Salmo 110

 

“L’Eterno ha detto al mio Signore: Siedi alla mia destra…”

 

Accade a volte, nella vita dei credenti, che la loro fiducia nel Signore venga soffocata dalle circostanze di questa vita, da momenti di amarezza, di sconforto e di depressione.

Certamente sarà utile per noi ricordare il Salmo di Davide non soltanto quando possiamo esultare per una particolare benedizione elargitaci da Dio o per aver conseguito delle vittorie spirituali, ma anche e soprattutto quando le tempeste della vita ci investono e sconvolgono la nostra serenità e i nostri programmi.

L’apostolo Paolo afferma, con la certezza che proviene dall’esperienza: in “…Cristo Gesù il Signore… voi avete tutto pienamente…” (Colossesi 2:6, 10).

Egli siede da vincitore alla destra di Dio.

Ha risolto i nostri problemi, guarito le nostre malattie e la nostra tristezza.

Il Figlio di Dio ha sconfitto le potenze infernali e ci ha reso partecipi del Suo trionfo.

Contemplare questa gloriosa realtà, recherà ai nostri cuori una pace inalterabile e senza fine.

Nel Suo riposo, con costanza ed abnegazione, con vigore e con fiducia, rinnovati dalla consapevolezza che in Gesù “siamo più che vincitori”, procacceremo con zelo la santificazione e presenteremo le nostre vite al servizio di Dio.

Egli ci vestirà della Sua armatura e ci renderà pronti per le battaglie più aspre.

Con noi, come un Sommo Condottiero, è Colui che ha ricevuto dall’Alto il Nome che è al di sopra di ogni altro nome, perché dinanzi a Lui ogni ginocchio si piegherà ed ogni lingua confesserà la Sua potenza, la Sua autorità e le Sue virtù (cfr. Filippesi 2:9-11).

Dio ti benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

 

Dio si ritira

 

Osea 5:1-15

 

Il paragone a cui Dio fa ricorso, vale a dire la donna infedele al suo marito, rivela ulteriormente la situazione spirituale in cui versavano Israele e Giuda.

Al tempo del profeta Osea non esisteva più un sincero rapporto di comunione tra il popolo e Dio, a motivo dei tanti vizi che, coltivati e accresciuti nel tempo, avevano pervertito le classi sacerdotali e tutto il popolo.

Dio, che aveva curato teneramente questo popolo e lo aveva difeso da tanti nemici, annuncia ora I’imminente giudizio e la conseguente condanna.

Ciò che più irritava Dio era l’ipocrisia religiosa che esso manifestava, quando recava i sacrifici, che non erano accompagnati dalla fede e dal pentimento.

Questo modo di servire Dio era solo una finzione, poiché in realtà in questo modo, il popolo era come se servisse a divinità straniere.

Cosa accade quando Dio si ritira dalle Sue creature?

La risposta è semplice: si cade in uno stato di schiavitù e miseria.

Sarà utile accennare ad alcuni fatti biblici che testimoniano di questa verità.

Al tempo del profeta Elia, venne una terribile siccità a motivo di Achab e sua moglie i quali avevano sviato tutto il popolo, inducendolo al culto di Baal abbandonando l’Eterno.

Più tardi questo popolo finì schiavo degli Assiri.

Così avvenne anche del regno di Giuda; quando raggiunse il culmine del suo peccato, Dio lo abbandonò e i Babilonesi lo fecero schiavo.

Che può dire il popolo che oggi si fregia del Suo nome?

Dio è con Lui o no?

Possiamo saperlo con certezza solo tramite un attento esame interiore.

Qual è il nostro rapporto con Gesù?

Mettiamo in pratica le Sue parole?

Lo imitiamo e camminiamo con Lui ogni giorno?

Esiste ancora la “cameretta” dove ci raccogliamo in preghiera ed adorazione raggiungendo le sfere più alte dello Spirito?

