Appieno capace di salvare

 

GEREMIA 50:34

 

I nostri peccati sono tali che spesso ci limitano.

Le nostre trasgressioni sono svariate, e abbiamo bisogno di un Salvatore che sia pienamente in grado di liberarci.

Non è un semplice insegnante quello che potrebbe aiutarci, poiché già sappiamo di conoscere più di quanto riusciamo a realizzare.

Nessun riformatore sociale può sperare di avere successo, perché il nostro sviamento scaturisce dal peccato interiore.

Nessun uomo buono può annientare la potenza del male o espiare le proprie colpe al cospetto di un Dio santo.

E’ venuto, però, Colui che può salvare anche il peggiore dei peccatori e che è capace di preservare un’anima sino alla fine.

Egli è il Figlio di Dio; soltanto Lui è dei tutto adatto a riconciliarci con Dio e a liberarci dal male.

C’è dunque un’abitudine scorretta dalla quale Egli non possa liberarci?

Una situazione difficile o una circostanza grave dalla quale Egli non sappia districarci?

La risposta a queste domande è assolutamente negativa.

Allora volgiamoci a Lui con piena fiducia, affinché ci conduca al trionfo.

E cosa pensiamo riguardo agli altri?

C’è un peccatore che Egli non possa salvare o una persona delusa che non sappia illuminare?

La parola di salvezza è divina, niente di meno di questo.

E’ necessario un vero miracolo per la liberazione e la rigenerazione di una qualsiasi persona, vecchia o giovane, morale o immorale, religiosa o irreligiosa.

Non riusciamo a credere che Egli possa e voglia salvare chiunque?

Eppure è Lui che scacciò sette demoni da Maria Maddalena e che istruì Nicodemo.

Egli fu Colui che fermò il capo dei persecutori della prima Chiesa facendone il maggiore degli apostoli.

Consideriamo sufficientemente grande la forza del nostro Signore?

Ci aspettiamo che Egli compia grandi cose?

Non perdiamo le speranze troppo facilmente, poiché il Redentore è forte e si aspetta di poter salvare altri: questi dai propri peccati e noi dalla nostra incredulità.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

Amata e resa degna

 

“Cristo ha amato la Chiesa… per santificarla, dopo averla purificata” (Efesini 5:25,26)

 

Cristo ha amato la Chiesa.

Sebbene sia vero che Dio ha amato il mondo, all’interno di questo amore generico ce n’è uno più intimo: quello tra il Figlio di Dio e la Sua Chiesa.

Il Signore Gesù diede la propria vita per la Chiesa, ora per lei, Cristo svolge un’opera accurata, al fine di correggerla e di perfezionarla.

Questa santificazione del popolo di Dio avviene dopo la salvezza dei peccatori, che rimane lo scopo principale del Signore durante questa dispensazione della grazia.

Il Signore non si limita però a chiamare alla salvezza i peccatori, ma prosegue in loro la Sua opera di grazia dopo averli attirati a Sé, vale a dire che si impegna a purificarli e a farli crescere spiritualmente.

La nostra santità personale non è quindi una questione opinabile e soggettiva, ma rappresenta una questione d’importanza fondamentale.

Dobbiamo camminare dinanzi a Dio, e siamo chiamati a farlo nell’amore.

La Parola di Dio dev’essere per noi ciò che il lavacro era per i sacerdoti nel Tabernacolo: uno strumento, quindi, per mantenerci netti dalla corruzione.

La lettura quotidiana delle Scritture e l’adeguamento attento della nostra vita ai suoi precetti hanno un’importanza primaria e costituiscono una necessità assoluta per nutrire e purificare l’anima.

Giacomo paragona la Bibbia a uno specchio in cui vediamo riflessa la nostra immagine.

Lo scopo di questa rivelazione personale è quello di farci conoscere che tipo di persone siamo e di attingere a tutte le risorse della grazia, affinché la nostra vita sia potentemente rinnovata e vissuta in santità, nel segno di un’autentica giustizia.

Cristo ci ha amati e ci ha liberati dai nostri peccati mediante il Suo sangue; ora Egli è impegnato a lavarci dalla loro corruzione attraverso la Sua Parola.

Leggiamola, osserviamola, apprendiamola e assimiliamola.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

Tutto è compiuto

 

“Questi, dopo aver offerto un unico sacrificio… si è posto a sedere” (Ebrei 10:12)

 

Il più grande atto della storia di tutti i tempi si realizzò con una parola di trionfo gridata da un uomo morente.

Essa fu pronunciata quando Gesù Cristo gridò: “Tutto compiuto!”.

Che cos’era stato compiuto?

Indubbiamente si potrebbero dare molte risposte pensando alla Sua vita di umiliazione, o alla lunga serie di sacrifici animali.

Ma la risposta di gran lunga più convincente è che il signore Gesù Cristo aveva completato, l’opera di riconciliazione tra l’uomo e Dio, un’opera che viene generalmente racchiusa in una sola parola: espiazione.

In essa trova soddisfazione il più grande bisogno di Dio e, al tempo stesso, quello dell’uomo; tutto avviene in maniera assolutamente compieta.

L’uomo aveva bisogno dell’espiazione dei propri peccati, ma anche Dio aveva bisogno che quell’opera venisse attuata, altrimenti non avrebbe potuto concludere il suo piano di redenzione.

L’opera di espiazione è completa, la giustizia eterna è soddisfatta e l’amore divino è pienamente rivelato.

La conclusione di quest’opera è dimostrata dal fatto che quando Cristo tornò in cielo, Egli sedette alla destra di Dio.

Questo non sarebbe mai potuto accadere con un sacerdote che avesse servito in un tabernacolo terreno e offerto sacrifici di animali.

