e il bere, il festeggiare e la ricerca del piacere sono idoli davanti ai quali molti si prostrano.

E ci sono altri idoli ancora, poiché ogni volta che qualche elemento terreno assorbe la nostra anima, e impedisce all’amore e alla fede di passare da noi a Dio, ci troviamo di fronte ad un idolo che deve essere rovesciato.

Ogni volta che riguardiamo il volto del Signore per qualcosa che possediamo, e riusciamo a ringraziarLo come Colui che ce l’ha donato, possiamo usarlo e goderne senza timore.

È molto improbabile che trasformiamo in idoli le cose che riceviamo direttamente dalle mani del nostro Padre Celeste, il cui piacere è quello di concedere buoi doni ai Suoi figlioli.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

I passi giusti

 

“I passi dell’onesto son guidati dal SIGNORE; egli gradisce le sue vie” (Salmo 37:23)

 

E’ un errore pensare che le sofferenze del nostro Signore siano un fatto storico dei tempi andati, un evento significativo del passato.

E’ sicuramente questo, ma anche molto di più.

Egli non ci lascia portare tutto il peso della vita, da soli e senza aiuto.

Egli condivide con noi ogni cosa fin da adesso: il nostro dolore, i nostri crucci, la nostra stanchezza.

“In ogni nostra afflizione Egli è afflitto e l’Angelo della Sua presenza ci libera”.

Qualcuno ha detto, riferendosi al modo in cui il Signore ci assiste: “Non lo fa tenendomi d’occhio, o stendendo una mano per aiutarmi, ma rimanendo al mio fianco, più vicino del mio respiro. Negli aspetti più intimi delle mie sofferenze, Egli soffre con me, porta i miei dolori come se fossero i Suoi. Se soltanto ci avvalessimo della Sua solidarietà e del Suo aiuto, coloro che ci osservano vedrebbero Uno come il Figlio dell’Uomo che cammina nella fornace ardente, al nostro fianco”.

Dio sta ordinando i particolari della nostra vita per garantire i risultati migliori, tanto al presente come per l’avvenire.

Nel cielo più oscuro ci sono alcune tracce di azzurro.

Beata è l’anima che riesce a vederle, confida in esse, e crede che diventeranno sempre più visibili, fino a quando le tenebre svaniranno e tutto il cielo apparirà chiaro!

Spesso dimentichiamo che quello che sembra essere un disastro, in realtà è il seme di un raccolto copioso.

Se avessimo potuto osservare il nostro pianeta in una delle grandi ere del passato, l’avremmo visto coperto da una fitta massa di vegetazione.

Una violenta azione vulcanica si abbatté su quegli alberi prodigiosi e li fece precipitare nelle oscure caverne, nel sottosuolo e negli abissi che a quel tempo caratterizzavano tutto il pianeta.

Se tu ed io fossimo stati lì, avremmo gridato: “Perché questo caos?”.

Secondo la nostra visione povera e limitata, tutto questo sarebbe apparso come una contraddizione di fronte al progresso del piano stabilito dal Creatore.

Perché gettare nelle viscere della terra tutta quella vegetazione meravigliosa?

Ma a seguito di quel cataclisma, l’abbondante vegetazione, pressata nel cuore della terra, si è trasformata in carbone e petrolio che ora ci provvedono la luce e il calore.

Una volta, mentre mi trovavo in campagna con un amico, questi mi portò nel suo giardino, mi mostrò un’insegna girevole che svettava sulla sua autorimessa, e mi chiese se riuscivo a leggere la scritta incisa su di essa, scoprii che era: “Dio è amore!”.

“Sì”, mi disse, “Perché ho scoperto che non importa in quale direzione soffi il vento, Dio è sempre con me”.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

La bibbia come dittafono

 

Salmo 27:8

 

“Il mio cuore mi dice da parte tua: «Cercate il mio volto!» Io cerco il tuo volto, o SIGNORE”

 

La Bibbia ci suggerisce l’idea di un registratore.

Dio ha parlato, e i Suoi proponimenti sono stati fissati in un nastro.

Nel leggere le sue pagine, troviamo registrate e ci vengono trasmesse le Sue parole viventi.

Ci sono molte cose nella Bibbia, che inizialmente non siamo in grado di comprendere, poiché come il cielo è alto al disopra della terra, così i pensieri di Dio sono più alti dei nostri.

C. H. Spurgeon era solito affermare che quando mangiava il pesce, non cercava di inghiottire le spine, ma le metteva da parte sul suo piatto!

Così, quando c’è qualcosa che va oltre la nostra comprensione, mettiamolo da parte, e andiamo avanti godendo di ciò che è alla nostra portata e si presenta agevole alla nostra “digestione” spirituale.

La Bibbia contiene diecimila promesse.

È un libretto di assegni firmati di Dio.

Quando hai trovato una promessa che soddisfa il tuo bisogno, non chiedere a Dio di mantenerla, come se Egli non fosse disposto a farlo, quasi ci fosse bisogno di insistere ed importunarLo.

Presentala umilmente nel nome del Signore Gesù!

Accertati, per quanto ti è possibile, di rispettare le condizioni che questa può richiedere; poi volgi lo sguardo sul volto del tuo Padre celeste, e diGli che fai affidamento su di Lui, affinché Egli compia ciò che ha detto.

Sarà Lui stesso a decidere il tempo e il modo della sua risposta.

Ma aspetta in silenzio, sii paziente, e scoprirai che la risposta di Dio giungerà né troppo presto né troppo tardi.