Quando ci appressiamo a Lui, possiamo alzare delle mani pure senza risentimenti o dispute?

Se la risposta è affermativa, possiamo dire: Dio è vicino a noi, Egli non si è allontanato.

Non dimentichiamoci che l’ira di Dio scende sui ribelli e su coloro che nominano il Suo nome invano, mentre non c’è alcuna condanna per coloro che sono in Cristo Gesù i quali camminano secondo lo Spirito.

Dio ti benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

 

La resistenza al vanto

 

“Allora Gesù fu condotto dallo Spirito su nel deserto, per esser tentato dal diavolo” (Matteo 4:1)

 

Come fu meravigliosa l’estrema dimostrazione di debolezza e di potenza manifestata sulla croce!

Egli fu maledetto, rigettato, disprezzato; su di Lui si abbatté la tremenda tempesta dell’ira di Dio, mentre risuonavano le parole: “Ha salvato altri e non può salvar se stesso!”.

Egli si abbassò fino a questo punto!

Eppure aveva in sé la potenza per scardinare le porte degli inferi e spalancare la via che conduce al cielo; era, infatti, nel pieno delle Sue facoltà se poteva promettere al malfattore penitente: “Oggi tu sarai con me in paradiso”.

A Lui, dimenticato, abbandonato e tormentato dai terribili morsi della fame, si avvicina il fiero principe degli inferi, forse con quello stesso sguardo colmo di presunzione e di disprezzo che Goliath aveva riservato al giovane Davide.

Era Lui che avevano atteso per tanto tempo e per la cui venuta la sola notizia aveva riempito l’inferno di terrore?

E’ con un’espressione beffarda che sono pronunciate le parole: “Se tu sei Figliuolo di Dio…”.

Alla luce di una simile situazione questo titolo sembrava una vanteria del tutto fuori luogo.

Molti altri nel passato avevano rivendicato particolari favori divini, e certo queste loro aspettative non erano accompagnate da circostanze tanto misere e desolanti.

“Se tu sei veramente Figlio di Dio”: è una realtà che si può appurare facilmente, e per il Suo bene sarebbe stato utile farlo in fretta.

“Tu hai fame; i servi di Tuo Padre hanno cibo in abbondanza. Manifesta la tua potenza, metti a tacere quei dubbi, e poni fine a questa crudele necessità; ordina che queste pietre divengano pane”.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

 

Liberi di vedere

 

 

“Avendo dunque una tale speranza, ci comportiamo con molta franchezza, e non facciamo come Mosè, che si metteva un velo sul volto, perché i figli d’Israele non fissassero lo sguardo sulla fine di ciò che era transitorio. Ma le loro menti furono rese ottuse; infatti, sino al giorno d’oggi, quando leggono l’antico patto, lo stesso velo rimane, senza essere rimosso, perché è in Cristo che esso è abolito. Ma fino a oggi, quando si legge Mosè, un velo rimane steso sul loro cuore; però quando si saranno convertiti al Signore, il velo sarà rimosso. Ora, il Signore è lo Spirito; e dove c’è lo Spirito del Signore, lì c’è libertà. E noi tutti, a viso scoperto, contemplando come in uno specchio la gloria del Signore, siamo trasformati nella sua stessa immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione del Signore, che è lo Spirito.” 2 CORINZI 3:12-18

 

La carica innovativa dell’annuncio cristiano appare in tutta la sua portata nel raffronto con le realtà dell’Antico Testamento: un apparato sacerdotale, un elaborato sistema sacrificale che mediava il rapporto con Dio facendo in modo che il credente dell’Antico patto sperimentasse, nella distanza che lo separava dall’Eterno, la presenza di barriere di vario tipo.

Vi dovevano essere insomma diversi filtri e passaggi obbligati che l’israelita medio doveva vivere come altrettanti impedimenti alla possibilità di accedere ad un rapporto personale e diretto con il proprio creatore.