Il suo servizio, infatti, sarebbe dovuto necessariamente continuare, poiché i sacrifici non sarebbero mai stati sufficienti a coprire il peccato di tutti gli uomini.

Ma il sacrificio di Gesù, offerto una volta per sempre, ha fatto fronte alla condanna del peccato, e nessun altro sacrificio è necessario perché sarebbe comunque vano.

Questo è il sicuro fondamento per la pace di una coscienza colpevole.

L’Iddio che deve punire il peccato del mondo si è Egli stesso caricato del peccato nella persona di Suo Figlio, fattosi uomo.

Senza peccato, Gesù portò il peccato dell’umanità sulla Sua anima e soffrì al posto nostro.

Ora la Sua presenza è alla destra del Padre e dimostra che il Suo sacrificio è stato accettato e che possiamo quindi essere liberi.

Se ci troviamo di fronte a un’opera perfetta, non c’è altro da fare se non glorificarlo con le labbra e con tutta la nostra vita.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

Un sano entusiasmo

 

“Qualunque cosa facciate, fatela di buon animo” (Colossesi 3:23)

 

La tiepidezza non è cristiana.

Il Signore Gesù poteva dire: “Lo zelo per la tua casa mi consuma”; a tutti coloro che nominano il Suo nome viene richiesta un’analoga devozione al Signore e al Suo servizio.

Ci sono molte ragioni per cui dovremmo vivere e servire il Signore con zelo.

La prima è già stata fornita: dobbiamo essere attivi perché questo fu il modo in cui visse il Maestro.

Il tempo della fine si sta avvicinando; il male sta acquistando forza, e il numero dei malvagi aumenta sotto i nostri occhi.

Dobbiamo quindi cingere i nostri fianchi.

Per il nostro bene non dobbiamo voltarci indietro o esitare, ma proseguire con zelo; altrimenti potremmo essere sopraffatti dallo spirito dell’epoca in cui viviamo, e soccombere in quest’atmosfera di empietà.

Il nemico è sottile, e potrebbe conseguire il suo scopo semplicemente facendoci rimanere “parcheggiati” al lato del sentiero che dovremmo percorrere.

Questo sano entusiasmo deve caratterizzare tutta la nostra vita.

Se non possiamo fare una cosa bene e con zelo, dovremmo chiederci se essa dev’essere fatta.

Se siamo datori di lavoro, dovremmo essere diligenti, prestando attenzione a tutto quello che concerne il Maestro che serviamo, senza trascurare le persone che svolgono un’attività per nostro conto.

Un droghiere credente dovrebbe essere il miglior droghiere, e un idraulico che nomina il nome di Cristo deve fare ottimi impianti idraulici.

Qualunque sia la nostra collocazione, se siamo nella volontà di Dio, ci si aspetta da noi un buon servizio e lo zelo per glorificare Dio nei compiere il lavoro che ci è stato assegnato.

Il credente è un servo di Cristo il Signore, qualunque sia il servizio che è chiamato a svolgere.

Alla luce di questo, un buon lavoro, eseguito con entusiasmo e con buona coscienza, diventa una testimonianza per gli uomini e un piacere per il Signore.

In vista di un simile servizio, Dio ha in serbo per ognuno di noi una ricompensa assolutamente adeguata.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

Lo sguardo solare

 

“La luce è seminata per il giusto, e la gioia per i diritti di cuore” (Salmo 97:11)

 

Di Daniel Rowlands, il famoso predicatore Gallese, viene detto che per ascoltarlo la domenica mattina la gente viaggiava l’intera notte di sabato, e che quando predicava, il suo volto aveva “un’espressione solare”.

Come Mosè, egli non sapeva che la sua faccia risplendeva.

Non è in fondo proprio questo che il Signore intendeva quando esortava i Suoi discepoli ad ungere il loro capo e a lavare le loro facce affinché gli altri non venissero a sapere che stavano digiunando?

Non abbiamo il diritto di andare nel mondo apparendo cupi e scuri, come se la nostra fede avesse un effetto deprimente e scoraggiante su colui che la professa: “La luce è seminata per il giusto, e la gioia per i diritti di cuore”.

Naturalmente la vita umana riserva dei momenti tristi, e delle ore in cui dobbiamo sopportare le conseguenze dei nostri errori.

Ogni cuore ha le proprie amarezze, ogni casa ha il suo scheletro, ogni anno ha il suo autunno.

Quale famiglia non ha una sedia vuota, la memoria di una voce che non c’è più?

Ma questi umori tristi dovrebbero essere riservati soltanto a Dio.

Nelle quiete ore della meditazione e della preghiera, possiamo rivolgerci a Colui che vede nel segreto dei nostri peccati e dolori, Colui che scruta le ansietà che ci opprimono e i presagi che c’inquietano.

Ma una volta fatto rotolare il nostro peso su Dio, dobbiamo lasciarlo lì, e andare avanti, proprio come fece Anna: “Il suo sembiante non fu più quello di prima” (I Sam. 1:18).

Ma la verità dev’essere seminata!

Nessun contadino può sperare ragionevolmente in un buon raccolto se prima non ha preparato il terreno.

Coloro che rifiutano le offerte di pace, fondate sul sangue di Gesù Cristo e ratificate con la Sua risurrezione, non possono conoscere la fonte della gioia e della felicità che si riflette in un volto radioso che acquista un fascino del tutto particolare.

Soltanto quando veniamo giustificati per fede possiamo realizzare la pace che sopravanza ogni intelligenza.

Soltanto quando camminiamo nella luce, come Egli è nella luce, possiamo avere comunione l’uno con l’altro e la Sua luce inizierà a brillare sul nostro volto e a trasfigurare la nostra vita.

Dio ci benedica.

A risentirci la prossima settimana.

 

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