“Anima mia, acquietati in Dio solo, poiché da lui viene la mia speranza” (Salmo 62:5); “Beata è colei che ha creduto, perché le cose dettele da parte del Signore avranno compimento” (Luca 1:45).

Per il corpo, per l’anima e per lo spirito, non esiste guida migliore della Sacra Scrittura, ma non leggerla mai senza aver prima riflettuto sulla persona del Suo Autore ed Ispiratore.

Chiedi che Egli ne illumini le pagine e ti renda saggio, affinché tu abbia come priorità la ricerca e il mantenimento della salvezza.

“Parla, Eterno, perché il tuo servo ascolta”.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

La certezza della salvezza

 

Romani 10:9

 

“Perchè, se con la bocca avrai confessato Gesù come Signore, e avrai creduto col cuore che Dio l’ha risuscitato dai molti, sarai salvato”

 

Salvezza è una grande parola, si può coniugare in tre tempi.

Al tempo passato; siamo stati salvati nel momento in cui abbiamo avuto fede in Cristo per la prima volta.

La salvezza è una realtà ben definita e distinta, che diventa nostra quando esercitiamo una semplice fede in Gesù.

“Tanto più dunque, essendo ora giustificati per il Suo sangue, saremo per mezzo di Lui salvati dall’ira” (Romani 5:9).

Al tempo presente: “Ma per noi che siam sulla via della salvazione è la potenza di Dio”, questa è la precisa testimonianza di I Corinzi 1:18.

Siamo stati salvati continuamente dalla potenza del peccato.

La presenza di Cristo funge da “disinfettante” che tiene lontano da noi i germi di qualsiasi nefasta tentazione.

Il braccio potente del divino Custode tiene sempre la porta chiusa contro i malvagi tentativi dell’avversario.

Dell’acqua scorre sempre sull’occhio per rimuovere ogni minuscolo granello o pagliuzza che si possa depositare.

“Saremo salvati mediante la sua vita” (Romani 5:10)

Il tempo futuro. “…siete custoditi mediante la fede, per la salvezza che sta per essere rivelata negli ultimi tempi” (I Pietro 1:5).

Salvezza è una grande parola, essa comprende: il perdono, per ricordarci che i nostri peccati non ci sono più; la liberazione dalla maledizione e dalla condanna delle nostre vie malvagie; la libertà dalla schiavitù delle cattive abitudini; il continuo modellamento dell’anima ad immagine di Cristo, e la risurrezione finale del corpo nella bellezza e nella piena energia spirituale, al fine di essere per sempre lo strumento di uno spirito redento.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

Atti di ubbidienza

 

Giovanni 12:46

 

“Io sono venuto come luce nel mondo, affinché chiunque crede in me, non rimanga nelle tenebre”

 

La luce di Cristo è sempre distinguibile poiché indica in profondità ciò che è giusto, e rappresenta quindi la più chiara espressione della volontà di Dio.

Quando gli uomini chiedono come giungere alla conoscenza di Cristo, non c’è che una risposta: credere che Egli ci ama, che Egli è morto sulla croce per salvarci, e che ci ha spinto, mediante lo Spirito Santo, ad inseguire il desiderio di una vita migliore e più santa.

Com’è diverso quest’insegnamento da quello del mondo circostante!

Quaggiù siamo esortati a conoscere prima di poter affidare la nostra vita a qualche guida, qualunque siano le sue linee di pensiero e le sue promesse.

Ma Cristo c’invita ad ubbidire al primo segnale di luce che splende su di noi, ed Egli si assume la responsabilità di garantirci che se sapremo comportarci in questo modo non cammineremo mai nelle tenebre.

Disubbidendo è come se accumulassimo delle scorie che c’impediscono la visione di Cristo; mentre l’ubbidienza ci conduce alla Sua più intima presenza.

La nostra capacità di analisi si sviluppa e la visione diventa chiara quando rinunciamo a noi stessi per seguire tutto ciò che è amabile, veritiero, puro, giusto e di buona fama.

Forse mentre stai leggendo queste righe c’è qualche dovere a cui ti stai sottraendo, qualche croce che rifiuti di portare, qualche azione dalla quale stai fuggendo.

Anche se non l’hai associata direttamente a Cristo, non puoi comunque dubitare che sia la Sua volontà per te, e che, accettandola, Egli ne sarà compiaciuto.

È inutile cercare di conoscerlo fino a quando non si è disposti a compiere quegli atti di ubbidienza che sono lì a portata di mano.

Gli uomini non sono in grado di sapere cosa potranno trarre dalle potenti forze presenti in natura fino a quando non si dispongono ad ubbidire minuziosamente alla sue leggi.

Il medesimo criterio si impone nelle nostre relazioni con Cristo, che presuppongono quindi l’ubbidienza alle leggi del regno spirituale.

La madre del nostro Signore rivolse ai servi di Cana un’esortazione della massima sapienza, allorché disse: “Fate tutto quello che vi dirà!”.

Probabilmente aveva imparato questo segreto durante quei lunghi anni, tranquilli e benedetti trascorsi a Nazareth.

Ella sapeva che non c’era altro modo per riuscire a comprenderlo, se non manifestando assoluta ubbidienza, e questa donna seppe trasmettere a tutti noi i risultati della sua esperienza.

“Camminate mentre è ancora giorno”, allora conoscerete la Luce e diventerete a vostra volta luce nel mondo.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

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