Soltanto con l’avvento di Gesù lo Spirito Santo ha ripreso il sopravvento sulla lettera e la libertà del credente è stata anteposta a qualsiasi fronzolo che avrebbe potuto “complicare” la condotta del Figliolo di Dio.

Dove prima era impossibile riguardare a Dio e continuare a vivere ora, di contro, si può vivere solamente fissando lo sguardo sulla “gloria di Dio che rifulge nel volto di Gesù Cristo”.

Se Mosè doveva velarsi il viso, ora Gesù è venuto per svelare tutta la volontà del Padre affinché ogni credente cresca e venga trasformato ad immagine e somiglianza del Salvatore.

L’unico velo che ancora rimane è la stessa cortina che purtroppo ricopre i cuori di coloro che non hanno voluto aprire gli occhi per vedere la gloria di Dio.

Che il Signore ci dia grazia di togliere di mezzo qualsiasi velame che possa frapporsi tra noi e le Sue gloriose realtà, in modo da godere appieno della libertà di cui lo Spirito di Dio si è fatto garante.

Dio ti benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

 

Tenera compassione

 

 

“Ed ecco, una donna che era in quella città, una peccatrice, saputo ch’egli era a tavola” (LUCA 7:37)

 

E’ meraviglioso considerare come una bontà genuina attiri a sé gli infelici, gli afflitti, coloro che non hanno amici, gli emarginati.

Dovunque Gesù andasse, questo tipo di persone Lo trovavano sempre disponibile e si riunivano attorno a Lui.

Questo avveniva perché Egli era l’amico disinteressato di tutti gli uomini.

In Lui gli uomini potevano trovare comprensione, Egli avrebbe ascoltato le loro storie.

Sebbene fosse senza peccato, non dimostrava alcun atteggiamento di superiorità verso i peccatori.

Era gentile nei riguardi del peggior malvagio come verso “l’immacolato” Nicodemo.

Non importa chi stendesse la propria mano per ricevere aiuto, Egli era pronto ad afferrarla.

Una delle cose più vere che siano mai state dette di Gesù è stata la parola profetica che Lo riguardava: “Non spezzerà la canna rotta”.

Trattò sempre con la massima gentilezza gli spiriti afflitti e i cuori rotti.

Quelli che vogliono essere utili in questo mondo devono avere le stesse qualità.

C’è un tipo di “santità” umana che non attira nessuno anzi allontana; la santità genuina, invece, guadagna ovunque il cuore degli uomini.

Il segreto è vivere “non per esser servito, ma per servire”; senza considerarci troppo buoni per servire la meno degna delle creature di Dio.

Se stiamo in questo mondo per essere serviti, non saremo utili a nessuno.

Ma se viviamo per servire gli altri, la nostra vita varrà qualcosa.

I cuori affamati e le anime bisognose saranno attirate a noi, e Dio si compiacerà nell’affidare la Sua opera nelle nostre mani.

Abbiamo anche bisogno di imparare a non eccedere nelle gentilezze quando abbiamo a che fare con anime umane in crisi spirituale.

Molte persone serie, nel loro eccesso di zelo, procurano danni incalcolabili a coloro che desiderano aiutare.

Le persone dal cuore afflitto hanno bisogno di comprensione, di amore e di una forte amicizia, molto più di quanto abbiano bisogno di teologia.

Dio ti benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

 

Seguici anche su Facebook
Video di presentazione
Chiamata al cordoglio
immagine
Ultimo aggiornamento
Parole di vita
Radio Evangelo
Chiudendo questo avviso o continuando comunque la navigazione in questo sito internet, consenti che vengano eventualmente utilizzati cookies tecnici, analitici o di profilazione anche di terze parti. Per notizie più approfondite, consulta le informazioni contenute nel box Privacy e Cookies in basso a destra in questa pagina. Leggi subito | Chiudi